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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 12 - La comunità professionale
La situazione per aree e qualifiche professionali

Oltre a quelle rilevabili su scala territoriale, con andamenti abbastanza difformi fra una Regione e l'altra, le statistiche della Gestione ex Enpals sono funzionali a valutare anche le oscillazioni nella mappa occupazionale del cinema (rivelatesi nel 2013 ancora maggiori) sotto il profilo delle prestazioni professionali, ossia degli impieghi secondo le diverse qualifiche. La struttura dei ruoli codificati dall'ente di previdenza è basata in effetti sulle varie tipologie dei contribuenti e prevede l'inquadramento in ben 192 diverse categorie di operatori – 157 per lo spettacolo e 35 per lo sport professionistico – in ragione delle differenti e specifiche competenze, e di conseguenza dei rispettivi regimi contrattuali (tavola 11).

cap12-11

Secondo la nomenclatura che è alla base della pianta normativa del sistema previdenziale si distinguono tre nuclei di prestatori d'opera. Nel raggruppamento A confluiscono le attività direttamente connesse alla produzione e realizzazione di spettacoli, comprese quelle caratteristiche di tutti i componenti delle troupe, e perciò – per quanto riguarda la cinematografia – di film e prodotti video. In quello B convergono invece categorie impiegate (in genere) abbastanza stabilmente e in mansioni funzionali, volte prevalentemente ad assicurare la continuità operativa delle aziende. Del raggruppamento C fanno invece parte gli operatori per così dire di base nel processo organizzativo di qualsiasi impresa: le figure professionali impegnate in pianta stabile, che costituiscono in linea generale il cosiddetto "personale fisso" e quindi, in larga prevalenza, più di line che di staff. Nel perimetro delle prime due tipologie confluiscono in sostanza i rapporti di lavoro a tempo determinato o a termine, mentre per l'accesso alla terza si mostra più cogente un regime contrattuale a tempo pieno, quasi sempre a tempo indeterminato4.
Sulla base delle tre fasce contemplate dalla griglia dell'ex Enpals si possono ricostruire anche altrettante aree omogenee funzionali a ridistribuire tutto il complesso di risorse impiegate in cinematografia (e nello spettacolo in genere) sul piano della concreta operatività: quelle di natura artistica, creativa e di scena, che mutuando un termine dal linguaggio pubblicitario potrebbero essere definite above the line, cioè sopra la linea di visibilità, sebbene nell'attività cinematografica questa definizione abbia un'usuale valenza contabile per qualificare i costi – relativi anche al personale – sostenuti nell'effettiva lavorazione dei film; quelle a preminente contenuto tecnico e organizzativo in riferimento specifico alla concretizzazione della produzione; quelle di carattere operativo e amministrativo che attengono più propriamente alla gestione delle imprese e potrebbero essere considerate belove the line, ossia di minore visibilità5.

Cinema centrale nonostante tutto. Sulla scorta di questa classificazione, le statistiche della Gestione ex Enpals attestano come da sempre la comunità professionale del cinema costituisca il principale ed essenziale presidio dell'industria dello spettacolo e del suo mercato del lavoro. Una centralità riaffermata anche alla luce del generale smottamento che si è verificato in tutto l'ambito del settore: i dati 2013 confermano ad esempio che l'attività cinematografica annovera il maggior numero di contribuenti attivi in almeno la metà dei 20 gruppi che compongono l'universo professionale (tavola 12).

cap12-12

Fra le 10 categorie – 4 delle quali di natura artistica – di cui il bacino professionale del cinema è primatista, ne figurano 6 dove converge oltre il 50% dell'intera platea di operatori iscritti al sistema previdenziale dello spettacolo. Si tratta delle 3 principali aree del bacino creativo, artistico e di scena – attori; registi, aiuto registi e sceneggiatori; scenografi, arredatori e costumisti – e di altre 3 del bacino tecnico e amministrativo (operatori e maestranze del raggruppamento A; organizzatori, direttori e ispettori; dipendenti da imprese di noleggio film) e questa presenza predominante vale a sottolineare il superiore grado di evoluzione sul terreno degli assetti strutturali e dell'organizzazione gestionale che l'imprenditoria cinematografica vanta costituzionalmente nei confronti degli altri comparti. In 2 ulteriori gruppi professionali – direttori di scena e di doppiaggio; truccatori e parrucchieri – la componente cinematografica è estremamente vicina al 50% e in altre 2 (impiegati; operatori e maestranze del raggruppamento B) conta comunque una rappresentanza superiore a un terzo.

Una supremazia di nuovo rafforzata. Dopo un triennio in fase discendente, nella rilevazione più recente l'incidenza complessiva del cinema è tornata a risalire. Corrispondeva al 29,66% nel 2010, al 28,37% nel 2011 e al 27,45% nel 2012, quando era scesa praticamente ai livelli del 2007 (27,64%). È un trend che faceva supporre una quarta consecutiva limatura, con una riedizione dell'esito 2008 a quota 25,31%. Invece l'indice si è di nuovo orientato verso l'alto progredendo fino al 27,94%: un risultato quasi in fotocopia a quello del 27,90% conseguito nel 2009. In termini di aree professionali sono in realtà quelle tecniche e organizzative ad assestarsi ai livelli 2009, mentre quella artistica e creativa si è avvicinata maggiormente agli standard del 2008.
Sul piano delle singole categorie la variazione di maggiore evidenza riguarda la figura degli attori, diminuiti ancora nel 2013 di 2.884 unità (-7,06%) dopo i saldi negativi di 1.879 (-3,97%) del 2011 e di 4.567 (-10,38%) del 2012 e passati pertanto in valori assoluti da 47.236 del 2010 – annata in cui sono stati raggiunti in assoluto i livelli massimi di occupazione per quasi tutte le categorie sia nel comparto cinema sia nel settore complessivo dello spettacolo – a 37.926, con un calo nel triennio equivalente a 9.310 unità, per una flessione pari a -19,71% (tavola 13).

cap12-13

È questa parte di "esodati" che vale a determinare il bilancio negativo di tutta l'area artistica, creativa e di scena, dal momento che 4 gruppi professionali – coreografi, ballerini e modelli; conduttori e animatori; concertisti e orchestrali; artisti lirici e cantanti – mostrano movimenti di segno contrario registrando un incremento nei loro ranghi (nel 2013 se ne sono contati 318 in più rispetto al 2012) e che altri 4 – registi, aiuto registi e sceneggiatori; scenografi, arredatori e costumisti; direttori di scena e di doppiaggio; direttori e maestri d'orchestra – hanno subito un'emorragia relativamente contenuta di 191 unità rispetto ai dodici mesi precedenti. Senza per questo evitare che la percentuale di registi, aiuto registi e sceneggiatori del settore cinematografico si sia assottigliata ulteriormente al 52,00% dopo essere passata dal 55,19% del 2010 prima al 54,52% e poi al 52,53%. Se si considera inoltre che le aree tecniche-organizzative e operative-amministrative hanno visto uscire dalle loro file 1.137 addetti (-3,70%), si ha evidenza di come la componente attoriale abbia contribuito in larga misura al calo occupazionale di tutto il comparto. Rispetto al 2012 mancano all'appello 3.894 iscritti ai ruoli ex Enpals, una flessione, come già sottolineato, pari al 4,99%, e quindi la categoria degli attori e generici ha "pesato" per il 74,06% sul deficit totale di occupati.

4L'attività lavorativa nel campo dello spettacolo è definita non in base alla partecipazione o meno del pubblico quanto invece in attinenza esclusiva con «il fine di rappresentare un evento visivo» – così come un testo letterario o musicale piuttosto che un'esibizione artistica – «con personale abilità degli interpreti, rivolta a provocare il divertimento, in senso culturalmente ampio, degli spettatori». Chiunque contribuisca all'organizzazione e allo svolgimento di queste manifestazioni è perciò considerato (in osservanza al Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato numero 708 del 1947, articolo 3, e dei provvedimenti che ne hanno disposto le successive modifiche) quale operatore professionale occupato nel settore dello spettacolo.
5Le figure e le qualifiche professionali nel settore cinematografico, secondo la convenzionale nomenclatura gestionale adottata internazionalmente, vengono ricondotte essenzialmente a cinque tipologie: creativa-creative staff, in capo a soggettisti, sceneggiatori, scenografi, compositori e costumisti; artistica-artistic labour, in cui confluiscono in linea di massima produttori, registi, direttori di montaggio e fotografia e coreografi; di scena-performing labour, comprendente attori e comparse, eventuali musicisti e ballerini; tecnica-technical line, che include direttori di scena e di doppiaggio, assistenti alla regia, responsabili di casting, operatori di ripresa, tecnici del suono e delle luci, elettricisti, attrezzisti, montatori del set, sarti, truccatori, parrucchieri e così via; amministrativa-administrative work, con agenti di produzione, funzionari della contabilità, addetti ad acquisti, noleggi e approvvigionamenti (Cfr. F. Perretti G. Negro, Economia del cinema. Principi economici e variabili 260| strategiche del settore cinematografico, Etas, Milano 2003, pp.64-90).

 

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