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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 12 - La comunità professionale
È anche una questione di età

Per la prima volta nel corso degli ultimi sette anni la comunità del cinema mostra di aver subito, secondo i dati registrati nel 2013, un invecchiamento pressoché generale della sua età anagrafica. Fatto salvo il primo 10% più giovane, la popolazione cinematografica nel 2013 – a differenza del passato – denuncia infatti in tutti gli altri decili supplementari un anno in più delle rispettive età medie. Con ogni probabilità questo avanzamento generalizzato è maturato sull'onda lunga della progressiva fuoriuscita di operatori dal bacino professionale a partire dal 2010. Inizialmente il calo contenuto di contribuenti iscritti al sistema previdenziale non aveva infatti inciso in misura rilevante sotto l'aspetto anagrafico, ma i successivi e consistenti decrementi dal 2012 in poi – che hanno condotto il bilancio occupazionale in negativo di oltre 9mila unità, pari a quasi il 20% del totale riscontrato nel 2010 (tavole 8 e 9) – hanno prodotto questo effetto a catena.
A parziale compensazione può tuttavia consolare il fatto che, nonostante il parziale innalzamento di età delle proprie risorse, il cinema sia ugualmente riuscito in sede di bilancio complessivo a rafforzare ulteriormente il suo consolidato primato di giovinezza, in virtù delle modificazioni ancora più accentuate dispiegatesi negli altri comparti.

Intanto la comunità professionale invecchia. In effetti l'innalzamento dell'età media è un fenomeno diffusosi a macchia d'olio fra gli operatori di tutte le attività dello spettacolo, facendo salire di un anno i valori globali di ogni decile e in un paio di casi, quelli riferiti al 60% e al 70% (ultima colonna della tavola 21), anche di due anni, portandone l'età media rispettivamente da 38 a 40 e da 42 a 44.

cap12-21

In particolare nel comparto teatrale lo scarto di due anni si è verificato nelle componenti 70% e 80% (da 38 a 45 e da 48 a 50 anni); nell'alveo radiotelevisivo su tutti i decili – tranne l'ultimo – e addirittura con un invecchiamento di tre anni in soli dodici mesi per quelli riferiti al 20% e al 50%, nei quali la media è salita da 32 a 35 e da 41 a 44 anni.
A una prima analisi sembrerebbe quindi confermata in sostanza la capacità dell'ambito cinematografico di fronteggiare con maggiore flessibilità l'emergenza occupazionale, penalizzando in misura minore l'ingresso di addetti alle loro prime esperienze professionali e salvaguardando in definitiva il proprio capitale umano nella sua variegata composizione.
Ma in realtà si tratta di un comportamento virtuoso relativo, che scaturisce cioè dal raffronto con le altre attività, e non di un fenomeno di per sé positivo in assoluto. Perché se si considera che l'esodo più consistente dai ranghi degli assistiti ex Enpals coinvolge il gruppo professionale degli attori, in cui il cinema vanta una maggioranza schiacciante coprendo in questa categoria artistica una quota vicina al 68%, si è spinti a dedurre non solo che il sistema previdenziale e assistenziale abbia visto nell'ultimo biennio registrarsi nella sezione cinema ben pochi nuovi contribuenti, ma – anzi – che una larga parte degli interpreti più giovani già iscritti abbia dovuto (o a volte voluto) rinunciare alle tutele dell'ente mutualistico.

È davanti ai giovani che si chiudono i cancelli. Ma in quali fasce di età si sono persi più posti di lavoro? Anche lo spettacolo soffre della stessa crisi che ha colpito l'occupazione giovanile del Paese in tutte le attività, con un tasso di disoccupazione segnalato (aprile 2015) al 43,1%? La suddivisione degli addetti attivi iscritti al sistema previdenziale dell'ex Enpals aiuta a individuare le "sacche" anagrafiche più colpite dalle pesanti difficoltà che il mercato del lavoro italiano ha conosciuto negli ultimi anni. E lo scenario complessivo (tavola 22) mostra come gli accessi al mondo del lavoro continuino a farsi sempre più ristretti per quanti dovrebbero affacciarvisi per la prima volta e vengano essenzialmente sottratti sempre più spazi alle nuove leve, mentre va "consolidandosi" per effetto combinato la tutela previdenziale di chi vi è già inserito.

cap12-22

Le statistiche relative all'andamento, in tutti i comparti dello spettacolo, dei contribuenti attivi aderenti all'ex Enpals in base alle classi di età pongono in tutta evidenza i sovvertimenti avvenuti negli ultimi tre anni. Rispetto al 2010 l'incidenza delle tre prime fasce anagrafiche si è gradatamente ridotta passando dal 64,39% al 59,51% del 2013, con una variazione percentuale negativa pari al 4,88% complessivo. Gli under 20, lasciando sul campo lo 0,88% dei propri componenti, corrispondente a 4.019 iscritti, rappresentano per la prima volta meno del 4% del totale, mentre i ventenni non costituiscono più – come ormai si era storicamente affermato – lo scaglione d'età di maggioranza relativa, avendo accusato lo sfoltimento più pesante, pari al 3,34% (-1,36% nel solo 2013), che equivale all'erosione di 18.676 unità. Ora la classe più consistente è quella dei trentenni, protagonista della scrematura minore (-0,66%, consistente tuttavia in una perdita di ben 11.515 componenti) della propria quota di rappresentanza.
In conseguenza del graduale prosciugamento del segmento più giovane del bacino professionale dello spettacolo, si è contestualmente incrementato il peso percentuale delle classi più anziane, anche se l'unica ad aver materialmente ingrossato le proprie file sembra essere quella dei cinquantenni con 3.275 operatori in più nel 2013 rispetto al 2010. In termini assoluti quelle dei quarantenni, dei sessantenni e dei settantenni risultano invece dimagrite di 3.299 addetti (2.489 nel solo cluster dei quarantenni), mentre al contrario la loro incidenza complessiva è salita di oltre due punti, dal 25,36% al 27,39%.
In sostanza la migliore performance realizzata con un progresso del 2,60% nell'arco dell'ultimo quadriennio spetta ai cinquantenni e in particolare al segmento 50-54 anni: 1.708 membri in più (+1,49%) contro i 1.567 (+1,11%) della sottoclasse 55-59. Viceversa il trend peggiore nel corso dell'ultimo anno rilevato dall'ex Enpals va addebitato, come anticipato, ai ventenni (-1,36% pari addirittura a 9.121 persone) e in misura parzialmente superiore al suo specifico segmento 20-24 rispetto a quello 25-29 anni. Dal canto loro i quarantenni nel solo 2013 si sono sfoltiti di 2.131 figure (-0,75%).

 

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