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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 13 - La mappa delle risorse

A volte nel corso di congiunture economiche negative è difficile valutare quali effetti, fra quelli che si verificano, siano destinati a risolversi, qualora si manifestino i primi eventuali segnali di ripresa, oppure a produrre ancora nel medio e lungo termine situazioni di difficoltà più o meno cogente, talvolta di segno irreversibile. Nel caso del cinema italiano questa circostanza si ripropone anche in relazione al mercato del lavoro interno. Secondo i dati esposti nel capitolo precedente, a bilancio provvisorio della sua drastica restrizione occorre ad esempio segnalare in prima istanza nella colonna dei costi la forte emorragia della componente più giovane – da poco entrata nel bacino lavorativo – e il contestuale blocco, al di fuori dei cancelli, di quanti avrebbero potuto già apprestarsi a farvi ingresso. Sulla scorta della suddivisione anagrafica per fasce di età, si può ritenere invece ancora intempestivo riportare le perdite sul fronte degli apporti a progetto di più consolidata esperienza, dal momento che sembra abbastanza circoscritto, seppure in divenire, l'esodo di artisti e tecnici di anzianità superiore. Nella voce delle uscite si deve però già annoverare il graduale svuotamento delle aree operative e amministrative, nelle quali si concentra l'occupazione a maggiore stabilità e più strutturale, quella che fa parte del cosiddetto apparato produttivo. Se in via preliminare parrebbe quindi porsi una questione in merito alle probabili conseguenze del perdurante (e fino a che punto persistente?) esaurimento della vena che alimenta il corpo professionale di ogni settore, e non solo del cinema, in seconda battuta se ne presenta un'altra sull'effettiva natura evolutiva dell'alveo lavorativo su cui tuttora incide l'onda lunga dello sviluppo tecnologico, che attraverso lo switch off al digitale ha in dotto una progressiva trasposizione fra i mezzi di produzione, i canali di diffusione e le forme di vendita del prodotto, fino a riplasmare – e quasi trasformare – l'intero mercato. In quest'ottica diventa prioritaria, nell'osservazione del bacino occupazionale, anche la valutazione del trend degli effettivi livelli e periodi d'impiego all'interno delle diverse aree e qualifiche professionali e, più in particolare, del turnover – accusato al passivo – di quelle integrate nelle piante organiche delle aziende. Perché se i primi sono in diretta corrispondenza con andamento e volumi dell'attività produttiva, il secondo rappresenta il marcatore più significativo di consistenza e "tenuta" dell'iniziativa d'impresa, fondamentale per la vitalità – anche artistica – dell'industria e di tutto il sistema cinema.
Nella rappresentazione della mappa di tutte le risorse dispiegate in campo cinematografico intervengono due fattori soggetti a indagine. Mentre l'andamento del mercato sia dell'offerta sia della domanda è tracciato fino al 2014, grazie ai dati elaborati dalla Direzione Generale Cinema del MiBACT, dall'ANICA e da Cinetel (integrati con dodici mesi di scarto dai consuntivi SIAE), le coordinate di quello del lavoro sono in effetti delineate solamente fino al 2013 attraverso le statistiche della Gestione ex Enpals e possono essere implementate con quelle dell'Istat limitatamente al 2012, ricorrendo per l'anno successivo al supporto di stime presuntive desumibili con una certa attendibilità, ma non certificate. Dall'analisi del bilancio occupazionale attraverso la ricostruzione di trend e flussi nel comparto e nei suoi segmenti di attività si può pertanto approdare a risultanze proiettabili a scadenze più ravvicinate soltanto in chiave previsionale, sotto forma di prospezioni.
Oltre al profilo temporale vanno considerate inoltre le opportunità di riscontro fornite dalla comparazione tra le rilevazioni ex Enpals e Istat e le opzioni, talvolta impervie, di reciproca integrazione e incrocio fra i rispettivi piani d'osservazione e campi d'applicazione. Esemplificativi per natura e valenza, i risultati dell'operazione di ricerca si rivelano in ogni caso nella loro elaborazione di valore del tutto significativo.

 

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