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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
Quanti operatori nelle quattro aree di business

A indicarlo sono le medie di addetti per azienda registrate proprio nell'arco di tempo più vicino, ossia a partire dal 2011, e lo confermano le cifre e le percentuali dell'Istat relative ai quattro segmenti di attività del comparto cinematografico (tavola 2). L'area di produzione propriamente detta è stata considerata unitariamente fino al 2007 e poi a partire dal 2008, con la separazione delle aziende di post-produzione, è stata identificata una seconda area, ma se si valutano i dati cumulativi riemergono le progressioni sia del numero in aumento delle aziende (da 4.408 nel 2007 a 5.144 nel 2012) sia di quello in diminuzione dei loro occupati (da 22.719 a 19.079 fra il 2007 e il 2012). La costante crescita delle unità di post-produzione – all'interno del decremento complessivo – sta a testimoniare come la diffusione della tecnologia digitale conduca a caratterizzarle sempre di più rispetto a quelle di produzione propriamente dette.

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Nel segmento dell'esercizio si denota altresì come sia proprio lo switch off al digitale il fattore essenziale di cambiamento insito dietro l'andamento in sofferenza del parco sia aziendale sia occupazionale, a causa della decimazione dei complessi di minori dimensioni, a cominciare dai monosala. Mentre la media complessiva di addetti per le imprese di proiezioni si è consolidata nel tempo, attestandosi a 7,86 nel 2011 e a 7,41 nel 2012, quella relativa ai soli indipendenti si è infatti notevolmente ridotta rispetto alla media dei dipendenti diretti, a causa di un'intensità di esodi davvero diversa: -38,32% dal 2008 al 2012 e -22,36% a partire dal 2010 per i primi, contro rispettivamente -10,11% e -4,63% per i secondi (tavole 3 e 4).

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Switch off a effetto ritardato. Anche l'area di business della distribuzione mostra una presenza sempre meno compatta di società attive; ma solo dal trend dell'ultimo triennio considerato si ricava la percezione della razionalizzazione di struttura innescata dalle diverse condizioni del mercato del lavoro e delle tecnologie di produzione.
In ragione principalmente dei suoi evidenti riflessi sociali e culturali, la scomparsa di tanti esercizi dei centri storici delle città (e quindi in modo preminente di monosala) desta da tempo una speciale attenzione, tanto da venire spesso considerata quale unico effetto dello switch off al digitale. In realtà si dimostrano di considerevole intensità anche le influenze che il fenomeno ripercuote su tutte le altre componenti della filiera del cinema, così come si dimostra trasversale l'incidenza della congiuntura economica negativa di questo secondo decennio degli anni Duemila.
Le rilevazioni indicano ad esempio che il bacino degli addetti delle imprese accusa una riduzione generalizzata e che la componente degli indipendenti si sta percentualmente indebolendo più di quella dei dipendenti. In misura accentuata nei segmenti della distribuzione e dell'esercizio, che operano a più stretto contatto con il mercato, e con minore intensità in quelli – produzione e post-produzione – attivi in capo alla filiera.
A prima vista, osservando l'alveo occupazionale per linee orizzontali, sembra che i vari scostamenti, difformi a seconda delle aree di business, finiscano quasi per compensarsi a livello complessivo, mantenendo sostanzialmente in equilibrio la bilancia (tavola 5). Nel 2008 nei segmenti di produzione/post-produzione si contava l'82,43% degli occupati indipendenti contro il 17,57% di quelli impegnati nella commercializzazione e i dati del 2012 riportano quote pari rispettivamente all'83,60% e al 16,40%. Tuttavia per il personale a libro paga gli scarti sono leggermente superiori: 73,44% nel 2008 e 69,91% nel 2012 per le aree produttive contro 26,56% e 30,09% dei dipendenti diretti dei canali di diffusione del prodotto.

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Modello di business a doppio senso. In termini di risorse globali (tavola 2) si può così riscontrare – ragionando sempre sul piano dei valori percentuali invece che assoluti – come il modello di business cinematografico proceda a doppio senso. Da una parte il numero di aziende di produzione e post-produzione si amplia con una certa costanza: rappresentavano il 79,51% del totale nel 2008 e sono passate a costituire l'82,88% nel 2012. Dall'altra, la quota di pertinenza del loro bacino professionale (indipendenti più dipendenti) è passata dal 75,17% al 73,27%. Di conseguenza il peso delle attività nel corso dello stesso quinquennio si è gradualmente spostato verso gli altri due segmenti di distribuzione e proiezione per quanto riguarda l'impiego occupazionale (dal 24,83% al 26,73%), sebbene la struttura d'impresa sia andata alleggerendosi nel contempo di oltre tre punti percentuali: 20,49% contro 17,12%.

 

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