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Report 2014
Report 2013
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Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
La struttura d'impresa lungo il territorio

Nel 2012 per la prima volta, come già sottolineato nei capitoli La società industriale e L'attività d'impresa, si sono rese disponibili rilevazioni statistiche che, focalizzando i rilievi sul comparto e i suoi segmenti nella loro integrità, ampliano lo spettro d'analisi delle attività economiche. Anche dell'industria del cinema si può perciò avere ora una visione più circostanziata e dettagliata. Il primo e attualmente unico aggiornamento consultabile resta relativo al 2012, tuttavia l'organigramma occupazionale ne viene rappresentato nelle sue effettive dimensioni e articolazioni, finora non facilmente delineabili attraverso le altre rilevazioni dello stesso Istat o di Movimprese-Unioncamere nelle quali il campo d'applicazione si ferma allo standing superiore; livello i cui confini includono il variegato comparto musicale e discografico.
Ne è un esempio la radiografia delle risorse che compongono la pianta organica delle aziende di tutta la filiera, nel suo sviluppo attraverso la mappa regionale e nei suoi insediamenti complessivi lungo il territorio (tavole 6 e 7).

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La carta geografica dell'occupazione va vista alla luce soprattutto della reale dislocazione delle società cinematografiche. Se sul piano degli insediamenti produttivi il Lazio può vantare il 28,69% del totale nazionale e la Lombardia un posizionamento abbastanza prossimo con una presenza del 21,54%, numeri che rendono la loro quota cumulativa nel parco aziende italiane di poco maggioritaria (50,23%), in termini di occupazione d'impresa i valori subiscono una robusta deviazione. Mentre il bacino professionale lombardo si ferma al 20,35%, l'omologo laziale si estende fino al 50,55% sospingendo la loro incidenza complessiva oltre il 70% (70,90%).

Anche le qualifiche professionali sono un'unità di misura. Sulla scorta della classificazione dei dipendenti diretti per qualifica contrattuale, la suddivisione territoriale traccia in sostanza anche un profilo dimensionale e strutturale dell'apparato imprenditoriale. E dalla traduzione in valori percentuali di questa ripartizione regionale deriva – e con ancora maggiore evidenza a livello di macroaree – una rappresentazione quasi plastica dell'egemonia di Roma e Milano sul sistema cinema nella sua configurazione industriale (tavola 8).

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Appare in particolare davvero eloquente la sequenza delle quote cumulate dalle due Regioni principali Lazio e Lombardia scorrendo la dorsale della struttura d'impresa. La loro incidenza lungo la scala delle qualifiche contrattuali passa dal 94,81% delle cariche dirigenziali al 92,20% dei quadri intermedi e poi al 75,86% dei ranghi impiegatizi per finire al 50,97% e al 40,63% dei ruoli di operai e apprendisti. Attraverso le gerarchie degli organigrammi si esplicita in sostanza anche la piramide gerarchica in ordine a dimensioni, sviluppo e consolidamento societari.

Nei rapporti di lavoro Roma fa storia a sé. Un secondo elemento di valutazione deriva dalla distribuzione del personale dipendente secondo le tipologie dei rapporti di lavoro, per quanto riguarda sia il carattere della posizione contrattuale (a tempo indeterminato o determinato) sia il regime orario (a tempo pieno piuttosto che parziale). Sotto questo profilo le quote percentuali d'incidenza dei comprensori territoriali non appaiono altrettanto eclatanti, visto il dislivello che separa la consistenza del parco addetti delle due principali Regioni dalla capacità dei bacini delle altre circoscrizioni (tavole 10 e 11). Diventano più eloquenti i valori medi annui rilevati dal registro ASIA nel 2012, che mettono in luce un'accentuata differenziazione di politiche e strategie nella gestione delle risorse umane all'interno della filiera industriale (tavola 9).

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Nelle imprese della cinematografia nazionale della capitale sei dipendenti su dieci risultano assunti a tempo determinato contro quattro a tempo indeterminato, ma quasi nove sono occupati a tempo pieno in confronto a poco più di un impiego part time. Nell'altro polo d'eccellenza, quello milanese-lombardo, che conta 4,11mila risorse professionali rispetto alle oltre 10mila dell'epicentro romano-laziale, gli organici sono composti quasi alla pari da addetti a tempo indeterminato e determinato (rispettivamente 2,22mila e 1,89mila), ma a questi operatori viene applicato contrattualmente con frequenza nettamente inferiore – tre volte su quattro – il regime orario a tempo pieno, mentre è solo di uno su quattro il rapporto di lavoro a tempo parziale.
Come si può riscontrare dai dati complessivi a livello nazionale e da quelli delle macroaree, sembrano tuttavia quelle ambrosiane le scelte d'inquadramento più diffuse, con una distribuzione quasi fifty-fifty fra indeterminato e determinato e un rapporto di tre a uno per il tempo pieno nei confronti del parziale.

L'identikit del personale dipendente. Le statistiche del registro ASIA offrono trasversalmente anche i dettagli anagrafici dei dipendenti diretti delle aziende cinematografiche. In maggioranza il personale è di sesso maschile: rappresenta il 59,35% del totale contro il 40,65% delle risorse di sesso femminile. Il 93,77% degli occupati è di nazionalità italiana; il 2,26% proviene da altri Paesi dell'Unione europea; il restante 3,97% da altri Stati extra-UE. In quanto all'età, il cluster più consistente, pari al 60,22%, corrisponde alla classe 30-49 anni; secondo risulta il range costituito dalla fascia più giovane da 15 a 29 anni; la concentrazione minore si registra invece nella terza componente, con più di 50 anni, dove confluisce il 17,52% degli addetti.

 

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