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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
Tutto l'organigramma industriale e professionale

Nel mercato del lavoro dello spettacolo gli occupati che fanno parte della pianta organica delle imprese notoriamente non rappresentano la componente maggiore. Quella più consistente proviene dall'alveo di operatori delle attività a contenuto artistico, sul quale è disponibile la radiografia annuale fissata nei repertori della Gestione ex Enpals dell'INPS ed esposta nel capitolo precedente. Tratteggiare le dimensioni complessive del bacino occupazionale del cinema significa pertanto porre a confronto elementi di origini diverse: le cifre registrate dall'ente previdenziale e i dati elaborati dall'Istat, l'Istituto Nazionale di Statistica. Il primo organismo opera in un campo d'osservazione impostato verticalmente sui propri contribuenti (tutti gli operatori sono formalmente obbligati a iscriversi) per accertarne le prestazioni lavorative fornite nei diversi comparti, ponendo come riferimenti essenziali qualifica professionale e quantità degli impieghi in presenza di rapporti contrattuali esplicati in larga prevalenza a progetto, su commessa o a chiamata3.
Nel secondo caso, l'ambito d'indagine è esteso orizzontalmente a tutte le figure di operatori e a tutte le forme d'occupazione (o disoccupazione), con un accertamento basato in ogni settore sulla tipologia dei rapporti di lavoro e delle condizioni alle quali vengono espletati, in relazione quindi alle categorie contrattuali d'inquadramento, secondo il principio d'uniformazione a norme e leggi di Stato4. E in quanto tali, esulano da queste ricognizioni proprio le prestazioni a progetto, cuore e motore delle attività artistiche nel cinema e nello spettacolo in generale5.
La zona di raccordo, dove i due database tendono a sovrapporsi, è costituita dall'area in cui la categoria dei dipendenti diretti d'impresa (contrattualmente assunti e quindi a libro paga delle aziende), censita dall'Istat nella classe "Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi", va a rispecchiarsi nella fascia che la Gestione ex Enpals raccoglie nel Raggruppamento B della sezione Cinema e che comprende gli operatori – con impieghi da 260 a 311 giorni lavorativi – di cinque specifiche posizioni professionali: gruppo di produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo (qualificati come organizzatori, ispettori, segretari o responsabili di produzione ed edizione); tecnici di produzione; impiegati; operatori e maestranze; dipendenti da imprese di noleggio film. Per quanto non possa essere oggettivamente coincidente, data la differente natura dei bacini d'applicazione, degli oggetti osservati e dei parametri di classificazione, la consistenza dei due nuclei individuati dalle ricerche statistiche risulta assai vicina. Al punto da renderne compatibile l'interazione, affiancando alla platea Istat di occupati – dipendenti diretti e indipendenti – presenti nella pianta organica delle aziende, l'apporto di tutti gli operatori a progetto che, in qualità di artisti e tecnici, oltre a non essere materialmente ascrivibili alle liste di line o di staff delle imprese, non rientrano materialmente nel raggio d'azione dei radar dell'Istat, mentre compaiono nelle vesti di contribuenti attivi nei dati della Gestione ex Enpals6.
Il riscontro che si ottiene dalla comparazione offre una significativa indicazione del quadro complessivo di tutti i contributi professionali, interni ed esterni alle imprese, che alimentano l'attività dell'intero sistema cinema (tavola 12). Oltre a porre in luce la presenza di una consistente schiera di operatori indipendenti, ossia imprenditori attivi in prima persona nelle loro aziende, mette a fuoco soprattutto la reale intelaiatura della comunità cinematografica che si dirama dal suo centro nevralgico di Roma e dall'altro polo di riferimento di Milano.

cap13-12

La prima evidenza riguarda il volume totale dell'ambito professionale nella sua evoluzione attraverso gli anni. Si può individuare ad esempio nel 2008 una sorta di punto di svolta. Perché, guardando a ritroso, segna il ritorno a un livello estremamente basso di occupazione, quando invece un quadriennio di continua crescita aveva permesso nel 2006 di raggiungere una consistenza (76.442 unità) mai conquistata prima. Spostando l'osservazione al periodo successivo si constata al contrario come proprio a partire dal 2008 il bacino di operatori sia andato ad attestarsi per tre anni consecutivi oltre quota 80mila. Nella scomposizione fra addetti d'impresa, da una parte, e artisti e tecnici impiegati a progetto dall'altra si rileva poi una dicotomia notevole, rimarcata dai flussi in & out delle due aree (tavola 13).

cap13-13

Fra il 2003 e il 2008 il trend dei primi è allineato a quello delle risorse complessive e ne sembra il supporto principale (+9.388 occupati su una base di partenza di quasi 26,5mila, con una variazione percentuale del 35,49%); quello dei secondi segue invece una traiettoria meno costante. Nella prima fase di generale incremento occupazionale è in assonanza (+4.502 unità fino al 2006, a fronte però di 42.375 presenze iniziali, per un progresso conseguente del 10,62%) mentre nel successivo biennio 2007-2008 ripiega in flessione con un'emorragia di 13.495 persone (-28,78%), al punto da collocare per la prima e unica volta, nel bilancio globale delle risorse professionali del cinema, i valori assoluti degli operatori a progetto in minoranza rispetto a quelli degli addetti d'impresa.
Dopo il 2008 gli andamenti dei due ambiti occupazionali si confermano in netta opposizione, ma scambiandosi i ruoli. Mentre il mercato del lavoro complessivo si rinfoltisce, da un lato il personale in azienda devia in discesa e dall'altro gli indici di artisti e tecnici a progetto invertono completamente la rotta.
Se si prendono in considerazione le riflessioni e le considerazioni emerse negli anni scorsi nei confronti d'opinione fra le varie componenti dell'industria cinematografica si può forse rintracciare una eventuale chiave di lettura. Nella prima parte degli anni Duemila l'attività del comparto ha conosciuto il forte sviluppo della produzione di fiction per la TV, che al culmine delle stagioni più favorevoli ha però aperto la strada anche a fenomeni di outsourcing e delocalizzazioni all'estero in grado di indebolire quello stesso mercato del lavoro (in particolare di matrice aziendale) che precedentemente era risultato rafforzato.
Nel 2010 si è poi aperto l'ultimo ciclo triennale favorevole del cinema italiano grazie a una rinfrescata vitalità, complici il rientro delle realizzazioni offshore, la sovrapposizione del prodotto digitale a quello in celluloide e anche alcuni successi in sala di grandi proporzioni (ne è emblema l'exploit del film Sole a catinelle, 2013). Si potrebbe poi considerare, a completamento del probabile quadro di bilancio retrospettivo, come già a 2012 inoltrato fossero invece arrivati a maturazione – quali elementi centrali di cambiamento – gli effetti di una sensibile contrazione (non solo di fiction) della committenza televisiva, lo switch off al digitale e la crisi della situazione economica generale, con la sua vigorosa e pervadente influenza.

3La congruità delle registrazioni al sistema previdenziale è determinata dal fatto che l'attività lavorativa nel campo dello spettacolo è definita non in base alla partecipazione o meno del pubblico, quanto invece in attinenza esclusiva con «il fine di rappresentare [...] un evento visivo, con personale abilità degli interpreti e rivolta a provocare il divertimento, in senso culturalmente ampio, degli spettatori». Chiunque contribuisca allo svolgimento e all'organizzazione di queste manifestazioni d'attività è perciò considerato (in osservanza al Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato numero 708 del 1947, articolo 3, e dei provvedimenti che ne hanno disposto le successive modifiche) quale operatore professionale occupato nel settore dello spettacolo. Da questo principio consegue che tutti i datori di lavoro sono tenuti a denunciare alla Gestione ex Enpals in via telematica i lavoratori occupati, compresi i contratti di collaborazione e a progetto, indicando per ciascuno di essi la retribuzione giornaliera e tutte le altre informazioni richieste per l'iscrizione e l'accertamento dei contributi. Sono inoltre obbligati a comunicare tutte le variazioni rispetto alla denuncia iniziale (licenziamenti, assunzioni, modifiche di qualifica, variazioni di retribuzione, risoluzione di contratti e così via). Anche i datori di lavoro non aderenti alla disciplina collettiva posta in essere dalle organizzazioni sindacali sono inoltre obbligati a rispettare, nel versare la contribuzione previdenziale, i trattamenti retributivi stabiliti dalla disciplina collettiva.
4Il registro ASIA sulle imprese attive e le statistiche dell'Istat sul mercato del lavoro intercettano anche gli eventuali operatori del comparto cinematografico non iscritti al repertorio dei contribuenti della Gestione ex Enpals, come nel caso delle unità locali che svolgono attività collaterali e di servizio (logistica, trasporto, magazzinaggio, forniture di mezzi o materiali). Gli addetti appartenenti a queste unità produttive possono in effetti aderire formalmente a un diverso ente di previdenza e assistenza, ma ai fini delle rilevazioni Istat è determinante la collocazione statistica (nel gruppo 59, secondo la classificazione Ateco 2007) delle società cui fanno capo.
5Secondo l'interpretazione data dalla Direzione Generale per l'attività ispettiva del Ministero del Lavoro (con la nota del 16 maggio 2006, protocollo n. 25-Segr-0004256) i lavoratori sia dello spettacolo sia dello sport possono stipulare anche contratti a progetto, contratti di associazione in partecipazione con apporto di sola manodopera, contratti a chiamata e contratti di inserimento (cfr. S. Felici (a cura di), Lavoratori subordinati e lavoratori autonomi nel mondo Enpals, edizioni Uilcom, la curatrice è funzionario INPS della sede di Ravenna).
6Nel 2012 i dipendenti diretti censiti nel comparto cinematografico dall'Istat sono risultati 21.029 mentre gli occupati più stabili registrati nel repertorio della Gestione ex Enpals alla sezione cinema per le cinque posizioni professionali indicate si sono attestati a 21.782. Per il 2011 i rispettivi valori corrispondono a 22.867 e a 22.302. Negli anni immediatamente precedenti la forbice appare relativamente più ampia (25.614 e 26.692 nel 2010 e 2009 per l'Istat contro 22.049 e 21.229 per l'ente previdenziale). Come si evince dai dati presentati anche in questo capitolo (basati sulle medie complessive delle varie qualifiche) si ha evidenza di una parte considerevole di operatori dell'altra posizione professionale "Operatori e maestranze" classificata nel gruppo A dalla Gestione ex Enpals (composto rispettivamente nei due anni considerati da 7.633 e 7.219 unità) con all'attivo prestazioni prossime ai 260 giorni lavorativi annui, idonee per annoverarne l'inserimento fra i lavoratori dipendenti a tempo determinato delle liste di addetti occupati secondo i parametri dell'Istat.

 

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