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Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
Artisti e tecnici: chi perde più lavoro e chi meno

Fino al 2005 il cinema, fra tutte le attività che compongono il bacino di contribuenti aderenti alla gestione previdenziale dello spettacolo, ha cumulato il maggior numero di giornate lavorate all'anno. A partire dal 2006 il ruolo di capofila è passato alla radiotelevisione, ma il comparto cinematografico è rimasto sempre a poca distanza, conseguendo nel 2011 un monte di giorni di lavoro pressoché analogo a quello del sistema radio-TV, che rappresenta tuttora il punto più alto toccato finora. Poi, in sintonia con quanto si è verificato negli altri ambiti, a partire dal 2010 per radio-TV e teatro e addirittura dal 2008 per il settore musicale, si è innescata un'inversione di tendenza sempre più accentuata (tavola 17).

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In confronto al 2012, artisti e tecnici dello spettacolo nel 2013 hanno perso nel loro complesso quasi 2 milioni (per l'esattezza 1,994) di giorni lavorativi. Poco più della metà (50,50%) di questo deficit d'impiego va ascritto a due soli comparti: il cinema vi ha contribuito con 549mila giorni, ossia in valori percentuali per oltre un quarto (27,69%), mentre il segmento dei trattenimenti polivalenti ha favorito lo sbilancio complessivo con un minore apporto nei dodici mesi di 453mila giorni, pari al 22,81% del totale. Altri due consistenti "strappi" alle attività sono imputabili alla produzione radiotelevisiva e alla gestione degli impianti sportivi, rispettivamente con 329mila e 301mila giorni in meno, corrispondenti al 16,57% e al 15,16% del regresso globale accusato dal settore. Ripiegamenti di minore portata sono stati invece registrati sui fronti del teatro (-162mila giorni), della musica (-135mila) e delle attività varie (-52mila).
Resta il fatto che nel 2013 il livello d'impiego di tutti gli artisti e tecnici impegnati in campo cinematografico è sceso sotto il minimo storico del 2007 e per trovarne uno inferiore occorre risalire addirittura al 2000 (5.000,7 migliaia di giornate). Più pesante in assoluto nel panorama di tutti i settori che confluiscono nel regime previdenziale ex Enpals risulta anche il decremento del suo monte giorni rispetto al 2008: -12,49%, valore che equivale a ben 0,87 milioni di ore e corrisponde a un'erosione del 2,26% nella quota di pertinenza sul totale dell'intero ambito dello spettacolo (tavole 18 e 19).

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Meno gente che lavora e per meno tempo. Sebbene la riduzione dei giorni lavorati in media all'anno da ogni singolo addetto risulti percentualmente inferiore al calo delle giornate di lavoro cumulate in totale da tutti i suoi operatori, il cinema ha accusato un consistente regresso delle prestazioni di artisti e tecnici rispetto al 2012. Decrementi sensibili del monte annuo di giorni lavorativi si sono registrati in verità in tutti i campi dello spettacolo e sono aumentati pure nei due – musica e trattenimenti polivalenti – che hanno visto le loro risorse umane impiegate in media nel corso dell'anno per un numero di ore superiore a quello conseguito nel 2012 (tavole 20 e 21).

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Meno gente che lavora e per meno tempo

Appare significativo ad ogni modo valutare i valori d'impiego medi annui alla luce del numero di occupati. Vi possono essere meno addetti impiegati però in media per un numero maggiore di ore all'anno oppure, al contrario, per meno ore annue a sottolineare un calo ancora più generalizzato dell'attività nel comparto. È questo ultimo il caso del cinema, che nel 2013 ha registrato un sensibile calo delle lavorazioni, pur in presenza di un numero di film realizzati indubbiamente consistente, circostanza che sembra a tutti gli effetti il risultato di tempi assai più ristretti dedicati alle riprese e all'edizione delle opere. Nel comparto televisivo si può invece rilevare una più intensa attività delle persone impiegate, così come è avvenuto in quello musicale, oltre che in quelli dei trattenimenti vari e spettacoli polivalenti e della gestione degli impianti sportivi, nonostante un significativo decremento del loro parco addetti (tavola 22).

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Dove incidono i turnover occupazionali. Estesi orizzontalmente in tutto il bacino professionale dello spettacolo, ma di differente entità nei vari comparti, i tagli occupazionali hanno provocato alcuni assestamenti nella composizione globale del settore e nelle dimensioni delle diverse attività. Nonostante un aumento delle società registrate all'ex Enpals – 42 in più sul 2012 (tanto da incrementare di un punto percentuale la sua rappresentanza imprenditoriale su tutto il perimetro dell'ente portandola al 16,57%) – il cinema ha perso ad esempio una parte significativa di operatori iscritti al sistema previdenziale, tale da registrare un calo significativo di 549mila giorni lavorativi annui. Tuttavia, se da un lato la sua quota relativa rispetto al numero complessivo di giornate lavorate nel corso dell'anno è scesa dello 0,55%, quella riferita al parco addetti globale è salita di mezzo punto percentuale al 27,96%.
Per converso nei comparti radio-TV, musica e teatro il numero delle aziende è diminuito, così come negativi sono stati i saldi per quanto riguarda addetti e giorni lavorativi. Ma le emittenti radiofoniche e televisive hanno visto crescere il loro peso percentuale su tutti e tre i versanti, mentre gli altri due poli hanno visto scemare la propria incidenza, a esclusione di quella rapportata ai giorni di lavoro per la musica e di quella concernente le imprese per il teatro. Ulteriormente contrastanti appaiono poi le risultanze attinenti impianti sportivi, trattenimenti polivalenti e attività varie.
In virtù di queste reciproche compensazioni il cinema è ora il terzo e non più quarto comparto per numero di imprese e non più secondo ma terzo nel cumulo di giornate lavorative annue. Ha però rafforzato ancora di più la sua leadership in fatto di occupazione, in quanto area dello spettacolo con il maggiore apporto di addetti sul totale del settore.
Ciò non toglie che da questa mappa di trend, variegata sia in valori assoluti sia in termini relativi, il composito mondo dello spettacolo che si identifica nel sistema dell'ex Enpals abbia ottenuto nel complesso un bilancio finale formalmente deficitario su tutti i fronti: presenza di imprese attive, risorse umane impiegate e giornate di lavoro effettuate durante l'anno. La maggiore consistenza della diminuzione di ore di lavoro maturata a fine 2013 trova riscontro pure in termini di quote relative. Soltanto in ambito teatrale il saldo negativo su quanto cumulato nell'anno precedente tocca una quota maggiore: 9,52% rispetto al calo del 9,21% nel sistema-cinema. Negli altri comparti sono maturati decrementi di entità più modesta: 8,12% nell'alveo dei trattenimenti polivalenti, 5,02% riguardo a radio e TV, 4,20% sul fronte delle attività varie e 4,13% da parte del polo musicale (tavola 23).
Come mostrano i dati sull'occupazione, le variazioni del parco addetti portano tutte il segno meno e un numero inferiore di risorse umane è destinato quasi inevitabilmente a totalizzare impieghi di minore quantità temporale. Ma tutto ciò non significa necessariamente che in media le prestazioni degli operatori subiscano contrazioni equivalenti. La dimensione della perdita di ore lavorative nei vari bacini professionali assume contorni più chiari se ponderata alla luce dei turnover – non solo occupazionali – che vi si verificano nel corso dei dodici mesi all'interno del novero di aziende produttive presenti sul mercato.

Quando scende l'attività delle aziende. Mettendo a comparazione i vari indicatori disponibili, si può verificare come l'effettiva compressione delle attività sia stata contrastata con un diverso ricorso alle prestazioni professionali degli occupati. Pur contando nel 2013 il 4,99% in meno di addetti, rispetto al 2012 il cinema ha totalizzato il 9,21% in meno dei giorni lavorativi annui. Anche se mediamente il comparto cinematografico ha registrato scarti inferiori, pari al 5,93% nella media annuale di giorni lavorati per impresa e al 4,44%, nel numero dei giorni di lavoro svolti da ogni suo operatore nell'arco dell'anno, il bilancio resta passivo.
Di converso due settori – musica (+3,54%) e attività varie (+6,41%) – presentano una variazione percentuale della media di giornate lavorate dalle aziende di segno positivo, in virtù principalmente di un aumentato bacino occupazionale. Considerando poi la differenza percentuale, fra il 2012 e il 2013, dei giorni lavorativi effettuati in media da un singolo addetto si ritrova in terreno positivo, oltre al comparto musicale (+3,97%) e a quello dei trattenimenti polivalenti (+0,63%), anche l'emittenza radiotelevisiva (+0,71%), per effetto di un più intenso ricorso nel corso dell'anno all'impiego del proprio organico, quasi esclusivamente di natura tecnica.
Per i tre comparti rimanenti – teatro, impianti sportivi e attività varie – i dati riflettono invece la curva già delineata dal cinema: mediamente i giorni di lavoro annui per impresa e quelli d'impiego per occupato si sono contratti in proporzione minore di quanto registrato in fatto di perdite sia di aziende attive sia di risorse occupate e di conseguenza anche di giornate lavorate in totale annualmente.
A fronte di un consistente decremento di aziende produttive, operatori professionali e giornate lavorative nel 2013 rispetto al 2012, emergono così al livello globale di tutto l'universo dello spettacolo confluente nel sistema ex Enpals da un lato il regresso abbastanza contenuto (-1,61%) in capo ai giorni medi di lavoro per impresa e dall'altro il significativo – per quanto di modesto volume – incremento (+0,09%) delle giornate annue lavorative per addetto.

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