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Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
È sempre più ridotto il lavoro nelle imprese

In tema di tempi di lavoro le statistiche della Gestione ex Enpals su tutti gli operatori del cinema e quelle dell'Istat sugli addetti d'impresa non sono omogenee. Le prime misurano i periodi d'impiego in giornate, le seconde in ore. Dalle rilevazioni dell'ente previdenziale si evince ad esempio che nel 2012 gli occupati più stabili (29.855, come indicato nel paragrafo successivo) hanno fatto registrare una media di 167,3 giorni lavorativi, mentre in base ai dati Istat risulta che le 26.266 risorse in organico alle aziende hanno cumulato mediamente 1.232 ore annue. Se si pone a virtuale parametro un impegno quotidiano di 8 ore si ricava per il personale delle imprese una media di 176,6 giorni lavorativi pro capite e quindi in linea di massima i valori, abbastanza prossimi, tenderebbero a fare apparire compatibili i rilievi sui livelli di impieghi. Ma l'eventuale congruità della comparazione non avrebbe altri elementi di supporto, bensì di contrasto. Il campo d'osservazione Istat include infatti nel computo delle ore lavorate anche quelle non lavorate, sia dai dipendenti (4.381 dei quali, corrispondenti al 21,68% del totale, in regime di part time) sia dagli indipendenti – ossia gli imprenditori in proprio – che ammontano a 5.237, con un'incidenza pari al 19,94%.
Inoltre nel periodo fra il 2008 e il 2010 i dati basati sul sistema previdenziale mostrano fasi di sensibile incremento del monte giornate per tutto il comparto e anche per le posizioni professionali delle aree tecniche e operative a maggiore stabilità, mentre quelli dell'Istituto statistico indicano che le ore lavorate nelle aziende sono aumentate unicamente in coincidenza con una risalita dell'occupazione, nei due bienni 2004-2005 e 20072008 e di lì in poi sviluppano un tracciato in graduale discesa (tavola 31).

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Trattadosi di struttura d'impresa, con personale fisso, il movimento in sincrono fra posti di lavoro e monte ore sembra quasi ovvio. Non lo è del tutto invece la ricorrente modularità – resa palese dalle variazioni a breve, medio e lungo termine – secondo cui i tempi di lavoro, in assoluta mancanza di relatività, si riducono a un ritmo molto più sostenuto rispetto a quanto diminuisce percentualmente il complesso degli addetti e si restringe in misura a sua volta ancora inferiore il parco aziende. Si muovono invece in assonanza, sempre verso il basso, le medie per impresa e per addetto degli ultimi quattro anni consecutivi.
Aree di business in sofferenza. A un grado ulteriore di approfondimento si può arrivare attraverso le statistiche Istat focalizzate sull'obiettivo maggiormente ristretto ai segmenti di attività e ai loro trend (tavole 32 e 33). Nell'ambito complessivo del comparto si è registrato per esempio fra il 2008 e il 2012 un calo dell'occupazione davvero massiccio, pari al 26,13%, che si è distribuito fra i segmenti in modalità differenti. Mentre il comparto di post-produzione è stato l'unico a incrementarsi mettendo a segno un aumento del 78,11%, distribuzione ed esercizio hanno accusato perdite di quote di addetti non indifferenti, pari rispettivamente al 33,42% e al 14,73%, comunque inferiori alla sottrazione di posti di lavoro della produzione, corrispondente al 35,09%.

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Nella bilancia occupazionale dell'industria cinematografica, il peso percentuale di questa area di business rispetto alle altre tre è tuttavia preponderante, al punto che fra il 2008 e il 2012 la sua quota di operatori – indipendenti più dipendenti diretti – ha subito soltanto una riduzione abbastanza contenuta dal 71,91% al 69,92%. Pur sempre lacerante, trattandosi di una variazione percentuale che in valori assoluti si traduce in 9.294 unità, tale limatura non lascerebbe trasparire profondi squilibri nell'attività complessiva dei quattro segmenti e del loro apporto ai livelli produttivi in termini di dimensioni e di ricorso alle prestazioni professionali.

Quel travaso dalla produzione alla post-produzione. Ma se si considerano le ore di lavoro effettivamente svolte nelle quattro aree di business si ha prova della profondità di scostamenti maturata nel quinquennio: la produzione non contribuisce più al monte ore del comparto per il 70,41% come nel 2008, bensì nel 2012 si è fermata al 59,81% e questa porzione del 10,60% si è trasferita in gran parte negli ambiti della post-produzione (quasi il 6,20%) e della proiezione (poco più del 4,60%).
Davvero notevole appare poi il trend tracciato nel range delle imprese di post-produzione, che disegna l'evoluzione percorsa dalle aziende di questo segmento, entrato in difficoltà sul finire del 2008, quando era diventato indispensabile attrezzarsi per la nuova tecnologia digitale pur dovendo sostenere ancora la produzione su celluloide. Il 2009 è stato l'anno dello showdown, con i processi di ristrutturazione in corso insieme a quelli di riconversione. Nell'anno successivo la struttura d'impresa ha iniziato il suo nuovo corso, mostrando i primi segni di ripresa, confermati poi nel 2011 e 2012 da una ritrovata efficienza e un ciclo produttivo di nuovo rodato.

Distribuzione ed esercizio alle prese col digitale. Nel quinquennio 2008-2012 sembra scorrere in parallelo l'andamento del comparto distributivo, pienamente coinvolto nel passaggio dalla celluloide al prodotto digitale. Fra il 2009 e il 2010 i ritmi lavorativi in azienda si erano fatti più intensi con gli organici forse frettolosamente razionalizzati nel 2009 e poi rimpolpati l'anno successivo. Dal 2011 in poi il risparmio "fisico" rappresentato anche materialmente dalla sostituzione delle bobine di celluloide con i supporti magnetici in DVD (e la possibilità di ricorrere pure in casi particolari alla distribuzione e trasmissione online) ha allentato i morsi della contingenza, consentendo alle compagnie distributive di adeguare la pianta organica (prima in chiaro stato di compressione) alla riacquisita fluidità operativa.
Proporzionato a valutazioni di tenore simile si dimostra anche e a maggior ragione l'andamento dell'esercizio. Fra il 2008 e il 2011, la media di ore lavorate annualmente sia dai complessi di proiezione sia dai loro addetti è andata costantemente crescendo, anche se a differenza del numero di questi ultimi quello delle società è diventato, come noto, sempre più piccolo. Nel 2012, con il processo di digitalizzazione giunto all'ultimo stadio e complice il contingentamento d'attività impresso dalla sfavorevole congiuntura economica, il ciclo di razionalizzazione delle risorse ha subito una brusca accelerazione, al punto che il segmento denuncia i tagli maggiori di tutto il comparto: oltre 1,5 milioni di ore (-16,51%) sul monte totale; 1.420,5 ore in soli dodici mesi (-12,48%) nella media per azienda; 103,2 ore (-7,19%), corrispondenti a quasi due settimane lavorative, nella media per addetto.

 

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