LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

Approfondimenti

Istituzioni

Associazioni

Produzione

Testimonianze

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2014
Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
L'occupazione più stabile fra artisti e tecnici

Date le caratteristiche precipue dell'industria del cinema, connaturate a un'attività produttiva fondata su realizzazioni a progetto, la morfologia della sua struttura d'impresa può definirsi di tipo apicale. Attorno alla comunità imprenditoriale si muove stabilmente una ristretta cerchia di collaboratori diretti, su cui convergono altre risorse professionali – con contributi spesso notevoli – soltanto nella fase di lavorazione delle opere. Rispetto alla presenza nella sezione informazione e comunicazione di 11.600 dirigenti, corrispondenti al 2,54% dei 456,5mila addetti del 2012, il comparto cinematografico si avvale ad esempio dell'apporto di una componente manageriale di sole 200 unità (tavola 6) pari allo 0,99%, mentre a livello dirigenziale sono inquadrate in quello radiotelevisivo 728 persone (2,90% dei 25.026 occupati). Alla stessa stregua i 45,3mila quadri intermedi del settore editoriale e audiovisivo rappresentano il 9,94% del totale, quota in cui rientrano anche i 385 colleghi del cinema con un'incidenza nel comparto però ferma all'1,91% (in quello televisivo sono 2.259 e costituiscono il 9,17% della forza lavoro).
In virtù di questi squilibri, la struttura d'impresa del cinema si distingue quasi paradossalmente per la consistenza delle altre categorie contrattuali, che arriva all'86,52% con 13.091 impiegati (64,80%) e 4.388 operai (21,72%), quando il settore si attesta all'80,00% e il comparto radio-TV appena al 67,47%. Il paradosso è solo apparente, perché l'industria cinematografica ha sempre contato, a sostegno della propria attività, su un supporto di occupazione stabile, come documentato nelle precedenti edizioni di questo Rapporto.
Di fronte al calo di capacità che il bacino professionale continua a subire, sembra tuttavia una virtù sotto minaccia. Fino a che punto? Assumendo a parametro – come nelle scorse edizioni – quale soglia minima per l'ingresso nel bacino dell'occupazione più stabile la quota media di 90 giorni di lavoro, nel 2013 questo parco addetti risulta in effetti ristretto a 21.140 unità (8.715 di meno) dal momento che il gruppo "Operatori e maestranze A" non ha più raggiunto quel livello minimo, fermandosi a 87 giornate lavorative annue (tavola 34).

cap13-34

Anche se l'esclusione di questa categoria professionale ha portato ad alzare il numero medio dei giorni lavorati dagli altri operatori compresi nell'ambito dello stesso bacino da 167,3 del 2012 a 186,5 nel 2013, la variazione percentuale di -29,19% è ben lontana da quella riscontrata sul totale degli operatori a progetto (-5,78%), così come appare distante da quelle attese secondo le prime stime di previsione in merito all'occupazione complessiva e a quella d'impresa, registrate dalle statistiche 2012 (tavola 13) al livello rispettivo di -6,63% e -8,26%.
La caduta si è verificata essenzialmente nelle aree tecniche e operative del parco addetti rilevato dalla Gestione ex Enpals (tavola 35) ed è la conseguenza di una "retrocessione" di una certa importanza maturata in questo stesso ambito. Nel 2012 infatti dai ranghi delle risorse impegnate oltre 120 giorni erano usciti due gruppi professionali che ne avevano fatto parte fino al 2011 – "Operatori e maestranze del raggruppamento A" e "Produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo" (definito nelle tavole con la voce "Organizzatori, direttori e ispettori") – quando i corrispondenti monte giorni di lavoro annui erano scesi a 93,0 e 111,8.

cap13-35

In considerazione della forte consistenza delle due categorie (che fra il 2008 e il 2012 oscillavano nel primo caso fra 7.076 e 7.896 unità e nel secondo fra 3.743 e 4.092) e anche del relativo scarto che ne separava i periodi d'impiego dal limite di 120 giorni, l'occupazione a più alta stabilità delle aree tecniche del cinema nel biennio si è relativamente indebolita. Alla parziale evaporazione del numero di operatori che vi si annoverano si è contrapposto in effetti il marcato aumento della loro media di giorni lavorati durante l'anno. È vero inoltre che in confronto all'evoluzione registrata negli altri comparti dello spettacolo, il cedimento nel settore cinematografico è di grande visibilità, ma trova sostanziale compensazione nella generale flessione di posizioni che si è diffusa nelle aree tecniche-operative degli altri comparti (tavole 36 e 37) offuscando il quadro complessivo di tutto il settore (tavola 38).

cap13-36

cap13-37

cap13-38

La caduta verticale nell'area artistica. Nella fascia qualificabile a media stabilità, ossia con più di 90 giornate d'impiego annuali, il cinema poteva contare fino al 2012 su tre nuclei professionali delle aree artistiche con una presenza particolarmente elevata di operatori: 5.171 in totale, che rappresentavano il 16,86% del bacino, in cui il gruppo degli attori (con una media di 9,4 giornate lavorative all'anno, il quantitativo più basso in assoluto) incideva già di per sé per il 68,44%. È un bilancio su cui ha infierito nel 2013 una caduta verticale dei dati contenuti nel consuntivo del sistema previdenziale (tavola 39).

cap13-39

Quelle 5.171 risorse professionali distribuite fra registi, aiuto registi e sceneggiatori; scenografi, arredatori e costumisti; conduttori e animatori sono diventate in dodici mesi 5.037, ma soprattutto la media dei rispettivi periodi d'impiego è scesa sotto la soglia dei 90 giorni di lavoro, al di sopra della quale si sono mantenuti soltanto 222 (da 235 che erano) direttori di scena e di doppiaggio. La variazione percentuale negativa del 95,89% rende tangibile il crollo di stabilità che si è materializzato nel 2013 in connessione al più limitato ricorso alle prestazioni degli operatori a progetto in ambito artistico già documentato dai precedenti prospetti (tavole 27, 28 e 29).
Fino al 2012 non vi era alcun altro comparto in grado di assicurare altrettante posizioni professionali per almeno 90 giorni l'anno. Soltanto il comparto radiotelevisivo poteva vantare una capacità analoga, sostenuta da un ciclo produttivo senza soluzione di continuità (24 ore su 24 per 365 giorni) per la stragrande maggioranza delle emittenti TV e delle stazioni radio, tanto da raggiungere medie di impieghi lavorativi per addetto superiori a 210 giornate l'anno (tavole 40 e 41).

cap13-40

cap13-41

Dall'elaborazione delle rilevazioni compiute dalla Gestione ex Enpals traspare l'andamento negativo dell'occupazione in maggioranza stabile nelle aree artistiche delle altre attività; tuttavia è il crollo della quota precedentemente apportata dal cinema, avvenuto nel 2013, a deprimere gli indici generali del settore in riferimento agli impieghi superiori a 90 giorni annui e appare quasi ininfluente la circostanza che l'abbattimento a 222 unità degli operatori più stabili nel cinema ne abbia portato la media a 120,7 giorni contro quella di 94,6 del 2012, elevandola del 27,59% (tavola 42). Inclinata verso il ripiegamento, la curva degli indicatori per l'area artistica, creativa e di scena determina anche direzioni e punti di approdo dell'evoluzione complessiva dell'occupazione più stabile, comprensiva cioè anche dei valori generati dai trend delle aree tecniche e operative.

cap13-42

L'incidenza di tutti gli impieghi tendenzialmente continuativi nel comparto cinematografico è scesa dal 44,88% al 28,81% sul numero globale di addetti e si è soprattutto abbassata dal 91,73% al 71,77% quella sul totale delle giornate di lavoro effettuate nel corso dell'anno. Una parziale correzione di rotta è stata impressa attraverso l'aumento dei giorni medi di lavoro da 156,3 a 182,1, con una variazione pari a +16,50% e un casuale effetto di omologazione con quella di segno opposto (-16,07%) per la quota di impieghi interessati sul totale delle risorse professionali (tavola 43).

cap13-43

Il quadro consuntivo delle occupazioni a più lunga durata delle aree sia artistiche sia tecniche rileva anche la diversa inerzia che ha portato il comparto cinematografico a orientarsi quasi in contrapposizione agli altri settori dello spettacolo più affini per attività e vicini per contenuti. Anche radiotelevisione (come si è visto in misura più consistente nelle professioni artistiche), musica e teatro sono infatti entrati in sofferenza, perdendo occupati a media stabilità. Ma i loro regressi, oltre a verificarsi in forma contenuta, hanno avuto luogo alternativamente in una o nell'altra area, senza dare corpo a rilevanti cambi d'assetto (tavola 44).
In sede di confronto finale fra i comparti e di bilancio conclusivo per tutto il mondo dello spettacolo si possono così riscontrare nell'occupazione a maggiore stabilità scostamenti dell'ordine del 5%: in negativo relativamente al numero degli addetti e delle giornate lavorate, in positivo in riferimento alla durata media di questi impieghi (tavola 45).

cap13-44

cap13-45

Un ulteriore elemento di valutazione deriva dall'analisi del contributo unitario offerto sul mercato del lavoro da ogni impresa attiva (che ha versato cioè negli ultimi anni contributi sociali alla Gestione ex Enpals dell'INPS). Nella loro scansione temporale i dati del comparto cinematografico indicano che il numero medio di operatori per azienda è sceso gradatamente dal 2008 al 2013 di oltre 4 unità, passando da 21,91 a 17,45, in parallelo quasi contestuale, fra il 2009 e il 2012, con quello degli impieghi a maggiore stabilità (da 8,95 a 8,33) e in aperta rottura invece nel 2013 con la media di occupati più stabili per impresa, precipitata a 5,02.
La deviazione di traiettoria va attribuita principalmente alle aree tecniche e operative con un deficit di 2,13 lavoratori contro quello di 1,18 unità a impresa subito dalle qualifiche artistiche, creative e di scena, che hanno visto in pratica azzerarsi (si è attestata allo 0,05) la loro media (tavola 46).

cap13-46

Nonostante il violento contraccolpo del trend 2013, l'attività cinematografica continua a detenere fra tutte quelle dello spettacolo il bacino più ampio di risorse professionali a maggiore stabilità, dopo quello del sistema radiotelevisivo. Come segnala la parametrazione dei valori per comparto (tabella 47), oltre il 50% dei periodi di impiego di più lunga durata – nell'ultimo anno di rilevazioni statistiche – sono diventati appannaggio dei soli network televisivi e radiofonici.

cap13-47

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di