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Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

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Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 14 - Le coordinate economiche

Non servono calcoli per dedurre che, a diretta conseguenza dell'andamento asfittico del mercato del lavoro, le risorse economiche generate nel 2013 dalle prestazioni professionali del mondo dello spettacolo e dell'industria del cinema non possono che essersi ridotte rispetto all'anno precedente. I dati statistici sono però funzionali a verificare quantità e proporzioni dei decrementi e ad accertare che non si tratta di svalutazioni di relativa entità, bensì di autentiche erosioni in grado di posizionare formalmente il valore del lavoro in una zona di piena depressione. Al di là anche dei fattori di tradizionale diversificazione che regolano le remunerazioni degli operatori in campo artistico e di quelli delle aree organizzative e operative. In realtà non sono i trattamenti economici in sé, legati alla quotazione reputazionale piuttosto che ai parametri contrattuali, a essere stati deprezzati (semmai, per quanto attiene al comparto cinematografico, in un clima di generale spending review sono stati posti in discussione, non messi all'indice). All'origine di quello che può essere definito come il tracollo finanziario delle coordinate professionali va fatta risalire essenzialmente la liofilizzazione dei periodi d'impiego avvenuta nel 2013, espressa dal calo delle giornate lavorate in media durante l'anno da artisti e tecnici rispetto al 2012, come documentato nella seconda parte del capitolo precedente. Il crollo complessivo della durata delle singole prestazioni è risultato in verità indirettamente proporzionale ai livelli dei volumi di opere realizzate – rimasti sostanzialmente costanti negli ultimi tre anni – e in diretta connessione invece con il loro minore valore unitario, conseguenza della diminuzione dei capitali investiti, che ha generato a sua volta il contenimento dei costi per unità di prodotto (di qui il minore valore aggiunto, sia unitario sia complessivo, della produzione). In questo contesto, gli standard di remunerazione sono finiti sotto pressione, secondo dinamiche negoziali assimilabili alle forme e ai meccanismi che regolano le contrattazioni economiche, soprattutto durante i cicli di stagnazione e ancor più di recessione, quando le condizioni di mercato rafforzano il potere contrattuale di una delle due controparti: quella committente. Avulso da riferimenti alla realtà dello spettacolo, ma esemplarmente significativo e abbastanza rappresentativo della situazione contingente, potrebbe forse essere considerato il parallelo con quanto accade da tempo nel settore della fornitura di materiali e servizi o nell'esecuzione di lavori per le pubbliche amministrazioni, che a presupposto delle proprie commesse pongono il ribasso dei relativi costi d'opera (vale a dire da parte di chi alla fine – l'opera – la presta).
Analogamente a tutto il settore dello spettacolo, nel 2012 si era già manifestata all'interno del comparto cinematografico una riduzione – alla sua prima fase di formazione – sia del bacino occupazionale sia dei trattamenti remunerativi, in corresponsione di un apparato produttivo che aveva intaccato in misura soltanto contenuta i suoi standard d'attività, grazie anche a un ciclo di investimenti ancora abbastanza sostenuto. Al fabbisogno di prestazioni, implicitamente quasi immutato, avevano così corrisposto livelli e periodi d'impiego adeguati non solo a conservare (anzi, in alcuni casi a corroborare) la congruità dei compensi retributivi degli operatori a progetto, ma anche ad attutire il mancato apporto complessivo delle risorse attive fino all'anno precedente.
Nel 2013 la congiunzione dei gap in termini di occupati complessivi, di rating delle retribuzioni e di numero delle prestazioni effettuate, la cui consistenza è determinata in ragione soprattutto di tempi e durata degli impegni, ha invece creato un autentico sommovimento nei trattamenti di remunerazione con i quali sono stati gratificati artisti e tecnici. Moltiplicati nei termini generali dell'intero mercato del lavoro, gli effetti di questi decrementi sembrano riprodurre l'impatto di un cataclisma. E dal momento che il fenomeno ha attraversato tutti i comparti (solo quello radiotelevisivo sembra esserne stato in parte risparmiato), il quadro delle coordinate economiche del mondo dello spettacolo sembra riprodurre il tracciato di un sismografo.

 

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