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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 14 - Le coordinate economiche
Artisti e tecnici: quanto paga far spettacolo

Utile a favorire una prima, chiara percezione del gettito di risorse generate nel 2013 dal mercato del lavoro dello spettacolo è il confronto del monte retributivo globale e dei diversi comparti nel corso del tempo (tavola 1). Dopo cinque anni con una consistenza superiore a 3 miliardi di euro, la somma totale dei compensi percepiti da tutti gli artisti e i tecnici del settore è ridisceso sotto quella quota, fermandosi poco al di sopra del livello toccato nel 2007. Nel ripercorrere la successione dei dati negli anni Duemila non ci si può tuttavia basare sui valori monetari dell'euro. Se alla serie storica in valori correnti sostituiamo più correttamente quella a valori costanti, al netto dell'inflazione, ci si può rendere conto che l'importo di 2.862,2 milioni può indurre un'illusione ottica. L'anno più vicino da prendere a riferimento per valutare il grado di arretramento del bilancio retributivo di tutti gli operatori corrisponde in effetti al 2003, che riportava un attivo 2.321,2 milioni di euro, equivalenti a 2.823,0 milioni di dieci anni dopo1.
In questo contesto, il cinema vede i valori del proprio monte retributivo di 721,2 milioni di euro retrocessi addirittura di 15 anni, collocati al di sotto di quelli espressi nel 1999 (pari a 569,6 milioni in valori correnti e a 764,2 a valori costanti) e nettamente al di sopra di quelli registrati nel 1998 (rispettivamente di 459,7 e 627,6 milioni di euro).

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Una recessione a valori alterati. Il trend del comparto riflette in sostanza le tendenze negative di tutto il settore. Ma le ripercussioni di natura economica originate dal generale ciclo recessivo mostrano una certa alterazione rispetto a quelle che si riscontrano in termini di occupazione, posizioni professionali, numero delle prestazioni e durata dei periodi d'impiego. La specifica flessibilità del proprio mercato del lavoro può d'altra parte consentire all'industria cinematografica e alle sue attività di reggere, almeno fino a un certo punto, sul fronte della struttura produttiva e delle attività imprenditoriali e lavorative, le pressioni di una perdurante crisi economica. Con esiti spesso più confortanti di quelli visibili nelle altre aree dello spettacolo e soprattutto in confronto ai comparti che basano similarmente la loro operatività su opere e lavori a progetto. Le coordinate della retribuzione globale ottenuta rappresentano però il risultato del combinato disposto di tutti i fattori e costi di produzione e, in ragione del relativo adeguamento dei trattamenti economici, finiscono per diventare la sede di accumulo degli scompensi che si verificano lungo la filiera produttiva.

Cinema primo nonostante tutto. Nonostante tutto, il cinema resta il primo contribuente del mondo dello spettacolo, percependo oltre un quarto degli emolumenti riconosciuti a chi produce e fa spettacolo, per un apporto al monte del settore corrispondente al 25,20% (tavola 2). Il decremento in assoluto minore delle retribuzioni globali erogate nel 2013 sul 2012 – con uno scarto quasi insignificante dello 0,14%, nonostante un ulteriore contenimento degli addetti pari al 5,89% – spetta invece al sistema radiotelevisivo, che vede le emittenti impegnate in programmazioni e messe in onda senza soluzione di continuità nell'arco dell'anno (tavola 3). Ma per la prima volta in assoluto i compensi erogati nel 2013 per le attività di lavoro radiotelevisive e per quelle cinematografiche (la somma delle quote arriva al 49,90%) non costituiscono più, complessivamente, oltre la metà di tutte le retribuzioni corrisposte nel settore dello spettacolo confluenti nel sistema previdenziale della Gestione ex Enpals.

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Più critiche appaiono le flessioni dei comparti maggiormente affini per struttura produttiva al cinema: teatro, trattenimenti polivalenti, attività varie di spettacolo, con variazioni corrispondenti a -9,80%, -9,85% e -10,03%, a fronte di un minore ricorso a prestazioni professionali nel 2013 rispetto al 2012, pari rispettivamente a -8,44%, -6,70% e -3,16%. In posizione intermedia si situano i valori percentuali pari a -3,18% e -5,44% di musica e impianti sportivi, in un contesto organizzativo a minore flessibilità che denuncia compressioni occupazionali del 7,78% e dell'8,15%.
Insieme con i trend annuali dell'occupazione e dei tempi di impiego concorrono a determinare questi scostamenti, con un peso quasi sempre decisivo, gli andamenti dei trattamenti economici legati alla retribuzione media corrisposta per ogni giornata lavorativa, attraverso cui si calcola alla fine la remunerazione media annuale per gli operatori (tavola 4). Con un'avvertenza fondamentale: i valori economici esposti nelle statistiche ex Enpals non indicano quanto materialmente viene percepito da artisti e tecnici per la loro attività non equivalendo né alle retribuzioni lorde né tanto meno alle nette loro corrisposte. Coincidono invece con gli importi complessivi delle varie prestazioni professionali, comprensivi cioè del compenso vero e proprio e dei connessi contributi sociali (assistenziali, previdenziali, assicurativi e così via), degli oneri fiscali (dove previsto) e accessori che sono posti a carico sia degli operatori committenti (tutti i datori di lavoro: aziende, società, enti pubblici, singoli impresari...) sia degli artisti e tecnici chiamati a prestare la loro opera.

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È alla riduzione di queste entità, secondo i diversi comparti e in raffronto al 2012, che risale il pesante saldo negativo espresso nel 2013 dal monte retributivo totale e da quelli di alcune attività. Come dimostrano gli indici statistici, se anche in questo caso si traducono i valori monetari in valori costanti, i compensi medi giornalieri e annuali sono in assoluto fra i più bassi mai registrati. Sia nell'ambito totale sia in quello cinematografico (tavola 5).

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Mai così basse le medie retributive. Alle medie d'importo di 101,31 euro al giorno per l'intero settore e di 133,08 euro per il cinema, così come a quelle annue corrispondenti di 10.789,51 e di 9.728,14 euro, non si possono nemmeno trovare nelle serie storiche degli ultimi quindici anni della Gestione ex Enpals elementi di paragone idonei.
Dal resoconto dei compensi medi in valori assoluti emerge che radiotelevisione e musica (più impianti sportivi) sono le uniche attività a essersi mosse in controtendenza, con retribuzioni giornaliere e annue in crescita nel 2013. La performance si è realizzata principalmente in virtù del maggior numero di giorni di lavoro effettuati dagli operatori di questi comparti nel corso dei dodici mesi, a differenza di quanto si è verificato nell'alveo cinematografico e degli altri ambiti dello spettacolo.

In fibrillazione dal 2010. Maggiormente funzionali a tracciare l'evoluzione a breve e medio termine dei valori medi di remunerazione appaiono le variazioni percentuali, assumendo quale punto di riferimento principale l'andamento rispetto al 2010 (e non al 2008 come negli altri prospetti), in quanto quasi tutti i comparti hanno raggiunto proprio in quell'anno la punta massima dei rispettivi livelli retributivi, a eccezione di musica e teatro che vi si sono comunque attestati vicino (tavola 6). Si può osservare come le oscillazioni della retribuzione media giornaliera siano comprese in una fascia abbastanza ristretta, nella quale le punte massime e minime arrivano in via eccezionale a più o meno il 6%, mentre la remunerazione media annua per addetto è soggetta a variazioni assai più sensibili, essendo fortemente influenzata dal numero delle giornate di lavoro in cui ogni operatore viene impegnato.

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Tutto il peso del turnover. Il motivo preminente sta nel fatto che le retribuzioni medie per addetto, nell'essere influenzate dal numero di operatori attivi nell'anno, risentono contestualmente dalla natura del turnover. Quando a uscire dal regime previdenziale della Gestione ex Enpals sono soprattutto gli addetti più giovani, alle prime esperienze – come avvenuto fra il 2012 e il 2013 –, buona parte dei livelli remunerativi inferiori non concorrono più alla costituzione del monte retributivo globale e di conseguenza il calcolo dei compensi medi annui per addetto porta a risultati in apparente controtendenza rispetto all'andamento del mercato del lavoro.
Per quanto riguarda il cinema si deve comunque rimarcare che per il 2013 resta, quale fattore primario alla composizione di livelli retributivi così modesti, il massiccio e generale abbattimento del numero delle giornate lavorative effettuate dagli operatori del comparto. È quanto conferma il quadro dei fattori che concorrono alla formazione dei trattamenti economici (tavole 7 e 8).
Si può notare come la variazione del numero di operatori si rifletta sul numero totale di giorni lavorati in corso d'anno e anche come il maggiore impiego degli operatori (pur in quantità decrescente) rimasti attivi produca un flusso negativo di minori proporzioni rispetto a quelli registrati per i componenti del bacino professionale e il cumulo delle loro giornate lavorative. La consistenza del compenso medio giornaliero – anche quando si rivela in ascesa, come era avvenuto nel 2012 nel comparto cinematografico interrompendo il triennio di flessione rilevato anche in tutto il settore dello spettacolo nel suo complesso – determina tuttavia a sua volta un declino dell'ammontare delle retribuzioni annue percepite dagli operatori e, di conseguenza, la caduta del monte retributivo totale generato dalle attività svolte.

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1Riportato ai valori costanti del 2003, l’importo monetario del monte retributivo totale di 2.862,2 milioni di euro equivale a 2.353,3 milioni. Quello relativo al comparto cinema nel 2013, pari a 721,2 milioni, una volta corretto con gli indici deflattivi, corrisponde a 536,5 milioni del 1999 e a 528,2 milioni di euro in valori correnti del 1998.

 

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