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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 14 - Le coordinate economiche
I redditi da lavoro e le fasce retributive

Pur conoscendo sia i numeri totali sia quelli relativi alle diverse qualifiche professionali degli operatori aderenti al regime previdenziale della Gestione ex Enpals e, oltre ai valori dei corrispondenti monti retributivi anche la consistenza dei compensi medi giornalieri e annuali, non si ha visione di come questi redditi da lavoro si distribuiscano concretamente all'interno della vasta platea di operatori secondo i vari livelli di fasce di addetti e classi retributive. Un quadro di generale orientamento appare solo dalla rilevazione che ricostruisce la suddivisione per decili dell'intera comunità del lavoro, in base alle medie annue sia dei periodi di impiego sia delle remunerazioni (tavola 14).

cap14-14

Come una carta geografica, muta la ripartizione e delinea i confini di aree progressive per impieghi e compensi, entro le quali si collocano i diversi strati della totalità di addetti. In base al confronto con i dati dell'anno precedente si possono rilevare le modificazioni intervenute. Per il 40% degli operatori (29.655, intuitivamente identificabili nell'ampia componente più giovane e in quella ristretta di maggiore anzianità dell'area artistica), giornate di lavoro e retribuzioni sono rimaste le stesse, a eccezione del 10% maggiormente impegnato fino a tre giorni, grazie al quale la punta retributiva passa da 303,25 a 329,49 euro. Estendendo il bacino al 50% di addetti (37.069 unità) emerge un guadagno di un giorno lavorativo sul 2012 e l'innalzamento di 21,47 euro del tetto di remunerazione, così come allo stadio successivo (del 60% con 44.483 persone) matura uno striminzito aumento del massimo retributivo pari a 5,65 euro. Di lì fino al completamento della popolazione cinematografica, con la porzione di comunità (altri 29.855 fra artisti e – soprattutto – tecnici) impegnata a ritmi più intensi e frequenti di attività, il plafond sia dei periodi d'impiego sia dei trattamenti economici ha subito nel 2013 tre diversi e abbastanza dolorosi abbassamenti, ai quali è addebitabile quasi la metà delle 549mila giornate di lavoro non effettuate rispetto all'anno precedente e il calo di 125 milioni di euro fatto segnare dal monte retributivo 2013.

Due emisferi in contrapposizione. Resta comunque netta la linea di demarcazione fra il cluster costituito dai primi sei decili di occupati, che fanno lievitare alla base la densità del bacino professionale (fino a farlo apparire pressoché pletorico) e l'insieme dell'altro 40% che la distribuzione secondo le coordinate del tempo e dei compensi lavorativi situa nella parte alta della struttura piramidale. È in sostanza il nucleo di confluenza dei tre decili di fascia alta – con 22.241 fra artisti e tecnici – a determinare gli indici medi di attività e remunerazione dell'intero comparto, facendo apparire in sostanza meno penalizzanti gli standard espressi dall'altro 70% di colleghi. E se si fa riferimento alle medie di giorni di lavoro delle diverse categorie (tavola 29 del capitolo precedente), si può dedurre che fra l'ottavo e il nono decile converge gran parte delle posizioni tecniche: organizzatori, direttori e ispettori, tecnici di produzione, impiegati, operatori e maestranze del gruppo B, amministratori e dipendenti dalle imprese di noleggio.
La presenza delle qualifiche di area artistica sembra ristretta invece a direttori di scena e di doppiaggio e scenografi, arredatori e costumisti; ma con ogni probabilità sono proprio gli artisti di spicco (in particolare registi, attori, sceneggiatori) a popolare l'ultimo piano della scala. Se ne trova conferma anche nelle analisi contenute nella banca dati sugli studi di settore dell'Agenzia delle Entrate. I 5.069 soggetti fiscali censiti nel "campo della recitazione e della regia" nel 2012 hanno dichiarato introiti per 385,75 milioni di euro, con una media di ricavi ad personam di 76,1mila euro. Poco più della metà – 2.587, pari al 51,04% – si è fermata tuttavia sotto la soglia di 30mila euro (in base alla quale l'amministrazione finanziaria classifica i contribuenti in due distinte categorie) con una media di redditi da lavoro di 12,9mila euro e una remunerazione complessiva di 33,37 milioni di euro. L'altra metà, ossia i restanti 2.482 contribuenti corrispondenti al 48,96% degli artisti, ha denunciato invece in media entrate unitarie per 143,4mila euro, cumulando così 355,91 milioni di euro; vale a dire il 92,26% del reddito globale imponibile ai fini fiscali.
Considerando che i valori medi per l'intero complesso di addetti del mondo cinematografico corrispondono a 73,1 giornate lavorative annue, a 133,08 euro di compenso medio giornaliero e a 9.728,14 euro di remunerazione annua, si ha la percezione della diversa dimensione delle coordinate professionali dei due emisferi. Quasi in progressione geometrica, il tetto dei periodi d'impiego ai piani superiori viene inizialmente triplicato crescendo, grazie all'apporto di un primo decile, di 51 giorni, poi sale – più che raddoppiato – di 88 e infine incrementato di ulteriori 148. Di conserva il massimo livello retributivo prima viene moltiplicato per 3,31, poi a sua volta per 2,96 e quindi, ancora a ripetizione, per 2,15 e 0,79.
Il dato va ponderato congruamente alla luce del fatto che le cifre esposte nelle rilevazioni dell'ente previdenziale riguardo i redditi da lavoro sono (ribadendo quanto annotato già nelle precedenti edizioni di questo Rapporto) sostanzialmente figurative rispetto ai reali ricavi raggiunti nell'attività professionale. In linea generale il compenso netto percepito costituisce, secondo i casi, dal 69% al 71% della retribuzione lorda riportata in busta paga e rappresenta solamente dal 56% al 61% del costo del lavoro complessivo sostenuto dal datore di lavoro o committente.

L'effetto traino dei cachet più ricchi. Consiste proprio nell'alto livello dei trattamenti economici riconosciuti agli artisti di primo piano il fattore moltiplicatore che da sempre assegna all'apparato professionale del cinema, fra tutti i comparti, la migliore media delle retribuzioni giornaliere (133,08 nel 2013), a dispetto di un saggio d'occupazione fra i più bassi in assoluto e largamente inferiore (73,1 contro 106,5) allo stesso indice medio del settore dello spettacolo.
Anche per questo la Gestione ex Enpals attua un regime di compensazione che, nei casi di emolumenti molto superiori alla media, prefissa ai fini previdenziali la "spalmatura" delle prestazioni professionali su più giorni di contribuzione accreditabili rispetto al numero di quelli effettivamente dedicati alla lavorazione (tavola 15), oltre a prevedere aliquote aggiuntive e contributi di solidarietà finalizzati al riequilibrio delle erogazioni2.

cap14-15

2Una dettagliata descrizione in merito alla composizione dei trattamenti economici è contenuta nell'edizione di Rapporto 2012. Il Mercato e l'Industria del Cinema in Italia, Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2013. Nelle stesse pagine (210-220) è dedicato un approfondimento anche ai vari aspetti regolatori del regime previdenziale attuato dalla Gestione ex Enpals dell'INPS.

 

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