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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 14 - Le coordinate economiche
Le classi di reddito e il campione del fisco

Che si tratti di operatori a progetto o di addetti delle imprese, ad attestare il calo generalizzato – dal 2011 in poi – dei livelli retributivi nel mondo professionale del cinema contribuisce ulteriormente la documentazione statistica dell'Agenzia delle Entrate. Nei repertori dell'amministrazione finanziaria relativi alle libere professioni e alle varie categorie di lavoratori autonomi che confluiscono nel settore dei servizi è compresa infatti la comunità di attori e registi, uno dei 206 ambiti a cui si applica il regime degli studi di settore, bacino di contribuzione davvero vasto, essendo formato da oltre tre milioni e mezzo di posizioni tributarie3.
E la serie storica delle analisi effettuate dal Dipartimento delle Finanze del MEF-Ministero dell'Economia e delle Finanze, rilevabile dalla banca dati degli studi di settore nell'arco di otto anni dal 2005 al 2012, comprova che l'importo dei ricavi o dei redditi percepiti e poi dichiarati relativamente all'anno solare 2012 ha raggiunto il minimo storico da quando è stato istituito il regime fiscale degli studi di settore, con una media di ricavi o compensi da prestazioni professionali di 76,1mila euro e un reddito dichiarato di 46,0mila euro a testa (tavola 21).

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Le rilevazioni del fisco rappresentano anche un campione della composizione per classi di reddito del bacino professionale del cinema nazionale. Il novero di 5.069 attori e registi aderenti al regime degli studi di settore corrisponde in effetti all'11,54% dei 43.899 operatori che nel 2012 la Gestione ex Enpals conteggiava nelle due qualifiche e al 6,49% delle 78.032 risorse dell'intera comunità di lavoro. Sebbene sussistano alcune differenze formali, sul piano pratico la retribuzione imponibile è poi la medesima utilizzata ai fini previdenziali e registrata dalle statistiche dell'ente. Per determinare la base imponibile contributiva si applica in effetti il principio di competenza, secondo cui il reddito di lavoro ai fini previdenziali è costituito da tutte le somme e i valori maturati a qualunque titolo nel periodo di riferimento in relazione al rapporto di lavoro. In sede di imposizione fiscale si sommano poi eventuali proventi – in genere di natura patrimoniale o di origine immobiliare – che concorrono a costituire il reddito complessivo, ma nel regime tributario degli studi di settore ciò che viene sottoposto ad analisi da parte dell'Agenzia delle Entrate è proprio il reddito da lavoro autonomo o d'impresa4.

Dal 2012 la maggioranza è sotto quota 30mila. Attraverso la valutazione da parte del fisco delle potenziali capacità contributive (in termini di tassazione) dei soggetti emerge un quadro basato sulla loro classificazione in due categorie sulla base di una soglia di proventi annui fissata a 30mila euro. All'interno del totale di 5.069 attori e registi aderenti agli studi di settore risultano così 2.587 posizioni reddituali inferiori allo standard di 30mila euro, contro le 2.482 (48,96%) situate nell'altra fascia. E per la prima volta, nel 2012 la maggioranza degli accertamenti si concentra nel primo cluster con una incidenza del 51,04% sul totale, contro quella del 48,96% dell'alveo con maggiore affluenza (tavola 22).

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Ma 2.842 percepiscono più di 143mila euro. A separarne i valori capitari medi c'è quasi un abisso tutto a favore dei 2.482 affluents: 143,0mila euro in relazione ai ricavi percepiti e 92,9mila euro alla voce dei redditi dichiarati (tavola 23). Il cambio di testimone per la quota maggioritaria è peraltro avvenuto in concomitanza di altri due passaggi significativi. I dati evidenziano che nel 2012, rispetto all'anno precedente, sono state registrate dall'amministrazione finanziaria 720 posizioni contributive in più da parte di persone fisiche con ricavi o compensi fino a 30mila euro, mentre sono calate di appena 53 unità quelle dei contribuenti che hanno denunciato ricavi o compensi oltre 30mila euro. Al di là delle presumibili "retrocessioni" sotto la soglia di quei 53 soggetti, risulta in sostanza che circa 670 registi o attori hanno aderito per la prima volta al regime fiscale degli studi di settore, entrandovi dal piano inferiore.

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Anche se i ricavi scendono per tutti. In entrambe le classi inoltre si sono abbassati i livelli dei guadagni personali. Nella prima, che include gli introiti fino a 30mila euro, la media dei ricavi dichiarati è scesa dopo due anni di crescita a 12,9mila euro, equivalenti a un reddito professionale di 9,9mila euro, con decrementi rispettivamente del 9,15% e 17,59%. Nella seconda, l'inversione di tendenza si è verificata dopo tre anni consecutivi di crescita, portando la cifra dei compensi a 143,4mila euro e quella dei redditi da lavoro a 92,9mila euro, con regressioni percentuali pari al 10,03% e al 12,60%.
Quelli riferiti ai cineasti certificati dal fisco quali contribuenti di fascia alta sono comunque dati cumulativi, in quanto fra i 2.482 soggetti fiscali che la compongono figurano – seppure con una frequenza minore rispetto alle percentuali riscontrate nelle posizioni tributarie delle altre categorie professionali – 398 società (5 in più del 211) per una quota relativa pari al 16,03%: 319 di capitali o enti e 79 di persone. Si tratta in genere degli artisti più affermati, di elevata quotazione reputazionale e che lavorano con maggiore intensità.

Proventi al top per 319 societa?. Ma oltre a qualificarne le condizioni professionali, la diversa veste giuridica mette in evidenza sotto il profilo fiscale ulteriori divari. I soggetti che operano quali persone fisiche, pur dichiarando una media annua di ricavi o compensi pressoché identica a quella delle società di persone o nettamente inferiore a quella del gruppo società di capitali-enti, denunciano (cosa comune, anche in questo caso, a tutti gli altri ambiti d'attività contemplati negli studi di settore) un reddito imponibile medio praticamente moltiplicato: 102,4mila euro nel 2012 contro 28,7mila delle prime (3,5 volte meno) e 16,2mila euro di società di capitali ed enti (frazionata 6,3 volte). Si pongono inoltre in risalto i profondi distacchi dei rapporti fra il reddito d'impresa o di lavoro autonomo e i ricavi o compensi dichiarati. Pari al 76,84% per le 2.587 persone fisiche sotto la soglia dei 30mila euro, l'indice passa nella classe superiore dall'81,33% delle 2.084 persone fisiche al 22,86% delle 79 società di persone e precipita al 4,89% per le 319 società di capitali (tavola 24).
Le distanze già sensibili rilevate fra ricavi e redditi nelle dichiarazioni delle società assumono misure ancora più considerevoli nel confronto fra le denunce che rispondono ai parametri previsti dagli studi di settore di categoria – i dati sono definiti "congrui naturali o per adeguamento" (l'adeguamento è operato dagli stessi contribuenti in adesione alle indicazioni dell'Agenzia delle Entrate) – e quelle invece valutate non in linea, secondo la definizione appropriata, agli indicatori di normalità economica fissati dall'amministrazione tributaria e giudicate "non congrue o non adeguate" (tavola 25).
Mentre riguardo ai contribuenti in veste di persone fisiche la quota di reddito medio in rapporto ai ricavi denunciati non scende mai sotto il 50% (nemmeno per le posizioni valutate dal fisco non congrue), relativamente alle società di persone e di capitali il valore della stessa incidenza – già notevolmente inferiore a livello di "cartelle" riconosciute congrue – diventa incalcolabile dal momento che in luogo di redditi vengono dichiarate solo perdite a causa delle spese sostenute per svolgere le prestazioni effettuate.

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3Il gruppo di attori e registi è classificato dall'Agenzia delle Entrate sotto la denominazione "Attività nel campo della recitazione" e "Attività nel campo della regia" con il codice UK28U.
4La struttura stessa del sistema di tassazione degli studi di settore, cui sono sottoposti i soggetti professionali che agiscono in autonomia (l'Agenzia delle Entrate tende a fissare parametri medi di ricavi e relativi imponibili in base ai quali verificare le denunce dei redditi effettivamente dichiarati dai contribuenti), consente con i suoi meccanismi d'accertamento pressoché automatici di analizzare per ogni categoria gli introiti globali realizzati nell'anno da persone o società e il reddito imponibile da loro realmente dichiarato, valutandone poi gli eventuali scostamenti dagli standard "tecnici" stimati, individuati con i cosiddetti "indicatori di normalità economica".

 

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