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Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

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Quarta parte - L'intervento pubblico

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Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 15 - Le questioni di genere

Unica nel mondo dell'entertainment, la componente femminile del settore cinematografico ha avuto il merito nell'ultima stagione, quella 2013-2014, di riaprire con un certo vigore – sia a livello internazionale sia nell'ambito puramente nazionale – la questione di genere che ne permea l'attività in tutte le categorie professionali. In discussione, ancor più dei numeri assoluti di donne impegnate nell'industria filmica, si pone il riconoscimento dei loro ruoli e il valore reputazionale accreditato alle loro prestazioni per quanto concerne le figure professionali di primo riferimento e maggiore rappresentatività. Nel gennaio 2013 al Sundance Film Festival di Park City, nello Stato americano dello Utah, l'organizzazione guidata dal regista e attore Robert Redford aveva promosso – quale prima iniziativa del neonato Sundance Institute in collaborazione con Women in Film – un seminario sul tema, nel corso del quale sono state presentate due ricerche relative alla presenza femminile da un lato nelle produzioni dei maggiori studios di Hollywood e, dall'altro, in quelle indipendenti. Il primo dei due studi, condotti dal dipartimento Center for the Study of Women in Television & Film dell'Università di San Diego, ha analizzato le quote rosa nelle opere uscite in sala dal 1998 al 2012, mostrandone la persistente e straordinaria stabilità: 9% alla regia; 25% alla direzione di produzione; 17% alla produzione esecutiva; 15% alla sceneggiatura; 20% al montaggio; 2% alla direzione della fotografia. Il secondo – di natura più qualitativa che statistica, a causa della minore disponibilità di dati – è stato dedicato invece al cinema indie, sottolineandone la maggiore attenzione alla professionalità femminile, stimabile in un apporto più costante e compreso fra il 30% e il 50%1.
Quasi in contemporanea, la regista Francesca Comencini si è fatta promotrice di un network informale per collegare donne di cinema, sollevando anche nell'industria del film italiano la questione "pari opportunità", che emerge fin dalle selezioni per le scuole di regia e recitazione («La stragrande maggioranza dei candidati erano maschi», aveva già osservato la cineasta in veste di membro delle commissioni d'ammissione). L'apporto femminile appare d'altra parte generalmente sottostimato, scontando schemi e opinioni di matrice storica; una realtà di cui si sono fatte portavoce altre numerose esponenti dei settori della produzione e della regia, così come degli ambiti autoriali e attoriali, fra cui ad esempio l'attrice Luisa Ranieri: «Nel nostro Paese si ragiona per stereotipi, ci si riferisce a un modello femminile falso e vetusto. I ruoli sono sempre gli stessi, in Francia invece si scrivono ancora film per le donne, c'è tanta apertura mentale e film d'autore e incassi vanno avanti a braccetto»2.
Aperto dal Sundace Film Festival, il tema di genere ha ridestato attenzione e interesse. Sia oltreoceano sia in Europa si sono intensificati studi e iniziative e soprattutto hanno ritrovato vitalità i network professionali delle donne di cinema. Alcuni dei quali vantano una lunga storia. Negli Stati Uniti il primo organismo risulta Women in Film & Television, fondato nel 1973 a Los Angeles originando poi altre 25 associazioni analoghe negli USA, 5 in Canada, 7 in Europa e altre 18 nel resto del mondo che fanno parte ora dell'omonimo network internazionale che conta 10mila associate (2mila delle quali però nella sola New York, sede delle grandi corporate TV e multimediali).

Grazie a Firenze, nessuno in Europa come l'Italia. A porsi all'avanguardia in Europa è stata invece proprio l'Italia grazie alla nascita nel 1977 a Firenze di Laboratorio Immagine Donna, che nell'obiettivo di dare rappresentanza alle cineaste del Paese ha creato nel 1978 il Festival di Cinema e Donne, la manifestazione di genere di maggior prestigio e più longeva, dal momento che quella del 2015 è l'edizione numero 37. Assumendo quale dichiarazione d'intenti un profondo convincimento del regista francese François Truffaut – «Una cultura cinematografica senza donne è una cultura a metà» – la rassegna ha fin dall'inizio assunto una dimensione internazionale per la sua carica innovativa, portando nel capoluogo toscano ogni autunno, insieme con le loro artefici, opere originali di tutti i continenti (fino a oggi più di 500)3. Ed è la matrice cui si sono ispirate tutte le oltre cinquanta manifestazioni analoghe sorte successivamente in giro per il mondo4.
Ma per vedere attivarsi nel resto d'Europa altre iniziative sul modello esemplare – per concezione e struttura da network professionale – dell'esperienza fiorentina sono occorsi molti più anni. La prima ha preso corpo infatti in Inghilterra soltanto nel 1989 con Women in Film & TV (UK); la seconda, con la stessa denominazione, in Norvegia nel 2005; poi l'anno successivo in Spagna con la formazione di CIMA-Asociación de Mujeres Cineastas y de Medios Audiovisuales, che nel 2010 ha promosso la costituzione di EWA-European Women's Audiovisual, network europeo con sede a Strasburgo e oltre 15mila associate5.

1Il centro studi dell'Università californiana di San Diego, è nato nel 2008 per iniziativa di Martha M. Lauzen, Ph.D. in Public Communication all'University of Maryland ed executive director anche della School of Journalism & Media Studies dell'ateneo di San Diego. Le due ricerche cui si fa riferimento sono: The Celluloid Ceiling: Behind-the-Scenes Employment of Women on the Top 250 Films e Indipendent Women: Behind-the-Scenes Representation on Festival Films.
2F. Montini, Comencini: le nostre ragazze nemmeno ci provano, in «la Repubblica», 25 gennaio 2013; F. Paloscia, In Francia il cinema ha ancora idee per le donne, intervista a Luisa Ranieri, in «la Repubblica. Firenze», 4 novembre 2012. Nell'ultimo periodo si contano molte altre prese di posizione da parte delle produttrici Francesca Cima, Tilde Corsi, Grazia Volpi, Donatella Botti, Edwige Fenech, Rita Rusic, Rosanna Seregni, Mariella Li Sacchi, Maria Grazia Cucinotta, Marina Piperno e Francesca Gregorini; delle registe Francesca e Cristina Comencini, Lina Wertmüller, Liliana Cavani, Francesca Archibugi, Cinzia TH Torrini, Roberta Torre, Wilma Labate, Maria Sole Tognazzi, Ilaria Borrelli, Marina Spada, Anne Riitta Ciccone, Giada Colagrande, Danièle Huillet, Alice Rohrwacher, Antonietta De Lillo, Sabina Guzzanti; oltre a quelle di decine di attrici, da Valeria Golino e Laura Morante ad Asia Argento, Valeria Bruni Tedeschi e Stefania Sandrelli (tutte con all'attivo anche esperienze di regia).
3A. Gillain (a cura di), Tutte le interviste di François Truffaut sul cinema, tr. it. di P. Bissattini, Gremese, Roma 2005.
4Italiano è pure Sguardi Altrove International Film Festival organizzato a Milano dall'Associazione Sguardi Altrove-Donne in Arti Visive, che nel 2015 ha compiuto 22 anni, in grado di presentare a inizio primavera un programma di oltre 100 titoli, fra lungometraggi, documentari e corti. Altra rassegna italiana è A Corto di Donne, dedicata ai cortometraggi al femminile e in calendario a luglio a Pozzuoli, giunta quest'anno all'ottava edizione. Fra le manifestazioni estere si segnalano il francese Festival international de films de femmes de Créteil, nato nel 1979; Flying Broom International Women's Film Festival di Ankara (Turchia, 1996); Mostra Internacional de Films de Dones de Barcelona (Spagna, 1997); International Women's Film di Dortmund-Colonia (Germania, 1998); Bird's Eye View Film Festival di Londra (Inghilterra, 2005); Elles Tournent-Dames Draaien di Bruxelles (Belgio, 2008); Athena Film Festival di New York (Stati Uniti, 2009). Rassegne di film realizzati da donne si svolgono oggi in tutti i continenti, da Tokyo a Seoul e Nuova Delhi, dall'Australia allo Zimbabwe in Africa.
5Il network EWA è presieduto dalla regista spagnola Isabel Coixet. Altre associazioni aderenti a EWA sono l'austriaca Gloria, costituita nel 2010, l'irlandese Women's in Film & Television (2010) e l'omonima islandese (2011), la spagnola AAMMA-Asociación Andaluza Mujeres Medios Audiovisuales.

 

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