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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 15 - Le questioni di genere
Se il mercato del lavoro resta in ombra

Non sono stati per ora sondati in modo approfondito l'accesso e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel suo complesso, né in quello europeo in generale né (a parte un'unica eccezione) entro i diversi confini nazionali. Mancano ad esempio dati significativi da parte del CNC-Centre national du cinéma et de l'image animée sulla situazione francese e del Ministerio de Educación, Cultura y Deporte su quella spagnola. Il BFI-British Film Institute, da parte sua, inserisce nel proprio rapporto annuale soltanto un breve bilancio sulla suddivisione dei film di nazionalità inglese relativamente alla responsabilità autoriale e registica, da cui risulta che fra il 2007 e il 2013, pur fra alti e bassi, la firma delle donne alla regia è salita dal 6,0% al 14,1%, mentre quella alle sceneggiature è passata dall'11,8% al 14,2%.
FFA-Filmförderungsanstalt, l'ente federale che sovrintende alla cinematografia tedesca, ha invece svolto attraverso l'Università di Rostock un survey sulla produzione nel periodo 2009 2013 che fissa al 22% la media di regie femminili (suddivisibili in 77% drama e 12% commedie, contro il 57% e il 24% dei colleghi maschi), con livelli di budget abbastanza affini (solamente il 4% dei titoli diretti da una donna supera un budget di 5 milioni di euro contro il 9% dei lungometraggi girati dagli uomini), sottolineando i dati relativi alle copie distribuite (in media 73 a 109), agli aiuti federali FFA e ministeriali BKM assegnati ai rispettivi progetti (661,1mila euro a fronte di 1.006,8mila), ai biglietti venduti (118,7mila per titolo rispetto a 203,0mila) e agli incassi medi (698,8mila euro in confronto a 1.434,8mila)7.

Che cosa rivela uno studio italiano. Si distacca da questo panorama solo lo studio Women's Place in Today's Italian Film Industry Il posto delle donne nel cinema italiano realizzato per la Direzione Generale Cinema del MiBACT dalla coordinatrice del suo Centro Studi Iole Maria Giannattasio e dall'analista Federica D'Urso, presentato alla convention EWA di Torino nel dicembre 2014. Nella ricerca viene valutato per la prima volta il grado di accesso delle donne alla professione, rispetto agli uomini, nel contesto generale dell'occupazione per genere, verificando in sostanza quanto determinati squilibri di presenza, ruoli e attività della componente femminile siano intrinseci all'industria cinematografica piuttosto che un ulteriore derivato del deficit di pari opportunità riscontrabile nella struttura sociale e occupazionale del Paese. Per questo è stato ricostruito attraverso una lunga serie di statistiche il percorso che segna, da monte a valle, confini e dimensioni della componente femminile prima e dopo l'approdo al cinema professionale (tavola 5).

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Il focus? È nell'accesso alle professioni. Fattore focale dell'analisi risulta la barriera che si crea davanti alla soglia d'ingresso alla professione. Se all'uscita dalle scuole di cinema (rappresentate da tutte le cinque sedi del Centro Sperimentale di Cinematografia) la presenza femminile è pari ancora al 41% del totale, al momento delle verifiche sul campo, la quota di donne in attività scema al 25-26%, per ridursi poi progressivamente lungo il ciclo di realizzazione delle opere (dove la base di riferimento è costituita dai progetti – lungometraggi e documentari – valutati per l'assegnazione dei contributi FUS elargiti alle opere prime e seconde e a quelle di interesse culturale). E quando si passa a esaminare l'arrivo della produzione sul mercato, le stime relative al contributo della partecipazione femminile scendono ulteriormente, in misura abbastanza drastica.
La quota del 10,72% attribuita alle registe dei film OPS-IC distribuiti nel circuito delle sale riflette peraltro il rapporto di genere che affiora da uno screening condotto su tutta la produzione del cinema nazionale da parte di «Rapporto Confidenziale rivista digitale di cultura cinematografica», sulla base del portale Filmitalia (sito realizzato da Istituto Luce-Cinecittà)8. L'orizzonte d'osservazione è costituito dai 1.780 lungometraggi di nazionalità italiana prodotti dal 2000 al 2014. In questi quindici anni solo 167 opere (9,38%) risultano dirette o co-dirette da un totale di 122 donne, contro 1.613 (90,62%) realizzate da uomini, con una media annuale per la regia femminile di poco più di 11 titoli e per quella maschile di oltre 108 (tavola 6). Dei 167 titoli in quota rosa 95 (56,89%) risultano firmati da altrettante registe (pari al 77,23% del totale) che nel periodo hanno effettuato quell'unica esperienza, mentre gli altri 72 (43,11%) vanno accreditati a 27 cineaste (corrispondenti al 21,95%): due con 5 opere; due con 4; otto con 3 e quindici con 2.

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7Nello studio Who Directs German Feature Films? Gender Report: 2009-2013, realizzato da Elizabeth Prommer e Skadi Loist dell'Institute for Media Research dell'Università di Rostock, per conto dell'ente federale tedesco FFA-Filmförderungsanstalt, sono riportati anche dati relativi alla partecipazione ai festival e all'attribuzione di premi e riconoscimenti da parte di film diretti da donne. Le loro opere presentano una media di 3,3 proiezioni nelle rassegne contro quella di 2,7 dei titoli diretti da uomini. Per quanto concerne i premi, risulta che fra tutti i riconoscimenti assegnati ai film tedeschi, il 56% è stato aggiudicato a quelli realizzati da registe donne e solo il 44% ai lavori firmati dai colleghi maschi.
8Secondo la rilevazione di «Rapporto Confidenziale» elaborata su dati del portale Filmitalia, nel periodo 2000-2014 Cristina Comencini e Francesca Comencini risultano essere le uniche registe ad aver firmato cinque lungometraggi; Francesca Archibugi e Roberta Torre sono invece le due cineaste con all’attivo quattro titoli; le otto colleghe ad aver realizzato tre film sono Asia Argento, Ilaria Borrelli, Anne Riitta Ciccone, Giada Colagrande, Sabina Guzzanti, Danièle Huillet, Marina Spada e Maria Sole Tognazzi; infine le quindici autrici accreditate di due esperienze registiche sono: Maria Antonia Avati, Cinzia Bomoll, Anna Brasi, Antonietta De Lillo, Anna Di Francisca, Nina di Majo, Simona Izzo, Laura Luchetti, Lucretia Martel, Laura Muscardin, Susanna Nicchiarelli, Alice Rohrwacher, Elisabetta Sgarbi, Mirca Viola e Lina Wertmüller. Editore di «Rapporto Confidenziale» è l’associazione culturale Arkadin, con sede a Lugano, fondata da Alessio Galbiati e Roberto Rippa, tuttora direttori editoriali della rivista digitale.

 

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