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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 15 - Le questioni di genere
Quante donne lavorano nel cinema italiano

Un'altra simmetria analoga lega il salto registrato in termini di presenza femminile nello studio della Direzione Generale Cinema, tra la fase di preparazione-apprendistato a quella di accesso al mercato del lavoro, al passaggio a vuoto che si riscontra attraverso le rilevazioni della Gestione ex Enpals su tutto il bacino professionale dello spettacolo – come rilevato nelle precedenti edizioni di questo Rapporto – fra le classi d'età delle ventenni e delle trentenni (tavole 7 e 8). In modo quasi speculare le quote rosa in chiara maggioranza fra artisti e tecnici impegnati nei vari comparti (53,12% fino a 19 anni e 50,96% fino a 24 anni) scendono, come per effetto di un vuoto d'aria, nelle fasce successive a una posizione di minoranza (49,22% fra 25 e 29 anni) che diventa poi sempre più netta (45,29% da 30 a 34 anni e 40,87% da 35 a 39), quando cioè anagrafe e carriera dovrebbero avanzare in virtuale corrispondenza di maturità e consolidamento.

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Nella documentazione statistica elaborata dall'ente previdenziale non è disponibile una suddivisione per comparti delle forze lavoro tra maschi e femmine. Ma la distribuzione per genere delle risorse umane complessive nell'intero macrosettore dello spettacolo fornisce, come suggeriscono casi di trend speculari, il principale riferimento per considerare l'andamento della ripartizione per sesso di artisti e tecnici anche del cinema. Lo scenario 2013 denota appunto come la consistenza dei principali range anagrafici – quelli compresi fra 20 e 49 anni – tra i due generi appaia pressoché capovolta. Fra le donne il cluster più folto è da sempre quello delle ventenni, con un'incidenza del 32,72%, contro il 28,30% riscontrabile per le trentenni e il 20,70% rilevabile per le quarantenni, per una percentuale complessiva dell'81,72%.
Di converso, fra gli uomini la rappresentanza maggiore continua a spettare ai trentenni con una quota del 27,42% sul totale, ma nel 2013, per la prima volta, i quarantenni, saliti al 24,24%, sono diventati più numerosi dei ventenni, scesi al 24,07%, con una quota pari nel complesso al 75,70%. È solo fra gli operatori da 15 a 24 anni che si può riscontrare in assoluto una superiorità del genere femminile. Ossia nell'ambito, va detto, in cui risultano più intensi i fenomeni di overbooking nella disponibilità di addetti e di parcellizzazione delle occupazioni. E dove continua in sostanza ad apparire un sottile filo rosso di demarcazione quando l'opzione professionale può porsi in alternativa a una diversa scelta di vita. Oltre la soglia dei 25 anni, invece, la parte femminile della comunità di risorse umane perde la sua prevalenza e passa in minoranza rispetto a quella maschile.

Flussi in & out in tempi di crisi. Nel periodo 2010-2013, momento di aperta crisi occupazionale, i valori globali non sono risultati in verità difformi: a fronte di una perdita globale di oltre 34mila operatori, corrispondente all'11,43%, la rappresentanza delle donne nella galassia dell'intrattenimento è diminuita dell'11,54% mentre quella degli uomini dell'11,34% (tavola 9). Differisce semmai l'andamento per alcune classi di età. Nella fascia 40-49 anni ad esempio la componente femminile ha conseguito addirittura un progresso, seppur minimo, dello 0,27% contro lo sfoltimento dell'8,44% dei colleghi maschi; in quella 30-39 anni le quote rosa risultano meno penalizzate di quelle azzurre (-11,97% contro -14,63%); nel range 50-59 si sono rivelate nettamente migliori con una crescita superiore di oltre 8 punti percentuali (+15,93% in confronto a +7,88%) e grazie a un trend che si estende a tutto il bacino over 60, le donne con più di 50 anni sono arrivate a costituire il 13,45% del totale (tavola 8) rispetto al 10,16% del 2010.
Quantunque le statistiche relative al sistema previdenziale non forniscano la suddivisione per genere dei comparti, si possono trarre alcune indicazioni da quelle inerenti le qualifiche professionali. In dieci di esse (come già rilevato a proposito della tavola 12 del capitolo La comunità professionale) il comparto cinematografico vanta una solida supremazia su tutto il settore, superiore in sei casi al 50%, per un totale di 61.466 operatori (pari all'81,90% del proprio parco addetti e al 23,17% di quello globale dello spettacolo). Ai fini di una comparazione più congrua dei valori da tratteggiare è stata considerata anche un'undicesima categoria, quella degli impiegati, in quanto più numerosa in assoluto dopo quella degli attori – anche in relazione alla componente femminile – sia nell'ambito generale del sistema previdenziale sia in quello strettamente cinematografico. Si arriva così a comprendere 72.146 artisti e tecnici di cinema (corrispondenti al 97,31% dei suoi 74.138 totali e al 27,19% dei 265.277 occupati del settore) che nelle undici categorie del mondo dello spettacolo cumulano una quota pari al 53,40%9.

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9Dopo un triennio in fase discendente, l'incidenza in termini occupazionali del cinema sul settore dello spettacolo è tornata a risalire nel 2013. Corrispondeva al 29,66% nel 2010, al 28,37% nel 2011 e al 27,45% nel 2012 ed è passata al 27,94%. Fra le dieci categorie – quattro delle quali di natura artistica – di cui il bacino professionale del cinema è primatista, ne figurano sei nelle quali converge oltre il 50% dell'intera platea di operatori iscritti al sistema previdenziale dello spettacolo. Si tratta delle tre principali aree del bacino creativo, artistico e di scena – attori; registi, aiuto registi e sceneggiatori; scenografi, arredatori e costumisti – e di altre tre del bacino tecnico e amministrativo (operatori e maestranze del raggruppamento A; organizzatori, direttori e ispettori; dipendenti di imprese di noleggio film). In due ulteriori gruppi professionali – direttori di scena e di doppiaggio; truccatori e parrucchieri – la componente cinematografica è estremamente vicina al 50% e in altre due (impiegati; operatori e maestranze del raggruppamento B) conta comunque una rappresentanza superiore a un terzo.

 

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