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Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 15 - Le questioni di genere
Quote rosa e qualifiche professionali

Dalle cifre attinenti questi gruppi professionali (tavole 10 e 11) si possono ricavare tre considerazioni principali. In primo luogo la presenza femminile risulta pari al 41,06% del totale, con un divario abbastanza lieve in confronto a quanto registrato globalmente (42,36%) nello spettacolo. Seppure di poco, le donne del comparto appaiono inoltre più soggette al rischio di uscire dal mercato del lavoro, tuttavia in misura minore di quanto avviene complessivamente nell'intero settore (-5,67% contro -6,94% il calo occupazionale nel periodo 2010-2013 e -10,64% contro -11,54% nel 2013 sul 2012). Infine le quota rose all'interno delle aree artistiche, creative e di scena si collocano in media oltre il 45% presentandosi molto più favorite di quelle attestate al 37% nelle aree tecniche e operative.

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Livelli e periodi d'impiego: meglio degli uomini. Attraverso l'estrapolazione dei gruppi professionali nei quali i contribuenti attivi del cinema compongono la rappresentanza maggioritaria si profilano altre valutazioni in merito all'intensità delle prestazioni dei due generi. Pur permanendo una certa differenza d'impiego a favore degli uomini, emerge il graduale miglioramento dei livelli d'impegno delle donne, che nell'alveo complessivo dello spettacolo hanno visto ridurre il divario fra le medie di giorni lavorativi annui da 2,9 giornate del 2012 a 2,0 del 2013, facendo ancora meglio nell'ambito delle undici qualifiche professionali a maggiore intensità di operatori cinematografici: il distacco è sceso da 6,0 giorni del 2012 a 3,6 nel 2013 (tavola 12).
Con una media in crescita del 2,11% contro la discesa del 2,81% accusata dagli uomini, il trend nel quadriennio 2010-2013 è nettamente favorevole alla componente femminile, che presenta un delta ascendente nelle due principali professioni artistiche: attori (dove è storico il maggiore ricorso agli interpreti maschi) e registi, dove si conferma comunque di gran lunga superiore la durata dei periodi d'impiego delle donne, al pari di quanto accade in altre tre qualifiche (tavola 13). Più contrastato appare invece l'andamento di breve periodo. Se attrici e registe hanno subito fra il 2012 e il 2013 flessioni minori a quelle dei colleghi maschi, si sono viceversa registrati decrementi superiori in altre tre categorie: scenografi, arredatori e costumisti, operatori e maestranze del raggruppamento A, dipendenti da imprese di noleggio film.

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Le medie per addetto tuttavia riflettono solo in parte i reali livelli d'attività dei gruppi di artisti e tecnici, perché non incorporano gli effetti provocati nelle diverse qualifiche dai flussi di entrata e uscita. A mostrarne l'entità è il computo del numero complessivo di giornate di lavoro effettuate durante l'anno (tavola 14). A causa della consistente perdita avvenuta nell'ultimo biennio di operatori attivi nel perimetro dello spettacolo tracciato dalla Gestione ex Enpals, tutti i valori – relativi sia al breve termine (2012-2013) sia al medio periodo (2010-2013) – sono negativi. Gli unici di segno positivo, attinenti al trend del quadriennio 2010-2013, sono quattro e tre di questi si riferiscono alle risorse femminili in altrettante qualifiche d'area tecnica: organizzatori, direttori e ispettori; tecnici di produzione (in questo settore anche per gli uomini affiora un lieve aumento dello 0,90%); truccatori e parrucchieri.
Sia nel complesso delle undici categorie considerate sia nel totale del settore l'andamento del numero annuo di giorni d'impiego lavorativo dimostra che a perdere meno terreno sono comunque le quota rosa.

 

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