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Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 15 - Le questioni di genere
Quanta disparità nei trattamenti economici

La situazione si capovolge quando si passa sul terreno economico. La disparità di trattamento che separa uomini e donne sotto il profilo retributivo è considerata storica, data la sua costanza nel settore spettacolo di tutto il mondo. Non a caso Cate Blanchett, ritirando il Premio Oscar 2014 come migliore attrice protagonista per Blue Jasmine (2013; Id.) di Woody Allen, aveva colto l'occasione per stigmatizzare lo star system hollywoodiano definendolo «scioccamente aggrappato all'idea che i film con donne protagoniste siano esperienze di nicchia, quando invece non lo sono e fanno vendere».
A darle ragione avrebbe poi pensato il quindicinale economico «Forbes», dimostrando in una delle sue tradizionali classifiche come nel 2014 siano state le attrici – e non i colleghi maschi – a dominare la graduatoria degli incassi dei film USA. I titoli con protagonista la 24enne Jennifer Lawrence (The Hunger Games: Mockingjay Part 1 [2014; Hunger Games Il Canto della Rivolta Parte 1], e X-Men: Days of Future Past [2014; X-Men Giorni di un futuro passato]) hanno infatti totalizzato al box office 1,4 miliardi di dollari: 200 milioni in più di quelli (Guardians of the Galaxy [2014; Guardiani della Galassia] e The Lego Movie [2014; Id.]) legati al nome di Chris Pratt. Ma ad appena 20 milioni di distanza si è piazzata terza Scarlett Johansson (Captain America: The Winter Soldier [2014; Id.], Her [2013; Lei] e Under the Skin [2013; Id.]), mentre altre due interpreti – Emma Stone e Angelina Jolie – sono andate a occupare il sesto e settimo posto (nel 2013 la migliore performance al botteghino l'aveva conseguita Dwayne Johnson e nella top ten figuravano solamente due artiste).
«La competizione c'è», ha ironizzato l'attrice, regista e produttrice messicana Salma Hayek, protagonista dell'ultimo film di Matteo Garrone Il racconto dei racconti Tale of Tales, «ma gli attori sono peggio delle attrici. Le vere dive sono loro. Passano molto più tempo di noi al trucco»10.
Secondo il settimanale «Variety», leader dell'informazione dedicata all'entertainment non solo americano, gli studios di Hollywood stanno effettivamente adeguando le proprie scelte di script e casting, dopo aver preso atto mediante le loro ricerche di mercato che gli uomini tendono sempre più a diversificare contenuti e modalità dei propri consumi d'intrattenimento, mentre le donne si dimostrano più fedeli al grande schermo. In effetti le quote rosa nel pubblico statunitense si rivelano in crescita e a conferma la rivista ha esposto i dati per genere relativi ad alcune uscite cinematografiche del primo trimestre 2015: per Insurgent (2015; Id., 54 milioni di dollari d'incasso) la platea femminile è stata pari al 60%, per Cinderella (2015; Cenerentola) al 66% e per Fifty Shades of Grey (2015; Cinquanta sfumature di grigio) al 67%.

Tema: il riconoscimento del talento femminile. È opinione diffusa che gli squilibri retributivi di genere siano legati a un atavico deficit di riconoscimento del talento delle donne. Al Whistler Film Festival 2014 l'attrice americana Melissa Leo ha offerto 6mila dollari per finanziare sei sceneggiature scritte da donne. Ed è con la stessa motivazione che l'attrice Meryl Streep, tre volte Premio Oscar (su un totale di diciannove nomination), ne ha seguito l'esempio creando con il New York WIFT un laboratorio di sceneggiatura per donne sopra i 40 anni, con l'intento di formare otto sceneggiatrici di talento: «Ci sono tantissime meravigliose attrici non più giovani che continuano a fare un ottimo lavoro. Ma abbiamo bisogno di buon materiale».
All'ultimo Festival di Cannes è stato François-Henri Pinault, l'imprenditore presidente del grande gruppo produttore di beni di lusso Kering (partner ufficiale della rassegna) e marito di Salma Hayek, a parlarne presentando "Women in Motion", un programma di selezione "per la causa femminile nel cinema" mirato a individuare e sostenere finanziariamente una regista esordiente, e la serie di dieci incontri "Women in Motion Talks" dedicata al tema del talento femminile: «Quando un settore è così distante dalla realtà, composta a metà da uomini e donne, bisogna farsi qualche domanda. Perdere il punto di vista femminile vuol dire impoverirsi, mentre diversità significa idee nuove e prevedibilmente più pubblico»11.
Fatto sta che anche alla cerimonia di consegna degli Oscar 2015 l'attrice Patricia Arquette, premiata come migliore attrice non protagonista per il film Boyhood (2014; Id.), ha ripetuto l'esternazione di Cate Blanchett dell'anno precedente, invocando l'uguaglianza salariale per le quote rosa tra artisti e tecnici che fanno cinema: «È ora di ottenere la parità di retribuzione una volta per tutte e la parità di diritti per tutte le donne degli Stati Uniti». La disparità dei trattamenti economici è una questione che attraversa tutto il cinema internazionale e in Italia se ne è fatta portavoce Claudia Gerini: «Per le attrici italiane c'è un tetto di cristallo da sfondare. Come in molte altre professioni le donne guadagnano meno degli uomini»12.

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Il divario parte dalla paga giornaliera. Il quadro che traspare dai dati relativi alle undici categorie professionali a rappresentanza maggioritaria di addetti del comparto cinema (per una quota che negli anni considerati oscilla fra un massimo del 54,91% del 2010 e un minimo del 53,40% del 2013) è sostanzialmente univoco. Solamente in due categorie – direttori di scena e di doppiaggio e tecnici di produzione – la media di retribuzione giornaliera delle donne supera quella degli uomini e si rivela di compensazione davvero parziale il leggero recupero riscontrato nel 2013 rispetto all'anno precedente, verificato in altre sei diverse qualifiche: attori (da 46,85 euro la differenza è passata a 40,58); scenografi, arredatori e costumisti (da 22,47 a 10,31 euro); operatori e maestranze del gruppo A (39,97 euro invece dei 41,35 del 2012); organizzatori, direttori e ispettori (37,56 euro contro 43,96); truccatori e parrucchieri (30,50 euro rispetto a 34,61); operatori e maestranze del gruppo B (da 15,54 euro a 15,08). Tanto è vero che la media complessiva di queste undici figure professionali evidenzia un aumento del divario da 19,18 euro a 24,70, mentre fra tutti gli operatori dello spettacolo (con standard remunerativi di poco inferiori) affiora una tenue riduzione da 26,74 euro a 26,14 (tavola 15).

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Come salgono i differenziali delle retribuzioni annue. In considerazione dei loro più intensi periodi d'impiego, le donne di cinema dovrebbero riuscire a limare almeno in parte, grazie ai compensi su base annua, il gap accusato nei confronti della componente maschile (tavola 16). In realtà i miglioramenti di condizione sono assai limitati. Prima di tutto perché i livelli remunerativi denunciano variazioni di segno meno su tutti i fronti (a parte la categoria degli impiegati, per entrambi i sessi, e quelle degli operatori e maestranze del gruppo B e dei dipendenti dalle imprese di noleggio rispettivamente per femmine e maschi). In seconda istanza perché ai lievi recuperi rilevati nella paga giornaliera di alcune qualifiche si contrappongono incrementi di divario più consistenti nelle altre qualifiche (un peso rilevante in questo trend è esercitato in particolare dalla categoria degli impiegati).

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Quale risultanza finale si ha un aumento della disparità da 2.791,5 euro del 2012 a 3.091,6 del 2013 per le undici qualifiche a maggiore rappresentatività degli operatori cinematografici e un andamento al contrario discendente nel bacino complessivo dello spettacolo da 3.224,3 a 3.016,3 euro.
Nel quadro generale dei differenziali retributivi di genere (tavola 17), la componente femminile può contare trattamenti più favorevoli soltanto tra i direttori di scena e di doppiaggio e i tecnici di produzione. Ma d'altro canto, in sede di bilancio complessivo 2013 rispetto al 2012, subisce un ulteriore arretramento dei divari remunerativi nella media giornaliera e in quella dei compensi annui, mentre il settore dello spettacolo rileva una sensibile riduzione delle coordinate economiche su base annua (lungo tutto il triennio) e un leggero regresso su base giornaliera (su uno standard tuttavia migliore di quello registrato nel 2012).

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Uomini e donne in preda a una crisi. L'evoluzione delle condizioni professionali delle donne di cinema si trova riflessa nell'esposizione dei dati di sintesi (tavola 18). Da quando le attività del mondo dello spettacolo sono entrate in sofferenza, accusando i contraccolpi della fase di recessione che ha colpito tutta l'economia e tutti i settori produttivi, le posizioni professionali più penalizzate risultano quelle femminili. Su scala minore per quanto concerne i livelli d'impiego, ma in misura chiaramente maggiore per quel che riguarda il riconoscimento retributivo delle loro prestazioni.

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10 P.Piacenza, La regina può attendere. Il mio ranch no, in «IoDonna», «CorrieredellaSera», 3 maggio 2015.
11 A.M. Speroni, Il talento femminile rende il cinema più giusto, in «IoDonna», «CorrieredellaSera», 15 aprile 2015.
12 Parità. Claudia Gerini accusa: noi attrici pagate meno degli uomini, in «Corriere della Sera», 28 febbraio 2015.

 

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