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Panorama internazionale
Festival Internacional del Nuevo Cine Latinoamericano - Il cinema italiano e il Festival del Cinema de l'Avana
Zavattini e il cinema cubano

Alla fine degli anni Quaranta, emerge a Cuba una generazione di giovani intellettuali che si riuniscono nei cineforum di recente creazione, sotto l'influsso delle correnti del cinema europeo del dopoguerra e soprattutto del neorealismo italiano.

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Nella sua autobiografia intitolata Días de una cámara, con prefazione di François Truffaut, il catalano Néstor Almendros, membro del cineforum de L'Avana, il primo cineforum fondato a Cuba nel 1948, ricorda l'atmosfera cinematografica de L'Avana di quegli anni: «[...] era il paradiso del cinefilo, ma un paradiso senza alcuna prospettiva critica [...] al di fuori dei notiziari esisteva solo una produzione commerciale di scarso valore destinata a un pubblico senza istruzione [...]. Per questo, il nostro interesse si concentrava soprattutto su un cinema indipendente [...]»5.
In questo clima di avidità per un cinema non commerciale che comincia a prendere piede intorno ai cineforum, tra il 30 novembre e il 6 dicembre 1953 viene inaugurata nel caratteristico teatro Payret di L'Avana la I Semana del Cine Italiano en Cuba (I Settimana del Cinema Italiano a Cuba). All'organizzazione partecipa anche Unitalia Films, ente statale italiano dedicato alla produzione cinematografica. Tra i presenti, il regista Alberto Lattuada, lo sceneggiatore Cesare Zavattini, le attrici Marisa Belli e Silvana Mangano – quest'ultima accompagnata dal marito, il produttore Dino De Laurentiis –, e il critico Giuseppe (Joseph-Marie) Lo Duca. I film presentati sono Due soldi di speranza (1952) di Renato Castellani, Un marito per Anna Zaccheo (1953) di Giuseppe De Santis, Il cappotto (1952) di Alberto Lattuada, I sette dell'Orsa Maggiore (1953) di Duilio Coletti, L'età dell'amore (1953) di Lionello De Felice, Gelosia (1953) di Pietro Germi, Altri tempi (1953) di Alessandro Blasetti, Miracolo a Milano (1950) di Vittorio De Sica e Processo alla città (1952) di Luigi Zampa6.
In seguito, Lo Duca scriverà di questa visita sulla rivista «Cahiers du cinéma», della quale è uno dei fondatori. Farà riferimento all'auge del movimento dei cineforum a Cuba: l'associazione culturale Nuestro Tiempo, il Dipartimento di Cinematografia dell'Università de L'Avana, il Gruppo Lumière, il Cineclub Católico e la Cineteca di Cuba, sviluppatasi dal pionieristico Cineforum de L'Avana7. La stampa cubana dell'epoca diffonde la sua testimonianza: «Poche settimane fa è comparso sui Cahiers un articolo che parla del suo soggiorno a L'Avana, che riportiamo in un estratto da noi considerato rilevante. In riferimento a Nuestro Tiempo, dice: "Ho trovato L'Avana una città straordinariamente viva, sensibile e intelligente, per merito di una gioventù attiva, attenta e informata. È stato in quel frangente che ho preso contatto con un gruppo che avrebbe onorato qualsiasi risorsa del mondo: Nuestro Tiempo, che da tre anni riunisce tutte le attività culturali e in cui il cinema ha una posizione di rilievo. Ricordo Yolanda Pérez, Amelia Iglesias, Marta Santo Tomás, Moisés Adés, Jorge Haydú, René Jordán. Altri sono per me volti e voci, a cui ancora non riesco a dare un nome. Di loro conservo un ricordo non meno commovente e sorpreso. Al tempo stesso, all'Università de L'Avana ho potuto seguire l'attività del Dipartimento di Cinematografia, che influirà senza dubbio sul futuro culturale del Paese. Il suo direttore, José Manuel Valdés Rodríguez, è anche un critico molto noto nel settore. Ricordo inoltre Harold Gramatges, Edgardo Martín, Juan Blanco, Francisco Morín, Erik Santamaría... compositori, direttori di teatro... tutti legati a Nuestro Tiempo".
[...] Lo Duca si riferisce all'accoglienza riservata a Zavattini e Silvana Mangano dicendo: "Non ho mai visto in nessun luogo un'accoglienza simile a quella che Zavattini, arrivato direttamente dal Congresso sul neorealismo di Parma, ha ricevuto da questi giovani a Rancho Boyeros, l'aeroporto de L'Avana. Solo Silvana Mangano, arrivata il giorno prima, può vantarsi di un simile trattamento: segnale, questo, di una popolarità di buona categoria e di un livello molto alto [...]".
[...] "Non dimenticherò il gruppo Cine-Guía (Marta Fernández Morell, Blanca Hernández, Mateo Jover e Walfredo Piñera), certamente limitato da un orientamento confessionale, ma con rettitudine e intelligenza..."»8.
Nel citato incontro presso l'Università, Lo Duca affronta «il presunto carattere pessimista» del cinema italiano: «[...] Riflettere la miseria di un popolo è una prova di forza e sincerità. Ciò genera ottimismo. Il pessimismo sarebbe non vedere i fatti. L'ottimismo è affrontare i problemi, riconoscerli con franchezza e poi approntare soluzioni (...)»9.
L'allora giovane giornalista Lisandro Otero in una cronaca della delegazione italiana a L'Avana esporrà anche le dichiarazioni di Dino De Laurentiis raccolte durante quella prima Settimana del Cinema Italiano: «Il neorealismo rimane potente e non cambierà finché le circostanze che lo ispirano rimarranno invariate. [...] Il neorealismo è l'espressione dell'anima e della libertà di un popolo. [...] Noi ci preoccupiamo dei desideri e della vita di un popolo. In Italia, si penetra oltre la superficie delle cose. Il nostro cinema è profondamente umano [...]. Ultimamente si sta raggiungendo un nuovo orientamento nella nostra posizione, diciamo, filosofica. Attraverso la miseria in cui si vive, possiamo immaginare sempre un futuro sano, ottimista e promettente»10.
Uno dei cineforum più attivi è l'associazione culturale Nuestro Tiempo. José Massip, Alfredo Guevara e Jorge Haydú, che sono tra i componenti, approfittano della presenza a L'Avana di Lattuada e dello sceneggiatore Cesare Zavattini per invitarli a un incontro che si terrà la sera del 6 dicembre.
Zavattini, che si era unito alla delegazione italiana dopo aver partecipato al Congresso di Parma dal titolo Il Neorealismo italiano, racconta alla rivista «Cinema Nuovo»: «Stavamo camminando per le strade de L'Avana ed eravamo circondati, io e Lattuada, da un nugolo di giovani che non facevano altro che dire: una domanda [...]».
In risposta a uno di questi giovani, interessato alle conclusioni del congresso appena concluso, Zavattini dice: «(...) Non so che avranno deciso a Parma, perché ho lasciato il congresso con un giorno d'anticipo proprio per essere con voi stasera, ma credo di poter affermare che lo spirito del congresso lo abbia spinto a trovare una definizione del neorealismo o del punto in cui possano incontrarsi le diverse tendenze che mirano a un cinema di coscienza civile sempre più concreto. A Parma, l'obiettivo non è far prevalere una poetica su tutte le altre, bensì riaffermare anzitutto l'esistenza del neorealismo ed esaminare il suo potenziale di sviluppo, e non soltanto in Italia. Ogni nazione il cui cinema sia in stretta relazione con la realtà rappresenta il neorealismo, partecipa a questo vasto movimento umano ognuna con le proprie modalità, ma con un intento unico: conoscere i problemi più seri dell'uomo moderno. Il neorealismo è la coscienza del cinema»11.
Questa è la prima e la più breve delle tre visite che Zavattini fa a Cuba in meno di un decennio. Tornerà a settembre del 1955, convocato dal produttore messicano Manuel Barbachano Ponce e accompagnato dal Messico da Fernando Gamboa, per partecipare a diversi progetti cinematografici che il produttore azteco sta sviluppando a L'Avana. L'associazione culturale Nuestro Tiempo «nominò una Commissione Editoriale incaricata della raccolta della maggior quantità possibile di materiale (argomenti, soggetti, idee, fotografie, libri, ecc.) che Zavattini avrebbe utilizzato per comprendere appieno il nostro Paese e creare il soggetto e la sceneggiatura del primo film neorealista cubano»12.
In quell'occasione lavora, tra gli altri progetti, al soggetto e alla sceneggiatura di Cuba mia. Lo scrittore Jesús Vega, nel suo articolo per la rivista «Cine Cubano» Cesare Zavattini: alma del neorrealismo, si sofferma su questo13.
Due anni più tardi, nel 1957, Zavattini andrà in Messico per dare continuità ai suoi progetti con Barbachano, e lì incontrerà, lavorando come assistente per Nazarín (1959; Id.), prodotto da Barbachano e diretto da Luis Buñuel, il giovane Alfredo Guevara, che aveva conosciuto durante il suo primo soggiorno sull'Isola e con cui ha mantenuto un'assidua corrispondenza14.
Il 2 gennaio del 1959, in una lettera indirizzata ad Alfredo Guevara, Zavattini manifesta da Roma la propria gioia per il trionfo rivoluzionario cubano: «Voi siete nella situazione ideale, così come lo siamo stati noi subito dopo la caduta del fascismo, per svincolare il cinema dagli ostacoli industriali e farlo diventare il mezzo di espressione politica e al tempo stesso poetica della grande avventura democratica verso la quale vi state dirigendo. A mio modesto parere, in questa prima fase la cosa migliore e più utile sarebbe che un gruppo di persone come lei e i nostri amici, anche con semplici macchine da presa 16mm, si disperdesse in tutta Cuba e portasse rapidamente alla capitale, che dev'essere anch'essa inclusa tra i luoghi esplorati, materiale critico sulla situazione del Paese [...].
Non preoccupatevi dell'arte, per ora. Sono sempre più convinto che l'arte la troverà nel suo percorso chi metterà maggiori serietà e passione nella confessione»15.
Zavattini non ha idea che, a tre mesi dal trionfo della Rivoluzione guidata da Fidel Castro, quel nugolo di giovani che lo circondavano nel suo primo viaggio a Cuba guiderà la creazione dell'ICAIC e che nove mesi più tardi sarà invitato a tornare a L'Avana per un periodo di più di due mesi per scrivere con Julio García Espinosa la sceneggiatura di El joven rebelde (1963), nonché per collaborare alla stesura di diverse sceneggiature e soggetti che contribuiranno alla nascita e al decollo di un nuovo cinema sull'Isola.
È per queste vicende, che Cesare Zavattini viene riconosciuto come il principale patrocinatore del nuovo cinema cubano.

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5Cfr. N. Almendros, Días de una cámara, Seix Barral, Barcelona 19965, p. 50.
6 E. Poirier, Tesi di Dottorato: Néoréalisme et cinéma cubain: une influence à l'épreuve de la Révolution (19511962), Université Rennes 2 Haute Bretagne, 26 novembre 2014, http://www.theses.fr./2014REN20021/abes.
7 Dati evidenziati dallo storico Luciano Castillo nella sua esaustiva Cronología del Cine Cubano, vol. IV, Ediciones ICAIC, La Habana, uscita prevista per l'anno in corso.
8Cfr. L. Otero, Un artículo de Lo Duca, sección Escena, in «Excélsior», La Habana, 4 junio 1954, p. 6.
9Cfr. Id., Charla de Lo Duca en La Universidad, sección Escena, in «Excélsior», La Habana, 8 diciembre 1953,pp.8-9.
10Cfr. Hablan Silvana, Marisa y Laurentis, sección Escena, in «Excélsior», La Habana, 2 diciembre 1953, p. 6
11Frammenti riprodotti in Zavattini y Cuba, in «Nuestro Tiempo», I, 1, abril 1954, p. 9.
12Cfr. La visita de Zavattini, in «NuestroTiempo», II,6, julio 1955, p.10.
13Cfr.J.Vega, Cesare Zavattini: alma del neorrealismo, in «CineCubano», 129,1990,pp.39-45.
14La corrispondenza tra i due, dal 1954 al 1972, è stata pubblicata nel libro A. Guevara-C.Zavattini, Ese diamantino corazón de la verdad, Iberoautor, Madrid 2002.
15Cfr. Ivi, pp. 38-39.

 

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