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Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Seconda parte - Il mercato dell'offerta
Prodotti strutture e reti
Capitolo 2 - L'offerta di prodotto

Secondo un recente report dell'EAO, l'European Audiovisual Observatory, il settore audiovisivo in Europa ha accusato nel 2013 un calo dei ricavi pari allo 0,4% e all'interno di questa contrazione complessiva i maggiori decrementi di fatturato si sono registrati sui mercati dell'home video e del box office cinematografico – rispettivamente con percentuali di -11,3% e -4,4%. – mentre il segmento dei servizi on demand ha accresciuto in solitudine il proprio fatturato del 46,1%1. Di fronte a questo dato lo studio dell'osservatorio comunitario sottolinea le problematiche che l'evoluzione del mercato sta già ponendo a un'industria audiovisiva europea apparentemente in ottima forma. Nei cinque anni intercorsi fra il 2009 e il 2013 ha accresciuto la propria quota sul mercato internazionale dal 15,4% al 20,7%, ma nel contempo la tradizionale egemonia delle corporate statunitensi sul continente si è parimenti rafforzata, portando il totale dei loro ricavi da 31,8 a 40,1 miliardi di euro, in chiara connessione con il crescente sviluppo proprio dell'offerta di prodotto sui canali alternativi del VoD. E a questo riguardo il responsabile del Dipartimento per l'informazione su mercati e finanziamento diretto dell'EAO, André Lange, nella presentazione dell'ultimo rapporto World Film Market Trends, di cui è curatore, pone l'attenzione sulla ricerca di nuove strategie da parte delle majors di Hollywood che hanno già verificato come lo stesso fenomeno stia minando il loro mercato domestico. Nonostante l'indice di frequentazione nelle sale sia salito nel quinquennio 2008-2013 da 5,3 a 5,9, le risultanze su tutti gli altri circuiti di diffusione si mostrano infatti in flessione, in particolare per quanto concerne l'home theatre e l'audience dei film su tutto il sistema televisivo, mentre i canali VoD continuano a espandersi con tassi di crescita annui del 126%. Il quadro, in chiave prospettica, di un diverso futuro (comunque abbastanza immediato) per il cinema europeo trova un ulteriore punto di riferimento in una recente ricerca di UniFrance, l'associazione francese dei produttori audiovisivi, sulla base proprio delle prospezioni di sviluppo del mercato VoD, che per i film transalpini è già portatore di 61 milioni di euro di introiti, pari a quasi un quarto (23,55%) dei proventi realizzati dal totale dei film europei e stimati in 259 milioni. Questo apporto corrisponde oggi per l'industria cinematografica francese soltanto al 16% di quanto genera il box office con i suoi incassi, ma nessun'altra posta in bilancio al suo confronto presenta oggi possibilità di crescita comparabili2.
Le rilevazioni relative ai dieci territori continentali di prima destinazione dell'attuale produzione cinematografica francese (Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Italia, Spagna, Polonia, Brasile, Giappone, Cina e Africa) misurano le dimensioni del loro sistema audiovisivo, corrispondenti al 65% del totale mondiale, e ne valutano il valore in 8 miliardi di euro, il 54% dei quali (4,3 miliardi) appannaggio dei grandi provider – i cosiddetti Over the Top – americani, contro il 24% (1,93 miliardi) degli operatori europei. Ma secondo la generalità delle proiezioni internazionali di qui al 2020 il suo volume d'affari salirà a 13 miliardi di euro (contro i 20 di quello globale), di cui 1 rappresentato nello specifico dalle revenues derivanti dalle visioni VoD e in streaming.
Di qui si comprende l'importanza degli interessi in gioco e la premessa, fatta propria da UniFrance, di sviluppare sui canali telematici l'offerta di film europei – oggi limitata sotto il 20% dalla preponderante immissione fra i titoli made in cinema delle opere USA da parte degli operatori internazionali come Amazon, Netflix, iTunes, Hulu e Google Play – arrivando a costituire anche una propria piattaforma d'offerta dedicata alla produzione comunitaria.
Quale scenario di mercato. La proposizione in chiave problematica dello scenario internazionale del cinema è funzionale a definire la linea di tendenza che si contrappone a quella espressa dai dati relativi alla produzione e al consumo di film, i quali mostrano nel loro complesso un crescendo di performance.
Il fatto è che l'industria filmica ha tratto la sua spinta espansiva quando al costante standing iperproduttivo dell'India ha cominciato a sovrapporsi in misura esponenziale la crescita dei nuovi protagonisti orientali, Cina, Giappone e Corea del Sud (tavole 1 e 2). Il mercato da parte sua ha tratto nuova linfa in territori esclusi fino a poco tempo fa dalle top ten del box office – come Cina, Russia e Australia – e degli ingressi, come Messico, Brasile e la stessa Cina, che si avvia nel 2015 a posizionarsi dopo l'India scalzando dal secondo posto il pubblico nordamericano (posizione peraltro conquistata in virtù della consuetudine di considerare unitariamente gli spettatori delle sale di USA e Canada).
È proprio grazie ai nuovi territori di consumo che il box office mondiale è cresciuto del 15% negli ultimi cinque anni e dell'1,4% nel solo 2014, salendo a quota 41,86 miliardi di euro, mentre il parco globale di schermi è arrivato a 142mila unità (+6% sul 2013). Il mercato cinese ha apportato da solo 5,4 miliardi di euro con i suoi 830 milioni di spettatori (+34,5%), e con altre 1.015 sale aperte in dodici mesi ha arricchito di 5.397 schermi (pari praticamente all'intero esercizio italiano) la sua dotazione di strutture, forte fino al 31 dicembre scorso di 23.600 complessi. Nasce da queste nuove fonti di consumo la ricerca da parte del cosiddetto Hollywood system di sempre più strette partnership con la cinematografia cinese, per alimentare un mercato altrimenti condizionato da prospettive di crescita fisiologicamente limitate.
In questo contesto il cinema europeo ha sostanzialmente conservato le proprie posizioni: espressione che rispecchia da una parte la presenza di tutti i suoi "big five" nella graduatoria dei primi dieci produttori e dall'altra la circostanza che le sua potenzialità (come attiene alla caratura del suo profilo costituzionale) si legano più alla natura qualitativa e al respiro internazionale che alla capacità realizzativa in termini di quantità. Anzi, proprio il ritorno dell'Italia al decimo posto nella classifica mondiale grazie al record di 201 opere immesse sul mercato nel 2014 è uno dei sintomi che segnalano una crescente presenza di progetti low cost nel listino – al pari delle altre quattro principali industrie continentali – che non sembra del tutto positivo, soprattutto quando genera l'estensione di prodotti low box office (aspetto da cui non poteva prescindere, per la sua rilevanza, questo stesso Rapporto, che vi dedica più avanti ampie parti di analisi).

cap02-01

cap02-02

1The development of the European market for on-demand audiovisual services (in particolare la IV sezione, The role of providers of VoD services and distribution platforms in the financing of film and audiovisual production), rapporto dell'EAO-European Audiovisual Observtory per la Commissione europea (Bruxelles, 7 aprile 2015).
2Les nouveaux marchés du cinéma français et européen. Le numérique: nouveau levier pour la circulation intracommunautaire et l'export?, a cura della società di ricerca EY per UniFrance Films (Parigi, marzo 2015).

 

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