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ANEC - Associazione Nazionale Esercenti Cinema - La redditività della sala cinematografica

La redditività della sala cinematografica

Una recente indagine svolta dall'ANEC – Associazione Nazionale Esercenti Cinema – su un qualificato campione di imprese di esercizio cinematografico ha dato evidenza sistematica di quello che da tempo le imprese di esercizio hanno sostenuto con forza in vari contesti istituzionali, ossia che l'economia di tale settore sta attraversando una fase di profonda sofferenza economica.
L'analisi in questione, con metodo statistico probabilistico, ha estratto dall'universo di rilevazione, escludendo le monosale e i due maggiori circuiti presenti sul mercato, un campione composto da 118 complessi, per relativi 478 schermi totali, gestititi da 84 soggetti giuridici in forma di società di capitali. Delle 84 società di gestione sono stati esaminati i bilanci disponibili depositati presso le Camere di Commercio.
Il campione di rilevamento è stato suddiviso in tre macroaree: Nord, Centro, Sud e Isole. La composizione dei soggetti presenti nelle macroaree sottoposti a rilevazione è stata la seguente: Nord: 51 complessi per 202 schermi gestiti da 36 società; Centro: 40 complessi per 167 schermi gestiti da 23 società; Sud e Isole: 27 complessi per 109 schermi gestiti da 25 società.
Il campione è stato poi classificato in relazione al risultato di bilancio fornendo una prima interessante indicazione, in particolare: al Nord, su 36 imprese del campione, 22 hanno chiuso il bilancio in utile, 14 in perdita; al Centro, su 23 imprese del campione, 15 hanno chiuso il bilancio in utile, 11 in perdita; al Sud e nelle Isole, su 25 imprese del campione, 14 hanno chiuso in utile, 11 in perdita.
Complessivamente, a livello nazionale, il 61 % delle imprese del campione (51) ha chiuso i propri bilanci in utile, mentre il rimanente 39% (33) in perdita. Un'ulteriore elaborazione ha suddiviso il campione in relazione al risultato di bilancio per tre fasce di ricavi: nella prima, fino a 500mila euro, su 28 imprese del campione, 18 hanno chiuso in utile, 10 in perdita; nella fascia compresa oltre 500mila e fino a 1.500mila euro, su 31 imprese del campione, 20 hanno chiuso in utile, 11 in perdita; infine, nella fascia oltre 1.500mila euro, su 28 imprese del campione, 18 hanno chiuso in utile, 10 in perdita.
Ancora più significativa è risultata l'ulteriore classificazione in relazione al risultato di bilancio conseguito al netto dei contributi pubblici in conto esercizio ricevuti dalle imprese.
Al Nord, su 36 imprese del campione, 4 hanno chiuso il bilancio in utile, 32 in perdita. Al Centro, su 23 imprese del campione, 2 hanno chiuso il bilancio in utile, 21 in perdita; al Sud e nelle Isole, su 25 imprese del campione, 7 hanno chiuso il bilancio in utile, 18 in perdita.
In definitiva, il dato più importante e significativo emerso dalla ricerca è che l'economia delle sale cinematografiche è fortemente dipendente dal sostegno pubblico alla gestione: a livello nazionale, solo il 15% (13) delle imprese esaminate del campione è in grado di raggiungere il pareggio o produrre utili autonomamente, mentre il restante 85% (71) necessita del sostegno pubblico.
Un ulteriore approfondimento, effettuato sui bilanci relativi all'anno 2013 delle prime 148 imprese di esercizio gestite in forma di società di capitali, e rappresentante la parte maggioritaria del box office nazionale, ha confermato la tendenza in atto. Esaminando il risultato ante imposte di tali società è emerso infatti che il 65,5% delle stesse (97) ha riportato un utile, il 2% (3) ha chiuso in pareggio, ed il restante 32,5% (48) è risultato in perdita. Significativo il fatto che, delle società che hanno evidenziato un risultato ante imposte positivo, solo il 40% delle stesse (39) presenta un utile superiore a 100mila euro. È evidente come al netto dell'imposizione fiscale la redditività delle imprese esaminate risulti ulteriormente ridimensionata.

L'economia della sala cinematografica Le criticità

Il settore è stato caratterizzato da un periodo di forti investimenti, iniziato alla fine degli anni Novanta e sviluppatosi con intensità decrescente per tutto il decennio successivo, che ha portato a una radicale trasformazione del parco sale nazionale con la realizzazione di una complessa rete di multiplex e l'attivazione di un processo di ristrutturazione delle sale esistenti, accompagnato dall'introduzione di nuovi servizi e modalità differenti nel relazionarsi con il proprio pubblico. Negli ultimi anni, tuttavia, il sistema sale italiano è entrato in una fase di grave crisi economica che, compromettendo notevolmente la capacità reddituale e conseguentemente di investimento, ha posto a rischio il proseguimento dell'attività da parte di numerose strutture, in particolare di quelle del cosiddetto "esercizio indipendente".
Molteplici e concomitanti sono i fattori che hanno contribuito a ridurre in tale contesto la redditività delle strutture in misura preoccupante. Occorre premettere che l'attività in esame è caratterizzata dalla presenza di ingenti costi fissi legati alla gestione del personale addetto e all'immobile adibito a sala cinematografica, fattori che necessitano di una adeguata soglia di ricavi per attivare ritorni in termini di redditività.
In particolare, i costi connessi all'immobile sala sono aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni per effetto del riordino della fiscalità locale (vedi successivo approfondimento), ancora non esaurito, e che si è riflesso anche sui canoni di locazione dei contratti in via di rinnovo. Il settore ha poi dovuto sostenere un notevole impegno finanziario in termini di nuovi investimenti per la sostituzione degli impianti di proiezione, dall'analogico al digitale, imposto dalle logiche di mercato a cui, tuttavia, non hanno fatto seguito adeguate economie sul fronte gestionale. Tali nuovi sistemi di proiezione risultano inoltre più onerosi in termini di manutenzione e obsolescenza. Un elemento spesso non considerato nella sua complessità è costituito inoltre dal fatto che, mediamente, il 45% degli incassi realizzati dall'esercente costituisce il costo incomprimibile per l'utilizzo del prodotto film, condizione primaria ed essenziale per lo svolgimento dell'attività.
Sul fronte delle entrate, il settore risente della stagnazione degli incassi al botteghino, oscillando oramai da vari anni intorno alla soglia dei 100 milioni di presenze, senza riuscire a trovare lo slancio per più ambiziosi risultati, ed ha sofferto anche della generale contrazione dei consumi che ha contraddistinto l'economia del Paese nell'ultimo periodo. Quest'ultimo fattore ha di fatto smentito la consolidata visione economica secondo la quale quello delle sale cinematografiche sarebbe un settore anticiclico e come tale non dipendente dall'andamento generale della congiuntura del sistema Paese.
Altro elemento non secondario legato alla situazione economica complessiva è rappresentato dalla sensibile diminuzione, in certi casi anche annullamento, negli ultimi anni, delle entrate pubblicitarie, soprattutto nell'ambito della fascia media dell'esercizio.
Da segnalare anche il venir meno della fondamentale leva per finanziare gli investimenti in ristrutturazioni e ammodernamento delle strutture, rappresentata dalla specifica linea di sostegno dei contributi in conto capitale a fondo perduto gestita dal MiBACT, che da vari anni non risulta finanziata. Ulteriore elemento di criticità che si è aggiunto dall'esercizio 2014, è stato infine quello della diminuzione del 15% della fruibilità dei crediti d'imposta alla programmazione, introdotta dalla "Legge di stabilità 2014", i cui effetti dovranno essere verificati nella loro interezza in sede di approvazione dei bilanci relativi all'esercizio 2014.

Perché la sala cinematografica non è un capannone industriale

Il riordino del sistema dei tributi locali (IUC) ha determinato per le sale cinematografiche un aggravio di oneri stimabile in oltre il 100% rispetto al precedente regime.
Per le imprese di esercizio cinematografico l'immobile non costituisce un bene meramente strumentale, ma è l'essenza stessa dell'attività. Le sale cinematografiche sono caratterizzate da contenuti di marcata monovalenza che le diversifica fortemente dai cosiddetti e tradizionali "capannoni".
Le sale cinematografiche sono pensate e costruite per un esclusivo e univoco tipo di utilizzazione che ne limita fortemente il cambiamento d'uso, possibile solo mediante onerose trasformazioni strutturali.
È evidente che questa limitazione strutturale condiziona e deprezza fortemente il valore patrimoniale dell'immobile. Laddove esistano locali vincoli normativi di destinazione che limitino o impediscano il cambiamento d'uso, il valore reale dell'immobile diviene pressoché virtuale.
I vincoli normativi di cambio di destinazione d'uso sono la prova più evidente della peculiarità delle sale cinematografiche, della loro importanza, della loro assimilazione al "bene culturale" in senso lato.
L'istituzione che pone il vincolo è la stessa che in altra sede non tiene conto della peculiarità che si intende proteggere e paradossalmente applica tariffe che ne compromettono la funzionalità. Peculiarità unica della sala cinematografica è la necessità di grandi superfici e volumi indispensabili affinché il servizio reso garantisca le condizioni imprescindibili di sicurezza, requisiti tecnici, comfort di fruizione. Consumatrici di spazio, le sale cinematografiche strutturalmente non possono consentire un tasso d'occupazione elevato.
Conseguentemente, esse hanno una redditività immobiliare a metro quadrato estremamente bassa e comunque nettamente inferiore ad altre tipologie di beni strumentali specie del settore dei servizi. Questa situazione è particolarmente penalizzante per gli esercizi situati al centro di grandi città in cui il valore dello spazio immobiliare è particolarmente elevato. Interesse collettivo e specificità culturale ed economica delle sale cinematografiche costituiscono da sempre il fondamento logico e giuridico dell'intervento pubblico nel settore. Non è quindi infondata l'aspettativa che, unitamente allo Stato, anche i Comuni possano e debbano intervenire per dar vita a un processo di consolidamento e rilancio di questi luoghi di incontro e centri di diffusione della cultura e di relazione interpersonale.
Il patrimonio della nostra creatività rischia di inaridirsi se viene meno, o anche se si indebolisce, l'esistenza e la funzione dello sbocco finale – la sala – che rappresenta il volano dell'intera filiera ideativa e produttiva. Drammatica sul piano sociale è la situazione delle sale di città o di prossimità: la loro crisi e la loro chiusura contribuiscono all'impoverimento dei centri cittadini, creano zone di desertificazione urbana, eliminano occasioni importanti di incontro, di aggregazione, di vitalità anche sul piano del semplice intrattenimento.
Sussistono quindi motivate ragioni economiche, sociali e giuridiche per attendersi anche dai Comuni un uso coerente della leva fiscale ispirata ai principi costituzionali di rispetto della capacità contributiva e di ragionevolezza che esigono trattamenti diversi per situazioni diverse.
In tale ottica si auspica che, nell'ambito della futura revisione dei valori catastali attribuibili alle sale cinematografiche, vengano adottate soluzioni coerenti con la funzione svolta da tale particolare categoria immobiliare, introducendo un regime fiscale agevolato.

Come uscire dalla crisi

Le sintetiche considerazioni sinora espresse evidenziano la fragilità economica delle imprese del settore dell'esercizio cinematografico, resa ancora maggiore dall'affacciarsi sul mercato di nuove modalità di utilizzo del prodotto filmico e della diversa percezione della fruizione di quest'ultimo in una sala cinematografica da parte delle nuove generazioni.
Premesso che attualmente la sala cinematografica riveste ancora un ruolo primario nell'ambito della catena del valore di sfruttamento del film, dovrebbe essere interesse della stessa industria cinematografica, nonché dello Stato stesso che finanzia le produzioni, mantenere attivo tale canale di ritorno economico e favorire le condizioni affinché il settore sia posto in condizione di operare secondo criteri di economicità. Da ciò consegue che, per il superamento dell'attuale stato di crisi e l'avvio di un auspicabile nuovo modello di sviluppo, sia necessario l'impegno congiunto di tutti gli attori del mercato migliorando i propri modelli di business, fissando obiettivi e modalità di cambiamento.
Il superamento della stagionalità dell'offerta cinematografica, attraverso un ragionato calendario di uscite per tutti i mesi dell'anno; un maggior impegno nella produzione di film italiani su vari generi che possano incontrare il favore del pubblico; una politica distributiva del prodotto più efficace e pronta a condividere le esigenze dell'esercizio; un parco sale in linea con i più elevati standard tecnici esistenti: ecco soltanto alcune delle sfide che occorre vincere per contribuire ad una crescita complessiva del mercato a beneficio di tutti i soggetti della filiera.
In tale contesto risulta essenziale, tuttavia, anche l'impegno dello Stato nel supporto dell'azione degli imprenditori del settore, così come emerso in maniera evidente anche dall'analisi campionaria dei bilanci delle aziende dell'esercizio, fornendo adeguati e mirati incentivi volti ad agevolare investimenti in nuove strutture e nell'ammodernamento di quelle esistenti; strumenti economici volti a promuovere l'offerta di film nel corso dell'intero anno, con particolare riferimento ai film italiani; sostegno a campagne promozionali mirate a far crescere il numero di spettatori, con particolare attenzione al pubblico giovanile per favorire il ricambio generazionale.
Un ruolo non secondario, nell'ambito delle proprie competenze, è rappresentato dal l'attività di sostegno al settore da parte delle Regioni attraverso la loro attività normativa e di programmazione, integrando in maniera concreta e incisiva le politiche statali, adattandole alle esigenze del proprio territorio, dedicando la massima attenzione alle sale cinematografiche per la salvaguardia della propria attività e promuovendone la funzione culturale. Determinante, infine, anche il ruolo dei Comuni nell'adozione di provvedimenti volti ad attenuare l'elevata pressione fiscale sulle sale cinematografiche prevedendo aliquote agevolate sui tributi di propria competenza.

 

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