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Associazioni
Associazione Produttori Televisivi (APT) - Parola d'ordine: internazionalizzare

Parola d'ordine: internazionalizzare

Sentiamo un gran parlare di internazionalizzazione. Sembra diventata una parola d'ordine, spesso se ne abusa. In un panorama internazionale in cui il locale diventa globale ma sotto nuove forme che ne mantengono la specificità, quanto e perché può servire internazionalizzare il nostro prodotto audiovisivo?

Numerosi sono stati i dibattiti sulla qualità della fiction italiana, ma è ora di sfatare una volta per tutte un mito: la fiction italiana non è brutta, né vecchia. Siamo testimoni di un processo di cambiamento che sta spazzando via la natura conservatrice di fiction e intrattenimento per la TV e sta aprendo alle innovazioni tematiche e di formato. Negli ultimi anni abbiamo prodotto fiction con tematiche attente al sociale, abbiamo puntato i riflettori sulle difficoltà economiche del nostro Paese, abbiamo infranto tabù e raccontato la nostra storia. Abbiamo inventato nuovi generi e creato format originali. Dalla televisione nascono nuovi e originali talenti e alla televisione si avvicinano consolidati e stimati talenti come il Premio Oscar Sorrentino. Abbiamo creato – nonostante tutte le difficoltà dettate dalla crisi economica e gli annosi problemi che i produttori televisivi si trovano ad affrontare (una limitata committenza, la sostanziale elusione delle quote d'investimento in produzione indipendente, l'arretratezza normativa che il nostro Paese sconta di fronte ai cambiamenti tecnologici) – un'industria forte che ha dimensione occupazionale rilevante e una potenzialità di sviluppo non indifferente.
L'industria televisiva conquista, con le fiction made in Italy e l'intrattenimento, il prime time delle emittenti generaliste e, con docufiction e factual originali, riempie i palinsesti dei canali digitali tematici. Gli ascolti sono premianti e i vantaggi ricadono anche sugli investimenti pubblicitari. A questo successo sul mercato interno non corrisponde però una performance adeguata sul mercato internazionale. È questa la principale debolezza del settore che va assolutamente affrontata per assicurarne l'equilibrio economico.
Naturalmente, esportare significa anche ripensare il prodotto. Aggiornarlo. Internazionalizzarlo, appunto. Conservare il pubblico domestico, con il suo gusto più tradizionale – e cercare di conquistare quei pubblici più inediti che sono attestati su frontiere più innovative – occorrerà sperimentare di più, accettare il rischio. E dedicare molta più cura alla fase di sviluppo, alla lunga incubazione di prodotti nuovi.

L'Associazione Produttori Televisivi ha proprio nella sua mission, sin dalla sua fondazione, più di vent'anni fa, l'obiettivo di internazionalizzare il settore poiché ritiene che possa essere uno strumento efficace per valorizzare il Made in Italy. Il primo passo è favorire le co-produzioni. Le nostre società sono pronte più di quanto si pensi. Per questo l'APT ha ulteriormente incrementato le occasioni di networking. Oltre al RomaFictionFest che, nel 2015, avrà luogo dall'11 al 15 novembre per poi costituire un appuntamento fisso a giugno, a partire dal 2016, ha ideato con ANICA il marchio MIA, il Mercato Internazionale dell'Audiovisivo che vedrà la luce durante la Festa del Cinema di Roma di ottobre.

Siamo assolutamente convinti che favorire gli scambi internazionali, aumentare le coproduzioni, aprire al confronto su temi, generi e tecniche non possa che contribuire al miglioramento e alla promozione della creatività Made in Italy.

Import ed export: qualche dato e il confronto con gli altri Paesi

In Italia importiamo più di quanto esportiamo: rispetto al 2006, nel 2012 (ultime cifre disponibili), le esportazioni italiane di fiction sono calate del 58% a fronte di un aumento di importazioni di fiction in Italia del 67%1. Eppure fiction e intrattenimento italiani ottengono share migliori rispetto ai prodotti d'importazione.

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Anche talvolta sui canali satellitari, dove pure giochiamo – per così dire – in trasferta.
E negli altri Paesi? In Inghilterra, nel 2013, la stima dei ricavi da vendite di programmi TV britannici e attività associate è stata pari a 1.284 milioni di sterline (quasi 1.800 milioni di euro), con un aumento del 5% di anno in anno, che consolida un trend positivo: già nel 2011 i ricavi internazionali rappresentavano il 35% delle entrate totali del settore (contro il 17% del 2008) e l'esportazione dei contenuti digitali raggiungeva una percentuale di crescita del 116%.
In Francia, nel 2013, le vendite di fiction sono aumentate del 14% (per un totale di 26 milioni di euro). Per non parlare della Spagna, che è stata collocata nella cinquina dei maggiori esportatori mondiali di format da "The Wit Guide to Scripted Formats 2014".

Sono cifre che raccontano un divario che dovrà essere colmato con uno sforzo di tanti. Nostro in primo luogo.

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