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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Seconda parte - Il mercato dell'offerta
Prodotti strutture e reti
Capitolo 3 - Dalla produzione al consumo
Dove nasce la bulimia di prodotti

Da questa ridda di cifre emerge innanzitutto la constatazione che l'espansione dei film in prima uscita contribuisce soltanto in parte all'ampliamento dei volumi di attività complessivi del segmento distributivo nazionale, inclusi cioè i proseguimenti (tavola 1). Vi sono quindi due diverse spinte inerziali che muovono la circolazione delle opere, in parte interdipendenti.

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È un trend comune agli altri mercati. Un secondo riscontro deriva dal confronto con gli altri principali mercati europei. L'evoluzione dell'immissione di opere nel circuito di proiezione sembra strutturale al cinema continentale dei cosiddetti "big five". Più marcata in Francia e Spagna, dove è accompagnata da un consolidamento del parco sale e della dotazione di schermi, rispetto a Gran Bretagna (di cui sono disponibili i dati storici soltanto relativi ai debutti stagionali) e Germania, due Paesi a proposito dei quali va sottolineata la maggiore presenza di distributori alternativi sul fronte del video on demand come Netflix, ultimo arrivato ma primo per competitività (tavola 2).
Dato il ruolo nevralgico svolto dal segmento distributivo nella filiera imprenditoriale e soprattutto nella catena del valore dell'industria cinematografica per la tipologia della sua attività business to business, quale interfaccia tra chi produce e chi materialmente commercializza i film, il processo di crescente densità dell'offerta – a dispetto talvolta anche di una domanda in frenata – va probabilmente a innestarsi su una situazione di fondo in via di definizione e, per questo, forse non ancora ben delineata.
Come si può riscontrare in tutti i rapporti annuali sull'andamento del cinema nei vari Stati del continente, l'andamento dei flussi di prodotto governati dalla distribuzione ha assunto nel tempo le vesti di un doppio indicatore. Da un lato viene osservato come termometro della capacità di proporre al consumo del pubblico (con risultati più o meno brillanti) le nuove produzioni domestiche che ogni anno vengono realizzate; dall'altro – e con ancora maggiore attenzione – viene seguito per valutare e misurare lo spazio che i titoli dell'industria nazionale, in fase di proseguimento e soprattutto di prima uscita nel corso dell'anno, riescono a occupare in confronto ai lavori stranieri, primi fra tutti quelli realizzati negli Stati Uniti.
In linea con questo tratto abbastanza caratteristico delle analisi, si era già avuto modo di rilevare nella precedente edizione di questo Rapporto come l'immissione in sala delle opere, dopo un periodo di decrescita (nel 2006 erano state 961, per poi scendere gradatamente a 887 nel 2007 e a 847 nei dodici mesi successivi), avesse operato nel 2009 un'inversione di tendenza e come questo incipiente aumento avesse contribuito in tutti i Paesi a tutelare, in alcuni casi grazie anche a lungometraggi di particolare successo, la competitività del prodotto nazionale.

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