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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Seconda parte - Il mercato dell'offerta
Prodotti strutture e reti
Capitolo 3 - Dalla produzione al consumo
Quanto incide l'espansione del numero di spettacoli

L'intensità degli ultimi cambi di passo induce però a esaminare anche altre possibili connessioni. Sul fronte della distribuzione con proseguimenti si è registrato un aumento decisamente notevole (nei precedenti undici anni fa eccezione solo il 2006) dei titoli in programmazione e il 2014 rappresenta il picco di tutti gli anni Duemila (tavola 4). Sono 208 i film in più proposti in confronto al 2013 (+21,24% in soli dodici mesi). Quelli italiani hanno toccato il loro record assoluto di 382 con 47 opere in più, pari a +14,03%, rispetto all'anno precedente. Tutti i territori di provenienza hanno inoltre stabilito il loro primato di diffusione nelle sale dal 2000 in poi. Non erano mai stati proiettati sugli schermi così tanti film stranieri: 161 in più sul 2013, con una crescita esatta del 20,00%, e le distanze dallo scenario dei passati anni Ottanta e Novanta si stanno ormai facendo quasi siderali (tavola 5).
In linea generale prevale la diffusa percezione secondo cui la tenuta dei titoli sul grande schermo diventi di anno in anno sempre meno prolungata e quindi si è indotti a ritenere che l'aumento delle opere immesse nel circuito sia funzionale a sostenere il ritmo di sostituzione dei film da proiettare. In parte è senz'altro vero. Tuttavia l'esigenza più stringente di surrogare l'arco della programmazione sembra legarsi a un'altra dinamica. Come mostrano gli accertamenti statistici della SIAE-Società Italiana degli Autori ed Editori (riportati nel capitolo successivo), la maggiore dimensione della distribuzione comprensiva dei proseguimenti si è concretizzata in sincronia con la costante espansione del numero di spettacoli forniti dalle società di gestione dell'esercizio, pur a fronte della contemporanea e progressiva selezione e diminuzione delle loro strutture.

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Non sono i debutti a sospingere la crescita dell'offerta. È verso questa direzione di rapporto causa-effetto che sembra indirizzare proprio la valutazione dell'incidenza che la quantità di debutti pratica sulla totalità dei titoli in circolazione nelle sale (tavole 6 e 7). Nonostante l'intensa crescita del loro afflusso annuale, le prime uscite mantengono un rapporto proporzionale alla globalità dei film distribuiti sostanzialmente invariato e, anzi, per due su tre degli ultimi anni in parziale flessione. La media complessiva d'immissione di nuovi titoli è di 415,30 rispetto all'indice di 901,80 di tutti quelli programmati negli ultimi quindici anni, con una quota d'incidenza pari al 46,53%, in larga misura determinata dai livelli nettamente superiori al 50% conservati lungo il periodo 2000-2005.

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Un analogo incremento delle programmazioni contestuale a quello dell'attività delle sale nazionali è stato peraltro riscontrato in Spagna dalla SGAE, la Sociedad General de Autores y Editores, cui si devono le uniche statistiche elaborate in Europa – oltre a quelle italiane dell'omologa SIAE – volte ad accertare el número de sesiones de las pantallas. In Francia il fenomeno si sovrappone invece, come detto, al rafforzamento delle strutture di proiezione e ne è considerato un effetto implicito. D'altronde, il volume di prodotti immessi dalla rete distributiva francese risulta quasi incommensurabile se comparato a quelli degli altri quattro Paesi del gruppo "big five" (tavola 8). È quasi sei volte quello italiano, inferiore a sua volta a quelli di Spagna e Germania (in Inghilterra non viene rilevato, data anche la particolare composizione dell'attività, e soltanto alcune stime del BFI-British Film Institute lo indicano di dimensioni analoghe a quello registrato in Italia)1.

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Compatibile a questo quadro è anche il fatto che in Italia e ancor più in Spagna la diffusione dei film nazionali incida su quella globale in misura minore rispetto a Francia e Germania. La quota delle opere domestiche in Italia sulla totalità di quelle in circolazione oscilla fra il 32% e il 34%, ossia con una differenza di 10-11 punti percentuali in meno secondo l'alternarsi degli anni, mentre supera a sua volta di 10 punti quella registrata sul mercato iberico.

Trend comuni su scala diversa. Tutto questo in un contesto dimensionale profondamente diverso e adeguato, come specificato, ai differenti assetti strutturali delle rispettive reti d'esercizio. Il quantitativo dei soli titoli nazionali programmati annualmente dai gestori francesi è pressoché equivalente a quello di tutti i film (domestici e non) proiettati nelle sale tedesche. A loro volta, il numero delle sole opere di casa immesse nel circuito di proiezione in Germania è quasi analogo a quello della diffusione di tutti i film (nazionali e stranieri) programmati in Italia; mentre in Spagna lo sfruttamento del prodotto locale appare equipollente all'utilizzo della produzione autoctona in Italia sebbene l'ammontare dei lungometraggi distribuiti sul circuito iberico sia di circa una volta e mezzo più consistente del monte titoli che compone l'offerta del mercato italiano.

1In Gran Bretagna la programmazione comprende in genere (in base ai dati riscontrati in riferimento alle società distributrici) circa 200 titoli in più rispetto al numero di prime uscite annuali, alle quali tuttavia si aggiungono mediamente da 450 a 500 cosiddetti "specialized film" (documentari, lungometraggi di diretta importazione in lingua straniera, riedizioni e altri filmati di varia natura) che alimentano a loro volta un’attività di proseguimenti che non è oggetto di rilevazione. Da parte sua il circuito delle sale include anche centinaia di impianti "traditional and mixed use", in un’alternanza di spettacoli e forme di intrattenimento considerata di difficile accertamento.

 

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