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Report 2014
Report 2013
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Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Seconda parte - Il mercato dell'offerta
Prodotti strutture e reti
Capitolo 3 - Dalla produzione al consumo
Nuove uscite ad alto tasso di low cost

All'interno dei numeri e delle percentuali che quantificano e qualificano la circolazione complessiva vi sono i valori assoluti e le quote relativi a quella delle sole prime uscite, che ne rappresentano senza dubbio la componente essenziale, in grado di determinare di anno in anno i risultati economici di tutta l'attività. Anche per questo il suo andamento costituisce il primo ed essenziale parametro per valutare la qualità e le potenzialità al box office di ogni nuova produzione annuale.
Il suo trend in continua crescita nell'ultimo quinquennio si rispecchia nel peso proporzionalmente costante che esercita su volumi globali in prominente aumento come mostrato dai dati. L'espansione della distribuzione in relazione ai debutti può così essere certamente ricondotta all'esigenza di alimentare un mercato che consuma in maniera sempre più intensiva e veloce i prodotti, soprattutto quando per sostenere la domanda si diversifica e si amplia l'offerta di spettacoli. Ma non è certamente in funzione di questo obiettivo che un comparto come quello cinematografico mette in campo ogni anno tutte le sue risorse e riesce a esprimere le sue capacità.
Quale elemento centrale di osservazione, il portafoglio delle prime uscite è diretto riflesso del contesto d'origine e di quei fattori, caratteristiche e condizioni che indirizzano l'attività e tracciano l'andamento della nuova produzione annuale. La sua crescita negli ultimi anni appare pertanto in stretta connessione con il notevole aumento delle opere low cost che ha contraddistinto l'evoluzione dell'industria del film nei cinque maggiori mercati europei. Tutti, a eccezione del caso particolare dell'Inghilterra nel 2014, registrano l'incremento in valori sia assoluti sia percentuali dell'apporto di debutti nazionali al volume di opere distribuite nell'ultimo arco di tempo, così come è accaduto in Italia.

cap03-09

Quando il prodotto nazionale frena quello americano. Il mercato italiano delle prime uscite ha toccato nel 2014 il suo secondo vertice degli anni Duemila dopo il picco del 2003, quando il riscontro della SIAE era però riferito a tutti gli schermi del Paese, mentre dal 2008 in poi i dati sono stati raccolti da Cinetel all'interno del proprio campione (tavola 9). Anche per i debutti nazionali si tratta del secondo più folto novero dal 2000 in poi (ma nel 2003 la SIAE aveva censito 184 titoli, contro i 171 contati da Cinetel). Dal 2010 la produzione nazionale continua inoltre a incrementare la sua percentuale di lanci, passata dal 31,82% al 36,38%, con la contestuale sottrazione di presenze alle opere straniere nel cui ambito sono i prodotti made in USA a perdere incidenza (-14,95% dal 2010) a favore di quelli europei (+6,50%) e in tono minore degli altri extraeuropei (+3,97%).
Inoltre, dal 2010 in poi la distribuzione italiana è riuscita a incrementare stabilmente la quota di prime visioni sul totale generale, come detto, dal 31,82% fino al 36,38%, comprimendo ulteriormente il peso di quelle estere sotto la soglia del 68% (nel 2006 era arrivata al 74,03%) e sospingendola ora anche al di sotto del 64%. All'interno di questa evoluzione è maturata contestualmente la discesa dei titoli statunitensi in prima uscita, che dopo aver mantenuto per sei anni un'incidenza superiore al 40% hanno ridotto il loro peso percentuale prima al 35,71% nel 2012 e infine al 30,00% nel 2014, abbandonando per numero di unità quel range di loro storica appartenenza che presupponeva quale limite minimo invalicabile la cifra di 150 (tavola 10).

cap03-10

Intanto cresce anche la quota comunitaria. Dalla ripartizione dei debutti per origine emerge in particolare la sensibile ripresa nell'ultimo triennio dei titoli prodotti nell'Unione europea, in assonanza con la tendenza espressa anche dagli altri quattro principali mercati comunitari. In valori assoluti sono saliti di 42 unità, con una performance percentuale del 40,17% rispetto al 2012 (tavola 11). È dal 2008 che il carnet di prime europee o, meglio ancora dell'UE (rappresentano il 97% di tutte quelle di provenienza continentale), ha cessato di perdere quota e avviato al contrario la sua graduale riconquista di spazio, confermando il passaggio oltre la soglia del 25% sul totale del listino estero compiuto per la prima volta (a distanza di trent'anni dall'ultima) nel 2013.

cap03-11

La produzione europea sta riducendo notevolmente le sue distanze dalle altre produzioni continentali, ossia sostanzialmente da quelle americana e, in subordine, canadese, mentre in moderato ma costante progresso si rivela l'arrivo di opere asiatiche, che si stanno muovendo verso il recupero del picco toccato nel 2005. Sembra di intravedere in questa maggiore presenza nei vari contesti nazionali di film dell'Unione europea i primi effetti della politica d'incentivazione che è stata avviata nelle ultime stagioni attraverso i programmi comunitari di sostegno all'audiovisivo. È una tendenza che per il film italiano (tra l'altro in fase di difficoltà sul fronte delle co-produzioni) come per quello europeo ha tuttavia bisogno di conferme nel tempo, prima che si possa parlare di reali ripercussioni delle azioni di supporto da parte dell'UE, come sembrano suggerire i primi segnali d'incremento.
È tuttavia d'una certa evidenza che nell'ambito di questa evoluzione stia maturando contestualmente la discesa degli inediti statunitensi. In Italia il loro peso percentuale, dopo essere rimasto per sei anni oltre il tetto del 40%, si è contratto nel triennio più recente prima al 35,71%, poi al 32,74% e infine al 30,00%, abbandonando per numero di unità quel range di loro storica appartenenza che presupponeva quale limite minimo invalicabile la cifra di 150. Scesi in Francia sotto il 25% nel 2010 ora sono a quota 22,63%; in Spagna in sette anni hanno ridotto la loro incidenza dal 44,73% al 35,36% e perfino in Germania e Inghilterra lungo lo stesso periodo di tempo il loro peso percentuale è calato rispettivamente di oltre sei e di quasi otto punti (tavola 12)2.

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A difesa dell'eccezione culturale. Sta così prendendo corpo sul piano pratico, con lo sviluppo della cinematografia europea, anche la difesa di quel principio, la cosiddetta "eccezione culturale", che contrappone ormai da quaranta anni le istituzioni comunitarie e quelle statunitensi sulla definizione e classificazione delle opere culturali e intellettuali nell'ambito degli accordi internazionali che regolano gli scambi commerciali. Mentre l'Unione europea ribadisce il proprio diritto a sostenere anche economicamente le attività culturali dei propri Paesi, a tutela dei valori sociali che identificano le identità nazionali, gli Stati Uniti pretendono, in nome della libera concorrenza, l'abolizione di ogni barriera alla circolazione delle merci, includendo in queste gran parte dei prodotti d'intrattenimento.
Al di là dell'eterna competizione tra i film nazionali e i prodotti made in USA, attraverso le serie storiche dei dati rilevati anche nei mercati di primo riferimento per quelli italiani diventa in ogni caso sempre più evidente l'incremento dei debutti nella chiave già esposta nella precedente edizione di questo Rapporto, dove si parlava di una crescita «alimentata dalla maggiore intensità lavorativa e dalla superiore capacità realizzativa permesse dalla produzione in digitale; tecnologia che probabilmente sta in buona parte alla base anche del sensibile aumento dei film low cost e a basso investimento che si sta registrando nelle industrie dei "big five" del cinema europeo».

cap03-11

2In Gran Bretagna, come descritto nel capitolo Il flusso e l'impiego di capitali, nel listino sia dei nuovi film realizzati ogni anno sia di quelli distribuiti come proseguimenti viene accorpata una serie di opere targate United Kingdom sebbene in realtà siano totalmente estero-vestite e finanziate in gran parte dagli apporti di capitale statunitensi e, in una certa misura, anche indiani. La Germania è l'altro Paese, oltre all'Italia, in cui il PWB-Psychological Warfare Branch, l'organismo del governo militare angloamericano incaricato della gestione dei mezzi di comunicazione (la sua denominazione è traducibile in "Divisione per la guerra psicologica") aprì in pieno periodo postbellico tutti i varchi all'industria USA con la decisione di consentire l'importazione di film senza alcuna limitazione. Quella disposizione ha in realtà svolto una funzione del tutto propedeutica alle strategie espansionistiche delle majors di Hollywood finendo per dispiegare i suoi effetti fin dall'inizio degli anni Cinquanta anche nel resto dell'Europa occidentale.

 

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