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Report 2014
Report 2013
Report 2012
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Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

Approfondimenti

Istituzioni

Associazioni

Produzione

Testimonianze

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
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Seconda parte - Il mercato dell'offerta
Prodotti strutture e reti
Capitolo 3 - Dalla produzione al consumo
È il modello di business del cinema d'Europa

Attraverso i parametri di mercato si delinea, in merito alle politiche di distribuzione e alla diaspora del suo mercato, un quadro che non è prerogativa solo dell'Italia, bensì comune agli altri grandi mercati europei, così come lo sono l'inflazione di titoli low cost e il correlativo incremento di opere low box office. È il modello di business che attraverso le scelte di programmazione per numero di copie diffuse, città e sale di prima visione sta uniformando – sempre lungo le rispettive coordinate dimensionali – la cinematografia dei "big five".
Le compatibilità economiche inducono prima di tutto gli operatori a concentrare gli investimenti di distribuzione, pubblicità e promozione – in costante crescita per la lievitazione delle opere in uscita e quindi del clima competitivo – pressoché in un'unica soluzione al momento del lancio. La conseguente strategia di marketing porta alla ricerca della massima copertura già all'inizio del percorso delle opere nel circuito dell'esercizio, per cui la durata della tenitura della prima visione diventa funzionale al conseguimento di uno sfruttamento il più completo possibile di tutte le potenzialità dei titoli presentati.
Tanti schermi corrispondono materialmente ad altrettante copie e il passaggio al digitale, con il relativo contenimento dei costi, ha contribuito paradossalmente a rafforzare la bilancia commerciale delle società (a partire dalle majors) più strutturate, impostata su titoli a esteso impatto distributivo, pianificandone la circolazione a impronta della diversa conformazione del circuito dell'esercizio, che ha accresciuto il numero di schermi quando ha mutato morfologia privilegiando il numero di sale rispetto alla loro capienza (ora concentrata nelle fasce da 60 a 100 posti e da 100 a 299).

 

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