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Report 2014
Report 2013
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Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

Approfondimenti

Istituzioni

Associazioni

Produzione

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tertio millennio film fest
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Seconda parte - Il mercato dell'offerta
Prodotti strutture e reti
Capitolo 4 - Grandi e piccoli schermi

Nel 2014 si è verificato un piccolo caso: il circuito Cinetel ha finalmente registrato l'aumento di un impianto monosala nel suo campione. Non vale certo a compensare l'emorragia senza soste registrata in questa tipologia di complessi durante gli ultimi otto anni, che è costata la perdita di ben 183 unità – vale a dire oltre un quarto (25,66%) del parco complessivo di 713 del 2006 – ma il fenomeno ha un certo valore simbolico. Perché come tutti gli anni la specie dei cosiddetti Cinema Paradiso è stata protagonista di un turbolento turnover e si segnalano dispersi in varie Regioni, a partire dal Trentino-Alto Adige, con la chiusura di tre piccoli esercizi, per finire al Sud, dove Marche, Campania, Molise, Calabria e Sicilia hanno accusato altre chiusure. Tuttavia vi sono Regioni che mettono in conto nuove aperture: due in Lombardia, Veneto e Umbria, una in Valle d'Aosta, Lazio, Puglia e Basilicata. Più del saldo finale, che conserva il suo contenuto emblematico, è significativo che a fronte di un mercato in uscita ne stia prendendo corpo – come succede nel settore immobiliare, di cui il circuito dell'esercizio è diventato ormai parte – anche un altro in entrata. Le sale dei centri storici delle grandi città e della cinta urbana dei comuni minori non sono infatti essenziali solo per il comparto cinematografico, al quale forniscono per esempio un apporto considerevole nella programmazione di film d'essai e di opere prime e seconde, stimata in una quota media vicina al 26% degli incassi. Ma lo sono soprattutto per la loro funzione sociale e culturale all'interno delle comunità cittadine e per la vitalità che conferiscono al loro tessuto connettivo. I problemi gestionali che continuano ad affrontare non sono facilmente risolvibili e in quasi tutte le cronache che i giornali locali dedicano alle sale che cessano l'attività si legge il senso di quanto la loro attività sia diventata nel tempo una componente integrale delle rispettive circoscrizioni e del loro vissuto. E vi si trova quasi sempre una giustificazione economica riferita da un lato all'entità degli investimenti da sostenere nel processo di digitalizzazione e dall'altro alle difficoltà di rientrare da spese di gestione e oneri fiscali ingenti, a cominciare, secondo il giudizio degli esercenti, dai costi di noleggio dei titoli con buone prospettive di richiamo del pubblico, indicato mediamente in 500 euro.

 

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