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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Seconda parte - Il mercato dell'offerta
Prodotti strutture e reti
Capitolo 4 - Grandi e piccoli schermi
Una rete a doppio mercato

Per le sue caratteristiche funzionali, il circuito Cinetel è rappresentativo della componente a più alto tasso d'operatività: a una quota del 62,1% relativa al numero di insediamenti e del 63,5% degli schermi contrappone quelle per presenze e incassi attestate rispettivamente al 90,0% e al 95,0%. Nato nel 1995, si è consolidato nel tempo attraverso successive aggregazioni e, per quanto stabilizzatosi a partire dal 2006, il suo trend anagrafico può risentire dell'eventuale turnover di adesioni volontarie. Ma è l'indicatore di riferimento per valutare la reale consistenza dell'attività di proiezione sul territorio nazionale nella sua suddivisione per tipologie misurandone la dotazione di schermi per ogni singolo impianto (tavole 2 e 3).
Al primo e finora unico caso di aumento nella fascia dei monosala, il circuito Cinetel contrappone nel 2014 un ulteriore sfoltimento nella dotazione di impianti da 2 a 4 schermi. Il bilancio complessivo delle due tipologie di minore taglia resta così in passivo, con il taglio dal 2006 in poi di 201 strutture e 225 schermi. È essenzialmente da questo turnover che deriva l'attuale configurazione del circuito Cinetel, con un saldo totale meno terribile sul fronte degli impianti (-145) e del tutto capovolto su quello degli schermi, aumentati di 199 unità. I numeri stanno a significare che il gruppo di cityplex e multiplex (rispettivamente da 5 a 7 sale e oltre 8) è da parte sua nel frattempo aumentato di 56 strutture e ben 424 schermi.

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All'interno dello stesso campione dei complessi più consolidati e attivi sul mercato emerge in sostanza la dicotomia sempre più incipiente del mercato di visione, dove raccoglie consensi la combinazione tra la razionalizzazione gestionale e la moltiplicazione diversificata dell'offerta. Negli ultimi sette anni il rapporto tra schermi e impianti è passato da 2,530 a 3,061, guadagnando oltre mezzo punto di media (tavola 4) e a far leva sui due asset è stata principalmente la categoria dei multisala da 5 a 7 schermi. In continuo sviluppo dal 2006, presenta variazioni percentuali relative al periodo di tutt'altre proporzioni in confronto a quelle dei multiplex: +50,72% dei complessi e +51,69% degli schermi.
Queste dinamiche di mercato si riflettono ancora più duramente sull'assetto della componente del segmento di proiezione che apparentemente sembrerebbe porsi fuori dalle logiche commerciali più stingenti, ossia il cosiddetto circuito extra-Cinetel, consistente in tutte le strutture censite dalla SIAE che non fanno parte del campione Cinetel (tavola 5).
Nonostante nel 2012 sia scesa per la prima volta sotto quota 2.000 e nel 2013 anche sotto la soglia di 1.900 in termini di unità e sia passata da un'incidenza del 45,88% sul totale SIAE del 2007 a una quota del 36,46%, la sua disponibilità di schermi conserva pur sempre – con 1.871 locali di visione – una consistenza ragguardevole. Include inoltre al proprio interno una catena informale (forte di quasi 900 schermi) costituita dalle sale della comunità e parrocchiali con un'accentuata propensione a far vedere la luce dei proiettori a opere d'essai, film a intenso contenuto culturale e a quelli "difficili" che trovano spesso con estrema difficoltà la strada verso il pubblico e con essa l'opportunità di essere almeno una volta proposti a una potenziale platea di spettatori. A perdere peso specifico, da un biennio, sono in ampia prevalenza gli schermi operativi più di 60 giorni all'anno (-3,80% della loro quota d'incidenza sul totale SIAE dal 2011 in poi, contro lo -0,09% di quelli con minore attività), e il fenomeno sembra legarsi proprio a impegni gestionali che tendono sempre più a porsi fuori dalla linea di convenienza economica.

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