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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Seconda parte - Il mercato dell'offerta
Prodotti strutture e reti
Capitolo 4 - Grandi e piccoli schermi
La metamorfosi morfologica delle sale

Eppure nella geografia del grande schermo la piccola dimensione ha assunto una valenza tutta sua nella gestione economica delle strutture. Continua infatti a registrarsi nel parco impianti italiano il progressivo contenimento della scala dimensionale delle sale. Mentre le strutture diminuiscono in numeri assoluti, aumenta gradatamente di conserva la quota dei complessi con meno poltrone. In base ai numeri degli ultimi anni e a dispetto della superiore intensità del flusso di cessazioni su quello di nuove aperture, si notano il grande sviluppo delle sale con meno 100 posti (dopo la falcidia degli anni 2005-2008) e parallelamente segnali di un relativo ritorno d'interesse per quelle da 100 a 299 posti.

Quando piccolo è bello. L'incidenza delle prime sul totale è passata dal 7,75% del 2009 al 9,23% del 2013; quella delle seconde dal 54,39% del 2008 al 58,83% del 2013 (il leggero calo del loro quantitativo in valori assoluti è peraltro sempre minore in confronto a quello delle platee a più alta capacità). Nelle rilevazioni SIAE (tavola 6) risulta in particolare davvero rilevante la parabola discendente delle sale oltre 600 posti: 198 in meno, per una riduzione in valori percentuali pari al 37,71%.

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Osservando la fisionomia del circuito Cinetel diventa peraltro evidente come questa metamorfosi avvenga contestualmente alla crescita dei multisala delle due tipologie più grandi, ossia dei complessi dotati da 5 a 7 schermi e degli impianti con più di 7, con un implicito processo di parziale riconversione progettuale dei grandi insediamenti e in particolare del mix dimensionale delle sale, volto da un lato a contenere le proporzioni di quelle a capienza superiore (con la scomparsa quasi completa delle platee ad anfiteatro) e dall'altro a cercare di ottimizzare gli spazi al fine di disporre di un numero superiore – pur anche di una sola unità – di schermi acquisendo al tempo stesso la capacità di arricchire l'offerta e la gamma di prodotto.
Nella sua connessione al parco sale con schermi ad attività continua il circuito Cinetel è meno soggetto alle amplificazioni del turnover comprensivo delle strutture ad alterna operatività registrate nell'universo SIAE, tuttavia ne riflette l'evoluzione. E in ragione della sua composizione sul territorio, costituita dagli impianti distribuiti in 539 città (con una media generale di 1,97 complessi e 6,05 schermi a comune), mette maggiormente a fuoco le modificazioni del mercato dell'esercizio.

L'azione di soccorso del Sud. Nella contestuale presenza di un diffuso decremento degli impianti in attività, si riflette nel circuito Cinetel il sensibile spostamento di peso in atto fra le aree del Paese (tavola 7). In sette anni il Nord ha perso 104 impianti contro gli 88 delle macroaree del Centro e del Sud, in una situazione di sostanziale parità per quanto riguarda la dotazione di complessi: 512 per le Regioni settentrionali nel 2013 e 550 per quelle del resto d'Italia.

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Il Mezzogiorno si è inoltre rivelato principale protagonista della crescita degli schermi con un apporto di nuove unità (167, pari al 67,33% dell'aumento complessivo) più che doppio rispetto a quelle messe in campo dalle circoscrizioni settentrionali (appena 10) e del Centro (71). Per quanto riguarda le tipologie dei complessi, sono ancora le Regioni meridionali a far registrare (monosala a parte, che accusano indistintamente cedimenti su tutto il territorio) incrementi su tutta la linea, compresi cioè gli impianti tra 2 e 4 sale che risultano invece in calo negli altri due bacini.

Fra il 2007 e il 2012 è l'esercizio del Mezzogiorno (in parte congiuntamente a quello delle Regioni centrali) ad aver contribuito in modo decisivo a buona parte dell'evoluzione generata nel segmento, il cui numero medio di schermi per impianto si è consolidato oltre la quota di 3, mentre quello riferito ai soli multisala continua dal 2011 a progredire a piccoli passi ed è arrivato a 5,118 (tavola 8).
La crescita del rapporto sale-schermi al +20,09% trova la sua ragione principale nell'evoluzione del campione che nel corso degli anni si è rafforzato (in particolare sotto l'aspetto strutturale) e soprattutto nel fatto che diminuendo il numero di monosala del circuito cresce contestualmente quello dei multisala e quindi degli schermi che li compongono. In ogni caso viene certificata la supremazia, all'interno delle varie tipologie, di determinate carature. Per quanto concerne gli impianti da 2 a 4 schermi, si tratta in realtà di complessi dotati in prevalenza di 2 o 3 schermi essendo la media generale di 2,683; per i multisala da 5 a 7 schermi la taglia media (5,902) si sta sempre più assestando sulla conformazione a 6 schermi; per i multiplex emerge invece una sostanziale omogeneità, frutto di una sensibile concentrazione del cluster compreso fra 10 e 11 schermi, con un rapporto medio di 10,443 schermi a struttura.

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