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Report 2014
Report 2013
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Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

Approfondimenti

Istituzioni

Associazioni

Produzione

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fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
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Terza parte - Le risorse del settore
Politica industriale capitali e cespiti aziendali
Capitolo 5 - Il ciclo degli investimenti

E' una legge dell'economia: se l'attività produttiva cresce più velocemente delle risorse economiche impiegate e generate, il valore per unità di prodotto scende in misura inversamente proporzionale. Il fenomeno può essere congiunturale, ma se si protrae nel tempo rischia di diventare endemico, cioè strutturale, e assume contorni preoccupanti. In linea con l'evoluzione dell'industria cinematografica europea e del resto del mondo, quella italiana nel corso degli ultimi cinque anni ha aumentato progressivamente la produzione di film, passando dai 131 titoli realizzati nel 2009 ai 201 del 2014, con una crescita indubbiamente confortante, pari al 53,43%. Nel primo triennio questo sviluppo era stato sostenuto con un apporto di capitali adeguato. Dal 2009 al 2011 il ciclo degli investimenti presenta un andamento sostanzialmente stabile – 439,5, poi 424,0 e quindi 423,1 milioni di euro – e lineare rispetto all'incremento delle opere prodotte, da 131 a 155, a prova di un graduale consolidamento della struttura d'impresa, diventata per la maggior parte costituita da società di capitali in grado di creare maggiore occupazione (come documentato nei capitoli della sezione Il mercato del lavoro). In corrispondenza di un ideale equilibrio dei fattori produttivi – e pure a fronte di una crisi economica che sta provocando un passaggio da una fase di stagnazione a una di incipiente recessione – nel 2012 il monte risorse era salito fino a 493,1 milioni di euro, posti al servizio di 166 film. L'inversione di tendenza è maturata nel 2013: il numero delle opere è cresciuto di un'unità, ma l'impiego di capitali è crollato quasi di un terzo (-32,08%) a quota 334,9 milioni di euro. A marcare virtualmente la completa rottura della catena del valore, l'ultima stagione dell'industria nazionale registra lo scambio dei volumi delle variazioni: -3,43% per gli investimenti, scesi a 323,4 milioni di euro, e +20,36% per la realizzazione di opere, che hanno raggiunto il record storico di 201. Al netto della congiuntura economica negativa e del trend ascensionale della produttività cinematografica – entrambi elementi di fondo dello scenario internazionale – non sembra facile individuare una chiave di lettura univoca. Anche perché il cinema italiano, al pari di quello europeo, sta tuttora camminando su una linea spartiacque. Dovendo traslarne l'evoluzione in sceneggiatura, occorrerebbe probabilmente ripensare alla biblica separazione delle acque raccontata nel Libro dell'Esodo e ricostruita sul grande schermo (quale probabile primogenitura degli attuali effetti speciali) da Cecil B. DeMille nel lontano 1956 per il suo The Ten Commandments (I dieci comandamenti).

 

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