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Report 2014
Report 2013
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Report 2010
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Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Terza parte - Le risorse del settore
Politica industriale capitali e cespiti aziendali
Capitolo 5 - Il ciclo degli investimenti
Una catena a valore frazionato

Da una parte, sul piano industriale, la digitalizzazione ha virtualmente frazionato i costi sia della cosiddetta produzione caratteristica sia della commercializzazione, in quanto si è innestata, alimentandole ulteriormente, sulla multimedialità dei canali di diffusione e sulla moltiplicazione dei format dell'offerta di prodotto e delle modalità di consumo, attraverso le quali tende a configurarsi un nuovo mercato, parallelo a quello delle sale, ma anche autonomo da norme e convenzioni che hanno fin qui regolamentato i diritti di sfruttamento delle opere audiovisive.
Dall'altra parte, sotto il profilo finanziario, si intersecano tre cambi di passo che portano a destrutturare il cosiddetto capitale di rischio. Alla ricerca di pari condizioni competitive continua a intensificarsi, soprattutto attraverso l'applicazione del credito d'imposta, la disponibilità di contributi, agevolazioni e incentivazioni da parte delle istituzioni pubbliche (comunitarie, governative, federali e locali). Appare inoltre costante la crescita contestuale – grazie anche al product placement – delle forme di collecting delle risorse economiche a sostegno dei progetti.
L'entrata in scena degli operatori multimediali e dei gestori della multicanalità contribuisce altresì ad ampliare la platea dei soggetti in campo e le opportunità di compartecipazione alla realizzazione di prodotti fondamentalmente filmici (in vigenza della regola del cosiddetto "prioritario sfruttamento in sala", condizione necessaria per beneficiare dei fondi pubblici), nonostante un concept originato in molti casi alla luce e nello scenario dell'oggettivo sviluppo della società connessa, con nuove piattaforme, servizi, device di distribuzione, e della domanda di nuovi ulteriori contenuti (a volte, in realtà, più propriamente alternativi). È in questo range di profili progettuali che si inserisce il riferimento alla dichiarazione di Andrea Mazzarella del gruppo artistico Terzo Segreto di Satira (e riportata come incipit solo in forma sintetica): «Il web ci ha aperto una strada difficile, ma possibile. Convivi con pochi mezzi, ti abitui a scrivere cose terrene, realizzabili. Però arrivi ovunque e soprattutto puoi produrre per la TV con un investimento minimo... Fossimo cresciuti negli anni Novanta avremmo avuto bisogno di milioni di investimento».
In linea teorica il più ampio spettro di raccolta delle risorse dovrebbe favorire la risposta al fabbisogno finanziario dell'industria (e di conseguenza all'espansione dei piani di produzione), come si era in effetti verificato nel 2012 e come sembra essere formalmente accaduto sul piano pratico anche nel 2013 (tavola 1). Se nel 2014 il totale delle risorse impiegate dal comparto per tutta la produzione di nazionalità italiana è sceso rispetto al 2012 di oltre un terzo (-34,41%, variazione equivalente a quasi 170 milioni di euro), nell'arco degli ultimi dodici mesi si è invece abbassato, come detto, solo del 3,43% (quota corrispondente a 11,5 milioni di euro). E il monte capitali a supporto dei film d'iniziativa italiana – sostanzialmente stabilizzato già dal 2010 e fino al 2013 su valori compresi fra il minimo di 254,7 (2010) e il massimo di 258,1 milioni di euro (2011) – nel 2014 è effettivamente aumentato del 4,85%, raggiungendo i 270,3 milioni di euro.

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In concreto, però, nell'ultimo biennio si è assistito in via prioritaria e in misura preponderante, alla dilatazione delle iniziative e dei progetti, sulla base di business plan implementati – a quanto è dato vedere – con una provvista di fondi estremamente inferiore agli standard convenzionali e, soprattutto, con un livello tanto contenuto da non poter rivestire alcuna valenza in termini di leva finanziaria (come attestano peraltro anche i flussi di capitali illustrati nel capitolo successivo, con un apporto privato in evidente stato di inedia a fronte del più prospero contributo di natura pubblica). È come se a una fonte di approvvigionamento più diversificata abbia corrisposto una minore entità dei singoli conferimenti, senza la possibilità – una volta frazionato il rischio d'investimento – di creare valore aggiunto.
È maturato così, attraverso un processo di compressione degli investimenti e dei costi di "lavorazione" per unità di prodotto, un frazionamento della catena del valore che desta profonde perplessità. Risultano eloquenti le cifre inerenti il costo industriale medio dei film di produzione italiana (tavola 2), in caduta sia complessiva, sia, per il secondo anno consecutivo, nella scomposizione fra opere d'iniziativa italiana e 100% nazionali. Altrettanto significativa si mostra la riduzione sul fronte delle co-produzioni minoritarie con partner esteri (che solo nell'ultimo anno mostra una riduzione di quasi 4,5 milioni a budget, equivalenti a un decremento del 63,91%, oltretutto su un novero di titoli sceso da 11 a 7), dal momento che da sempre in tutto il settore europeo è il cluster d'attività a maggiore intensità di capitali impiegati.

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