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Report 2014
Report 2013
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Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Terza parte - Le risorse del settore
Politica industriale capitali e cespiti aziendali
Capitolo 5 - Il ciclo degli investimenti
L'insostenibile leggerezza dei budget

Nel quadrante complessivo del ciclo degli investimenti, nel 2013 emergeva un dato che appariva di particolare valenza: pur a fronte di un'iniezione di capitali sul mercato nettamente inferiore all'anno precedente, la produzione nazionale mostrava nella sua globalità un costo medio superiore al 2012, con il ritorno sopra la soglia di 2 milioni di euro dopo un biennio in cui si era attestato al piano di sotto. In questo risultato sembrava rispecchiarsi il consolidamento strutturale dell'industria del cinema nazionale, soprattutto alla luce di quanto fossero ampie le distanze che separavano i valori della dotazione di risorse economiche fra il 2012 e il 2013. Nel 2014 lo stesso costo medio è però precipitato al livello più basso – 1,61 milioni di euro – di tutti gli anni Duemila.
Già allora, guardando ai volumi dei progetti realizzati di anno in anno e alle dimensioni "fisiche" dei loro business plan si osservava tuttavia una straordinaria crescita delle iniziative cosiddette low budget, varate con una struttura di costi inferiore o pari a 200mila euro. Erano cinque nel 2007 – su un totale di 90 titoli arrivati al visto censura – e con una progressione scalare nel 2013 erano diventate 53, pari al 34,19% dei 155 film censiti. Le altre due fasce dimensionali – da 201mila a 1,5 milioni di euro e oltre 1,5 milioni di costo – avevano pertanto visto scendere il loro apporto al monte titoli al 65,81%. Il fatto che nel 2013 l'investimento medio dei progetti a più basso budget si fosse irrobustito toccando il suo apice di 115,5mila euro, contro gli 83,0mila dell'anno precedente, pareva il segno di un comparto in particolare fermento e capace di cogliere il frutto della moltiplicazione delle opportunità offerte dal mercato. Fenomeno, questo, sottostante alla più solida produzione a medio ed elevato budget, parzialmente in regressione, ma nell'ambito di standing d'investimento fondamentalmente adeguati in considerazione dell'andamento generale dell'economia e delle attività industriali del Paese.
I dati 2014 segnalano invece che l'orizzonte indotto da quella visione andrebbe capovolto. La classe low cost ha stabilito un primato per numero di opere, arrivato a 69, e per incidenza sul totale di quelle d'iniziativa italiana: 35,56%. Di conseguenza è calata la quota delle due fasce superiori (sotto il 65%), ma a causa soprattutto del depauperamento del bacino ad alto budget, che nonostante la stessa quantità (56) di titoli del 2012, è passata dall'essere la più rappresentata (35,89%) a quella con la minore consistenza (28,86%).
Sul piano del fabbisogno finanziario si può constatare che il peso relativo delle risorse drenate dai progetti di piccolo cabotaggio si è ristretto dal 2,19% del 2013 all'1,97% del 2014 e che al tempo stesso si è registrato un imponente travaso di spese dall'alveo oltre 1,5 milioni, "vittima" di una cessione di oltre 6 punti percentuali del monte capitali al piano inferiore. Sono questi in sostanza gli indici che valgono a delineare l'andamento del comparto nel suo complesso.

 

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