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Report 2014
Report 2013
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Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

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Terza parte - Le risorse del settore
Politica industriale capitali e cespiti aziendali
Capitolo 5 - Il ciclo degli investimenti
In quali classi viaggia il film italiano

Nel quadro della volatilità che caratterizza molte stagioni dell’industria cinematografica e del peso determinante che il numero variabile dei progetti di maggiore spessore in lavorazione può esercitare sui volumi della provvista finanziaria annuale, assume in assoluto maggiore rilievo il trend dei piani finanziari delle opere più strutturate, quelle che gli addetti ai lavori considerano film "veri". L’ulteriore segmentazione dei budget per classi di costo (tavola 4) avvalora la sensazione di un cinema italiano in difficoltà nel difendere il suo benchmark più rappresentativo in termini di qualità, di successo al box office e di competitività sul piano internazionale.

cap04-04

Nel 2014 soltanto 25 opere sono state realizzate con budget superiori a 3,5 milioni di euro, in quella che può essere considerata la business class della produzione filmica, al cui interno si collocano ad esempio i titoli che concorrono alle nomination per gli Oscar o che possono competere con la concorrenza straniera nei concorsi di maggior prestigio come è accaduto all’ultimo Festival di Cannes dove sono stati presentati Youth La giovinezza (2015) di Paolo Sorrentino, Mia madre (2015) di Nanni Moretti e Il racconto dei racconti Tale of Tales (2015) di Matteo Garrone. Il totale parla di meno tre rispetto all’anno precedente e di meno nove sul 2012, con una riduzione nel triennio sul numero totale di titoli dal 22,67% al 12,89%. È fra l’altro lo stesso cluster dei progetti di maggiore impegno e impiego di risorse da cui provengono i titoli nazionali in grado di riscuotere incassi multimilionari al box office.
A colpire è soprattutto la perdita d’incidenza sul totale degli investimenti, passata dal 67,56% al 53,36%: oltre 14 punti percentuali che suonano come altrettanti punti di penalità o di handicap se si trattasse di giocare a golf. È uno scarto che tradotto in costi medi a film appare più relativo, con una differenza dello 0,97% sul 2013, se non fosse che rispetto a due anni prima diventa pari al 12,86%. E dal momento che i film prodotti in questa fascia di costo sono diventati soltanto 25, in termini di monte investimenti i differenziali cambiano pesantemente dimensione, salendo rispettivamente a -4,78% e addirittura a -35,93%.
L’unico dato positivo riguarda la classe di costo compresa fra 2,5 e 3,5 milioni di euro, che per 12 opere (una in meno del 2013) ha raccolto 35,5 milioni di euro, con un aumento del 21,03% e un piccolo incremento dell’investimento medio a film dello 0,86%, ma si tratta di un progresso che raffigura solo una faccia della medaglia. L’altra è rappresentata dal range sottostante da 1,5 a 2,5 milioni, che in pratica ha "assorbito" la produzione di 4 opere persa dalle due classi superiori impiegando tuttavia un volume di risorse in pesante deficit rispetto ai dodici mesi precedenti (-7,36%).

 

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