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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Terza parte - Le risorse del settore
Politica industriale capitali e cespiti aziendali
Capitolo 6 - Il flusso e l'impiego di capitali
Tutto il valore aggiunto delle risorse estere

Volendo individuare le principali difficoltà respiratorie del cinema italiano non si potrebbe non sottolineare come negli ultimi tre anni al film nazionale sia venuto a mancare in primo luogo proprio questo ossigeno. Lo dicono le cifre: da 152,9 milioni di euro del 2012 le risorse private straniere si sono per inedia quasi dimezzate a 81,3 milioni nel 2013 (-46,82%) e nell'ultimo anno sono scese a 42,1 milioni (-48,21%), con una parziale immissione riparatrice di 16,71 milioni in regime di tax credit a favore di film stranieri (tavola 7). Contestualmente le co-produzioni si sono ridotte da 37 del 2012 a 29 nei dodici mesi seguenti e quindi a 21 nel 2014, e in particolare quelle d'iniziativa straniera sono state falcidiate da 16 a 11 (più una paritaria) e infine a 7. Come colpito da una fortissima anemia, il loro budget medio di 9,99 milioni di euro del 2012 (l'anno precedente era stato di 9,40 milioni) si è ridimensionato a 7,02 milioni nei dodici mesi successivi, per finire poi quasi prosciugato a 2,53 milioni nel 2014.

cap06-07

Appare tuttavia restrittivo considerare l'apporto estero, soprattutto per quanto riguarda le co-produzioni minoritarie d'iniziativa straniera, quale parte semplicemente aggiuntiva al monte risorse del cinema italiano. Perché in realtà rappresenta un volano per incrementare il valore aggiunto di tutta la produzione complessiva. Non va dimenticato che nel corso della prima metà degli anni Ottanta il cinema inglese si trovava praticamente in coma farmacologico (sole 36 e 24 opere realizzate nel 1980 e nel 1981) e ha ripreso le sue funzioni vitali unicamente grazie al prepotente ritorno delle majors di Hollywood a operare negli studios di Londra. Ugualmente, il comparto francese accusa le sue principali flessioni ogni qualvolta si allenta l'impegno economico degli operatori stranieri, con ripercussioni dirette sulle esportazioni, che rappresentano un grande punto di forza della sua economia (la penetrazione nei mercati esteri dei film francesi – esulando dai titoli inglesi a matrice USA – è pressoché incomparabile a quella delle altre cinematografie europee). Ed è con le co-produzioni che Germania e Spagna sorreggono i loro livelli produttivi. Negli ultimi quattro anni i film 100% tedeschi risultano 312 contro 268 co-produzioni (147 delle quali minoritarie) e i titoli 100% spagnoli sono 217 rispetto ai 297 co-prodotti (117 dei quali per iniziativa straniera).

Il vero problema dell'apertura internazionale. Proprio l'andamento dei flussi e dell'impiego di capitali al servizio della produzione è all'origine dell'impegno collettivo che da ormai due anni la Direzione Generale Cinema del MiBACT, MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico), ICE-ITA (Italian Trade Agency), ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e APT (Associazione Produttori Televisivi) hanno assunto considerando l'internazionalizzazione quale autentica sfida da affrontare nell'obiettivo di sviluppare il comparto. Ai fondi già attivi per il sostegno dei film in co-produzione con Argentina, Brasile e Francia (quest'ultimo ulteriormente rafforzato) ne sono stati istituiti altri con Germania e Canada, mentre si sono aggiunti nuovi accordi bilaterali con Cina e Cuba. A metà 2014 è stato inoltre elevato da 5 a 10 milioni di euro annui il credito d'imposta per film stranieri girati in Italia, riguardante non più le singole opere ma ogni operatore nazionale che ne realizzi, su commissione estera, la produzione esecutiva (su uno stesso titolo possono pertanto convergere più produttori italiani e tax credit più consistenti)5.

5Il Decreto Legge numero 83 emanato il 31 maggio 2014 dal MiBACT-Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo "Art Bonus"), a firma del Ministro Dario Franceschini, è stato convertito il successivo 29 luglio nella Legge numero 106 "Credito d’imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura Art Bonus".

 

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