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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Terza parte - Le risorse del settore
Politica industriale capitali e cespiti aziendali
Capitolo 6 - Il flusso e l'impiego di capitali
Quali capitoli di spesa incidono sulla produzione

Al pari delle altre fonti di approvvigionamento, l'apporto di risorse attraverso la leva dell'agevolazione fiscale incide in misura diversa secondo le classi di costo delle opere e può avere impatti di consistenza inversamente proporzionali alle dimensioni dei loro piani di finanziamento8
Quando si parla di budget ci si riferisce peraltro ai puri costi industriali, cioè quelli da sostenere fino a quando viene girata l'ultima scena sul set. Si tratta di oneri che vengono generalmente suddivisi in tre ordini: remunerazioni (ossia i compensi per tutte le risorse professionali delle aree artistiche, creative e ideative e di quelle tecniche operative, organizzative e amministrative); mezzi tecnici (attrezzature e materiali); servizi di ripresa (scenografie e costumi, alloggi, trasporti, coperture assicurative, catering e altre forniture al servizio del cast e di tutto il personale di troupe).

Dai primattori al catering. Tali costi non sono facilmente quantificabili e l'unica indicazione di massima proviene dalle rilevazioni del CNC, che avendo il controllo su tutte le attività del comparto può riscontrare le varie voci di spesa. Riguardo ai 203 titoli d'iniziativa francese del 2014 ha ad esempio calcolato nel 57,95% (dei 925,06 milioni di euro totali, comprensivi di 194,96 milioni di investimenti esteri) la quota media di fabbisogno destinata alle retribuzioni, nell'11,44% quella legata alla dotazione dei mezzi tecnici e al 30,61% quella sostenuta durante le riprese. È interessante notare fra le prime come, al netto del 12,12% versato per coprire gli oneri contributivi e sociali di tutte le persone coinvolte nella lavorazione, il cast artistico pesi per l'11,41% (ma in anni precedenti la percentuale era salita anche al 12,15% e al 13,22% nel 2014), contro il 9,78% delle voci di uscita a compensazione di tutti i diritti d'autore riconosciuti per l'ideazione del soggetto (fra cui il 4,40% relativo alla scrittura e sceneggiatura delle opere), il 5,04% quale remunerazione dei responsabili della produzione esecutiva e il 19,60% versato per retribuire le prestazioni di tutti gli altri tecnici, operatori e maestranze impegnati nella realizzazione. In particolare, per quanto riguarda i cachet del cast artistico, è risultato che la parte dedicata agli attori protagonisti vale il 7,07% rispetto all'1,58% riservata agli interpreti degli altri ruoli secondari e allo 0,83% pagato alle agenzie di casting.
Anche queste voci di spesa, come detto a proposito delle fonti di copertura, variano di dimensione in relazione alle diverse classi di costo e pure al genere delle opere stesse. Nei lungometraggi che vedono impegnati attori di grande successo nei ruoli di protagonisti, i compensi per gli interpreti di primo piano possono arrivare a superare anche la quota del 20%, così come determinati titoli d'azione o avventura richiedono a volte investimenti di natura tecnica estremamente elevati. Il regista Matteo Garrone ha rivelato ad esempio che alla sola realizzazione degli effetti speciali per il suo ultimo titolo Il racconto dei racconti Tale of Tales sono stati riservati 2 dei 12 milioni di euro del business plan complessivo9.

8Tenendo conto delle dimensioni delle rispettive classi di budget, il trend delle quote di copertura finanziaria secondo gli ordini di grandezza dei progetti non appare molto dissimile tra Italia e Francia. Un'indicazione proviene dalle rilevazioni del CNC sull'origine degli investimenti che nel 2014 hanno concorso a finanziare le nuove produzioni d'iniziativa francese. Nella classe di budget fino a 1 milione di euro il produttore contribuisce alla realizzazione della propria iniziativa per il 67,0%, contro il 34,4% di chi opera nel livello superiore fino a 4 milioni di euro, il 32,1% di chi avvia progetti del cluster 4-7 milioni e il 24,4% delle società impegnate in film con business plan da 7 milioni in su. A parziale compensazione agiscono i contributi pubblici, che passano dal 18,1% al 16,3%, poi al 6,2% e quindi al 5,2% per le produzioni maggiori, mentre inversamente proporzionale risulta la pre-vendita dei diritti (distribuzione, home video, estero), con corrispettivi che salgono dal 4,3% al 6,8%, quindi al 12,1% e al 25,0%. Altre due fonti di finanziamento seguono invece un andamento in ascesa scalare nei primi cluster di budget per poi scendere in quelli di maggior spessore: la partecipazione dei network televisivi sotto forma di co-produzione e pre-acquisto dei diritti di programmazione (che schizzano dallo 0,5% al 29,3% e al 40,8% per ridursi poi al 37,4%) e quella di investitori esterni attraverso il credito d'imposta, che progredisce dall'1,8% al 5,3% e scende poi al 4,9% e infine al 2,9%. L'ultimo flusso di risorse perviene dalle co-produzioni con partner esteri e incide in misura alternante, con percentuali dell'8,4% e dell'8,0% nelle prime due fasce di costo contro il 3,9% e il 5,0% in quelle oltre i 4 e i 7 milioni di euro.
9N. Aspesi, L'ora, in «la Repubblica», 18 maggio 2015.

 

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