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Report 2014
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Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

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Istituzioni

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Produzione

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tertio millennio film fest
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Quarta parte - L'intervento pubblico
Istituzioni territori e fattori sociali
Capitolo 7 - Il sostegno centrale

Scorrendo la serie di interventi adottati negli ultimi mesi dai governi europei per rafforzare il sostegno all'industria cinematografica si potrebbe soccombere a quella sindrome da "vertigine della lista" cui il semiologo Umberto Eco ha dedicato – intitolandolo così – un lungo saggio1. In Inghilterra, con l'inizio del 2015, l'aliquota prevista dal sistema di tax relief per gli investimenti in produzione è stata elevata dal 20% al 25% per un importo massimo di 20 milioni di sterline (27,39 milioni di euro) a film e la sua applicazione è stata estesa anche a tutti i prodotti audiovisivi destinati al pubblico infantile. In Francia l'Assemblea Nazionale ha approvato l'emendamento che eleva dal 20% al 30% il credito d'imposta riconoscibile alle opere cinematografiche e audiovisive, dal 20% al 25% quello concedibile ai filmati d'animazione e ancora dal 20% al 30% (con un massimale portato da 20 a 30 milioni di euro) il ricorso al CII-Crédit d'impôt innovation per le spese di lavorazione e realizzazione da parte di operatori stranieri. In Spagna nell'autunno 2014 gli ambiti d'applicazione degli incentivi fiscali sono stati ampliati del 5%: ora possono essere investite risorse in regime di tax credit per il 20% sul primo milione di euro e per il 18% per gli ulteriori conferimenti fino a un importo massimo di 2,5 milioni a titolo e, per le co-produzioni o le realizzazioni estere il ricorso all'agevolazione è consentito fino al 15% dei costi sostenuti sul territorio. In Ungheria il governo ha aperto l'accesso al credito d'imposta anche alle produzioni audiovisive degli operatori via cavo e satellite, allineandosi a quello polacco che già riconosceva loro l'eleggibilità ai contributi del Polish Film Fund centrale e degli altri 11 Fondi Regionali. L'Italia da parte sua ne ha esteso l'attribuzione a tutto l'ambito audiovisivo per produzioni nazionali o straniere destinate alla televisione e alla diffusione via web; ha alzato, come descritto nel capitolo precedente, da 5 a 10 milioni di euro annui il credito d'imposta massimo concesso ai produttori esecutivi italiani (possono essere più di uno a opera) che girano, su commissione estera, film stranieri sul territorio nazionale; ha inoltre deliberato per le sale storiche esistenti almeno dal 1° gennaio 1980 il ricorso a questa leva fiscale per il biennio 2015-2016 nella misura del 30% dei costi sostenuti per il relativo ripristino o adeguamento tecnologico, fino a un massimo di 100mila euro per ogni struttura d'esercizio. Ma il fermento d'iniziative da parte delle istituzioni centrali non coinvolge solo i Paesi dell'Unione europea. In Russia il Ministero della Cultura ha dotato il Russian Cinema Fund per il 2015 di 74 milioni di dollari (84,02 milioni di euro) destinandone il 77,02% (64,72 milioni di euro) ai progetti "culturalmente e socialmente significativi", tuttavia in base a questo discrimine ha già accantonato per future assegnazioni il 40% dei fondi non distribuiti nel 2014. E in Turchia il tax credit è stato introdotto a fine 2014 dopo l'approvazione della "Cinema Law", la nuova – e prima – legge del Paese sul cinema. Al fenomeno d'espansione delle forme e degli strumenti di intervento pubblico per lo sviluppo dell'industria cinematografica e audiovisiva ha dedicato, alla fine del 2014, una ricerca anche l'EAO-European Audiovisual Observatory. Focalizzato su 17 Paesi dell'Unione europea, il survey mostra come i sistemi d'applicazione delle agevolazioni fiscali siano più che raddoppiati nel corso degli ultimi sei anni: ai 12 operativi fra il 2005 e il 2008 se ne sono aggiunti 9 nei tre anni successivi e altri 5 nell'ultimo triennio fino a diventare 26, ossia più di 1,5 a Paese tra forme di credito d'imposta e detassazione (tax shelter). La ricerca sottolinea inoltre come il sostegno statale attraverso l'erogazione di contributi diretti sia rimasto pressoché stabile (per tipologia di sovvenzioni e ammontare degli stanziamenti), a fronte dell'espansione degli aiuti tramite il credito d'imposta e della contestuale, seppure più contenuta crescita del supporto da parte delle istituzioni regionali e delle amministrazioni locali2.

1U. Eco, Vertigine della lista, Bompiani, Milano 2009, 408 pagine. Il riferimento metaforico all'opera di Eco è stato suggerito dall'incipit dell'editoriale di Frédérique Bredin, presidente del CNC-Centre national du cinéma et de l'image animée, a presentazione del Bilan du CNC 2014.
2Impact analysis of fiscal incentive schemes supporting film and audiovisual production in Europe, realizzato dalla società di ricerca e consulenza inglese Olsberg | SPI, con sede a Londra, su commissione dell'EAO-European Audiovisual Observatory di Strasburgo (132 pagine). Già nel 2008 British Council Film e British Film Commission avevano fatto condurre alla stessa società di analisi un survey su piano internazionale teso a monitorare la "competitività" del sistema di tax relief inglese rispetto alle opportunità offerte da altri dieci Paesi ad alta intensità di produzioni estere (A Comparison of the Production Costs of Feature Films Shot in Ten Locations Around the World, settembre 2008).

 

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