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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Quinta parte - Il mercato della domanda
Spesa consumi ingressi e incassi
Capitolo 8 - La risposta del pubblico
Le ricadute economiche sul film italiano

In base ai dati disponibili, sul trend non propriamente felice dell'attività nel 2014 sembra riflettersi direttamente anche l'andamento del film italiano. La sua quota di mercato è infatti passata dal 31,16% al 27,76% in fatto di presenze e dal 30,64% al 27,19% per quanto concerne gli incassi. Anche in questo caso occorre tuttavia considerare i differenziali aggiuntivi generati nel 2013 dal boom di Sole a catinelle, in grado di realizzare l'8,22% degli incassi dell'anno e di richiamare al botteghino l'8,38% di tutti gli spettatori. Se dagli esiti delle due stagioni venissero sottratti gli apporti dati dai due rispettivi leader nazionali (nel 2014 è stato Un boss in salotto, secondo assoluto al box office in virtù dei 12,31 milioni di euro incassati e delle 1,88 milioni di presenze accumulate) il bilancio cambierebbe di segno finendo per diventare di gran lunga positivo.

Un listino orfano di campioni d'incasso. In realtà anche il profilo delle "prestazioni" per la distribuzione domestica si presenta in chiaroscuro. Pur vantando una seconda opera nella "Top five" annuale (Il ricco, il povero e il maggiordomo, collocatasi al quinto posto) e nonostante abbia cumulato il più alto numero di sempre (45) di titoli con incassi superiori a 1 milione di euro, la produzione nazionale ha totalizzato con i suoi 45 capofila il minore incasso dal 2007 in poi, pari solo al minimo già raggiunto nel 2012 (137,91 milioni di euro), ma con soli 17 prodotti. E soprattutto la resa media al box office dei suoi prodotti "milionari" si è abbassata al livello di 3,06 milioni pro capite, mentre negli interi anni Duemila non trovava riscontri inferiori a 4 milioni (tavola 5).

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Ma vi sono segnali d'innovazione. È confortante invece, secondo la percezione diffusa fra gli operatori, che la stagione 2014 sia stata contrassegnata dalla ricerca di progetti di qualità in grado di prestare maggiore attenzione al mercato internazionale (con realizzazioni effettuate direttamente in lingua inglese e con cast non esclusivamente italiani) e soprattutto capaci di diversificare il genere di offerta che caratterizza tradizionalmente le opere Made in Italy, spaziando dal fantasy alle avventure dei supereroi per ragazzi, dal biopic letterario alla commedia-thriller. I riferimenti più evidenti sono rivolti a Il ragazzo invisibile e Italy in a Day Un giorno da italiani, entrambi di Gabriele Salvatores, Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, Il giovane favoloso di Mario Martone, ai quali ha fatto seguito Il racconto dei racconti Tale of Tales di Matteo Garrone presentato in concorso all'ultimo Festival di Cannes (ma già sul finire del 2013 si erano avvertiti i primi segnali della ricerca d'innovazione con La mafia uccide solo d'estate di Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, e Salvo di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza).
«Film difficili, guardati con sospetto da produttori e distributori, ma apprezzati dal pubblico, più aperto e moderno di quel che si crede», secondo la definizione del regista Giuseppe Tornatore, che sembra riecheggiare un giudizio ribadito spesso da Pier Paolo Pasolini su un convincimento che riteneva molto diffuso nella comunità artistica e professionale del film italiano: «Accusare il pubblico a priori d'ignoranza è un'iniziativa di per sé ignorante. Occorre prescindere da giudizi culturali applicati all'uomo medio per realizzare un film». E lo stesso Salvatores ha confessato: «Quando hai la botta di fortuna di vincere un Oscar senza capire perché, come è successo a me nel 1992 con Mediterraneo, superato il senso di colpa perché in lizza c'erano dei giganti, hai il superpotere di una grande responsabilità e puoi avventurarti nelle cose che agli altri non lasciano fare»1.
Come dimostrano le fluttuazioni stagionali, la risposta del pubblico non è mai un dato acquisito e non garantisce rendite di posizioni stabili, tuttavia il responso della sala – cui sono legati core business e trend del grande schermo – rappresenta il focus del mercato della domanda su cui si basano strategie di produzione, programmazione e scelte della sua offerta. I primi riscontri sono stati considerati favorevolmente promettenti, ma quella del cinema non è mai stata un'attività a lunga pianificazione, indotta dai sussulti dei risultati a operare quasi sempre sul breve termine. Si tratta quindi di verificare fino a che punto riuscirà a svilupparsi una diversa tendenza che, per consolidarsi, necessita di periodi a media scadenza.

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1Tornatore, passioni sul set: amore ai tempi di Internet, intervista al regista Giuseppe Tornatore, a cura di Giuseppina Manin (in «Corriere della Sera», 30 novembre 2014); P.P. Pasolini, I film degli altri, a cura di T. Kezich (Guanda Editore, Parma 1996); Salvatores inventa il supereroe italiano, intervista al regista Gabriele Salvatores, a cura di Valerio Cappelli (in «Corriere della Sera», 2 dicembre 2014).

 

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