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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Quinta parte - Il mercato della domanda
Spesa consumi ingressi e incassi
Capitolo 8 - La risposta del pubblico
Tra gli italiani e il cinema c'è feeling

A fronte di questo panorama non appare del tutto legittimo sospettare che il pubblico si sia disaffezionato nei confronti della visione in sala e abbia tradito il cinema. Il core business del sistema theatrical continua ad apparire in stretta dipendenza dalla natura e dalla tipologia dell'offerta. Sembra del tutto credibile quanto sostiene ad esempio il regista inglese Peter Jackson, autore della serie di film dedicati alla saga di Tolkien: «Cent'anni fa si facevano film silenziosi, in bianco e nero e in 16 frame. Oggi viaggiamo sui 48 fotogrammi al secondo. Il pubblico ha un'offerta massiccia su tablet e telefonini. Per l'industria del cinema è importante che la gente vada nelle sale. L'esperienza dev'essere più eccitante e unica possibile»2. L'affluenza 2014 stimata dalla SIAE – prima delle verifiche conclusive – in 100.100 milioni di ingressi nell'anno (e le proiezioni sull'anno in corso stimano oltre 110 milioni di biglietti e 700 milioni di euro di incassi) conferma che il cinema resta la forma d'intrattenimento preferita dagli italiani. Nessun altro tipo di spettacolo o attività socioculturale riesce a richiamare nel corso dell'anno un numero di spettatori in qualche misura comparabile.

Cosa dicono i dati Istat. L'ultima indagine sugli Aspetti della vita quotidiana degli italiani, condotta dall'Istat su scala regionale, ha inoltre registrato un sensibile incremento nel 2014 degli indici di consumo: 47,8 persone su 100 hanno scelto di vedere almeno un film (contro le 47,0 censite nel 2013), sono 27,9 quelle che hanno visitato mostre e musei, 25,2 che hanno assistito a un evento sportivo, e 19,4 che si sono recate in discoteca o in altri locali da ballo (tavola 13). Insieme a teatro, attività concertistica di musica classica e manifestazioni sportive, il cinema mostra inoltre un trend ascendente, ma è l'unica forma d'intrattenimento a registrarlo in tutte le Regioni, dove peraltro primeggia con l'unica eccezione del Trentino-Alto Adige che vanta per musei e mostre un indicatore di fruizione del 44, contro quello di 43,7 per gli spettacoli cinematografici. L'indice complessivo pari a 47,8 è il risultato dei due valori attribuiti alle componenti maschili e femminili, corrispondenti a 49,2 e 46,4. Anche sul piano delle rilevazioni per genere il cinema resta a lunga distanza dalle altre tipologie di entertainment: al secondo posto per gli uomini viene lo sport, attestato a 34,9, mentre fra le donne si collocano musei e mostre con il 27,8.

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Quanto contano gli indici di fruizione. La distribuzione dei consumi regionali di cinema registra un numero di spettacoli per 100mila residenti molto più basso nelle Regioni meridionali rispetto a quelle settentrionali e – ancor più – a quelle centrali, così come sono nettamente inferiori i biglietti venduti per abitante, con una spesa a ingresso minore di 50 centesimi di euro a confronto della media nazionale e per una spesa complessiva di 7,55 euro all'anno per assistere a film in sala contro quelle di 16,11 e 15,32 euro del Centro e del Nord (la media nazionale è di 11,74 euro).
Anche l'indice di fruizione riscontrato in media nella macroarea del Mezzogiorno, pari a 44,8, è più contenuto di quelli rilevati nelle altre Regioni centrali e settentrionali, attestati a 53,3 e 47,1. E gli indicatori di densità degli schermi in relazione al numero degli abitanti nei diversi territori regionali denunciano nella distribuzione delle strutture della rete di vendita gap molto consistenti (sebbene i dati sul turnover di impianti e schermi segnalino un trend sostanzialmente positivo al Sud e l'inversione di tendenza di Nord e Centro, come riportato nel capitolo Grandi e piccoli schermi).
Occorre tuttavia basare l'osservazione dello sviluppo dei consumi di cinema (e dei loro eventuali squilibri territoriali) sulla reale intensità media di consumi e di spesa, più che in termini generali di fruizione complessiva da parte degli abitanti.

Il Sud investe più di Nord e Centro. Se da una parte le indagini sulla frequentazione delle sale assegnano ai comprensori del Sud valori assoluti (44,8) nettamente inferiori a quelli di Nord e Centro, dall'altra confermano tuttavia che per i loro abitanti il cinema rappresenta – allo stesso modo che nel resto d'Italia – la forma di intrattenimento di gran lunga preferita e praticata rispetto a tutte le altre attività di spettacolo o culturali. In base alla diversa intensità di fruizione risultano ovviamente di differente entità le risorse economiche che gli italiani delle tre macroaree destinano al consumo di film fuori casa, come dimostrano le rilevazioni dell'Istat (tavola 14).

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I dati in valori assoluti vanno però ponderati alla luce dei rapporti percentuali. E se si osservano le quote riservate al cinema rispetto al totale della spesa destinata all'intrattenimento (per una media nazionale corrispondente al 41,32%) si può constatare che le cifre non rispecchiano del tutto e in maniera appropriata lo stato effettivo delle cose. Perché in rapporto alla disponibilità di risorse da dedicare complessivamente all'entertainment artistico e culturale nelle varie parti d'Italia, risulta che in realtà sono proprio le Regioni meridionali a investire nel consumo di film una quota relativa di spesa decisamente superiore: il 47,27%, contro il 42,06% di quelle centrali e il 33,47% del Nord3. Il livello di frequentazione delle sale di proiezione nelle aree meridionali può in sostanza apparire modesto, tuttavia sul fronte della spesa per gli intrattenimenti gli stessi territori mostrano in realtà una predisposizione maggiore. Il Molise riesce persino a battere il budget già di per sé sostanzioso – pari al 62,35% del totale – della Valle d'Aosta, con il 66,13% della spesa dedicata al cinema, ma anche Basilicata (62,25%) e Abruzzo (60,45%) risultano assai generose nel dirottare verso le sale buona parte delle risorse destinate all'intrattenimento e qualche gradino sotto si collocano pure Marche (53,05%), Umbria (52,67%) e Calabria (50,66%). S tratta di valori nettamente superiori a quelli attribuibili ad altre circoscrizioni ritenute in genere più amanti dei film, come Puglia (54,75%), Emilia-Romagna (47,20%), Liguria (44,51%) e Piemonte (42,11%), fino ad arrivare agli indici inferiori di Lazio (41,42%), Toscana (41,07%), Campania (40,47%) e ancor più di Lombardia e Veneto, con i rispettivi abitanti che in media riservano il 34,73% o il 32,78%.

Il pubblico e la sua capacità di spesa. Perno centrale della distribuzione territoriale di consumo e fruizione dell'offerta di intrattenimento e, in particolare, di cinema resta in definitiva l'effettiva capacità di spesa del pubblico, in rapporto primario con il reddito disponibile e in subordine con la potenziale evoluzione delle sue decisioni di spesa e scelte d'investimento in materia di spettacolo, dalle quali dipende poi l'intensità di frequentazione. Sotto questo profilo le rilevazioni dell'Istat contribuiscono altresì a riaffermare il primato del cinema per capacità d'attrazione e livelli di fruizione in tutte le classi di età degli italiani, a eccezione delle ultime due – ossia da 65 a 74 anni e oltre i 75 – nelle quali è superato soltanto da musei e mostre (21,7 contro 21,6 nel primo caso e 8,7 contro 7,2 nel secondo) (tavola 15).
I dati riaffermano insomma la persistenza del cinema quale prevalente forma di intrattenimento e l'inversione di tendenza maturata nel 2014 rispetto al precedente triennio – secondo una curva che accomunava in fase discendente tutti i tipi di entertainment – nel livello di consumo. Dopo i progressi fatti registrare nel 2010 e nel 2011 – con i due miglioramenti consecutivi, prima da 49,6 a 52,3 e poi a 53,7 – nel 2012 l'indicatore era sceso a 49,8 e nel 2013 si era attestato alla quota di 47,0. La variazione positiva a 47,8 registrata nel 2014 sta a dimostrare come il pubblico non abbia affatto cambiato abitudini e consuetudini a sfavore del cinema, perché semmai è avvenuto esattamente il contrario.

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2Hobbit, ultimo atto. "Così la tecnologia diventa epica", intervista a Sir Peter Jackson, regista, autore della serie di film dedicati alla saga di Tolkien, a cura di Arianna Finos (in «la Repubblica», 3 dicembre 2014).
3Nella conferma del cinema quale forma di intrattenimento ineludibilmente preferita su tutto il territorio, resta da valutare quanto sia sviluppata nelle Regioni meridionali l'offerta di intrattenimento – soprattutto sotto l'aspetto della disponibilità di luoghi di spettacolo – e come il cinema possa eventualmente (pur ponendoselo) fare proprio il problema di ampliare il bacino di consumo (in base ad esempio agli indici di copertura per quanto concerne il mercato dell'esercizio, in termini di dotazione di sale e schermi) alla luce di una realtà dalle implicazioni socialmente articolate ed economicamente complesse. Se vi è in sostanza un'evidenza da considerare, in via prioritaria, nelle prospettive di sviluppo del mercato del cinema e nella valutazione delle eventuali politiche e delle strategie di marketing da pianificare, questa sembra riguardare in via prioritaria l'effettiva capacità di spesa del pubblico, in rapporto primario con il reddito disponibile e in subordine con la potenziale evoluzione delle sue decisioni e scelte d'investimento in materia di spettacolo e d'intrattenimento, dalle quali dipende poi l'intensità di frequentazione.

 

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