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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Sesta parte - Il sistema produttivo
Imprenditori attività e gestione d'impresa
Capitolo 9 - La società industriale
La classe imprenditoriale

Come in tutte le attività, fulcro dell'industria filmica è ovviamente l'imprenditoria che determina, insieme con il capitale e il lavoro, ma in misura decisiva, la possibilità o meno di avviare qualsiasi processo produttivo. Dato l'assetto della sua rete di aziende, confgurata essenzialmente da piccole società e microimprese secondo una caratteristica comune a tutto il sistema economico nazionale, la cosiddetta società dei cineasti è diffusamente percepita come una classe imprenditoriale a sé stante, come se fosse eternamente sospesa fra arte e spettacolo e assai poco ancorata a specifiche competenze di gestione aziendale e a tecniche manageriali. In realtà è proprio la rilevanza economica del business filmico, con le sue intrinseche implicazioni a rendere particolarmente arduo e complesso mostrare quante capacità richieda per conseguire risultati e bilanci in utile cercando con ogni nuovo progetto di interpretare i gusti del pubblico.

Una combinazione di asset. Il principale asset gestionale e patrimoniale sta proprio in questa combinazione di fattori economici applicati a contenuti artistici e culturali su uno dei mercati a più largo consumo in assoluto. E come in ogni settore, anche i produttori minori devono muoversi proporzionalmente nello stesso solco degli amministratori delle società più grandi e sulla stessa lunghezza d'onda. La loro consistenza è delineata sia dall'Istat sia dal repertorio Movimprese del Registro delle Imprese.
Nelle statistiche sulla struttura delle industrie e dei servizi e in quelle relative alle classi di addetti l'Istat riporta i dati secondo la tipologia delle risorse impegnate nella gestione aziendale, distinguendo fra operatori indipendenti e dipendenti diretti. Nella prima categoria sono identificati gli imprenditori e i titolari, denominati "indipendenti in senso stretto", e una piccola quota di familiari e coadiuvanti (che oscilla intorno all'1,5% e la definizione stessa ne lascia trasparire l'appartenenza alle unità di minori dimensioni) relativa ad altre persone coinvolte a vario titolo nella conduzione dell'impresa e classificate come "altri indipendenti" (tavola 9).

cap09-09

In queste rilevazioni si denota tuttavia il contrasto fra i dati riportati prima del Censmento 2011 e quelli successivi. La media di persone rilevate per società precipita da 1,14 del 2010 a 0,93 nel 2011 e a 0,84 nel 2012, un calo che attiene anche alla fascia delle imprese minori da 0 a 9 addetti, sebbene appaia difficile che una realtà imprenditoriale, per quanto di piccole dimensioni, possa sussistere oltre che con zero dipendenti anche con zero risorse umane, ossia senza la presenza di chi ne ha almeno formalmente la responsabilità operativa.

A chi è affidata la gestione societaria. Nel secondo caso invece sono definiti titolari esclusivamente gli operatori che costituiscono ditte individuali (il numero delle quali è pressoché coincidente con il totale delle aziende certificato dall'Istat nella classe 0-1 addetti). La condizione di soci o amministratori e l'attribuzione delle altre cariche sono invece rferite agli altri tre gruppi di classificazione del sistema camerale: società di capitali, società di persone, altre forme (tavola 10).

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Non va tuttavia dimenticato che all'interno delle imprese le persone possono assumere le qualifiche di socio o di amministratore così come possono essere anche nominate a determinate cariche (presidente, vicepresidente, consigliere d'amministrazione) e ricoprire quindi più ruoli: circostanza estremamente ricorrente nel cinema, dove la responsabilità patrimoniale è quasi sempre autoreferenziale sul piano operativo e la delega del potere di gestione all'eventuale management costituisce un'eccezione.

Sempre meno giovani. Sebbene di anno in anno risultino assai contenuti, gli scostamenti rilevati nel repertorio Movimprese segnalano sul medio termine, in progressione cadenzata, i mutamenti e gli assestamenti in atto relativi anche al genere e alle classi d'età della società imprenditoriale del cinema. Fra questi è evidente il graduale invecchiamento dei cineasti. Proprietari, gestori e dirigenti amministrativi con un'età superiore a 50 anni sono aumentati di oltre 6 punti percentuali fra il 2009 e il 2014 (e solo nel 2013 il divario si fermava intorno a soli 4 punti). Il fenomeno potrebbe essere addossato al naturale del trascorrere degli anni, ma più probabilmente è effetto di un diverso processo. Oltre a essere suffragata dalla contestuale regressione degli operatori trentenni e quarantenni, diminuiti nel computo totale di 990 unità (-9,50%) nel giro di un solo biennio, la costante crescita dell'età media degli azionisti e dei manager che guidano le società del cinema italiano sembra legata soprattutto al preoccupante sfoltimento dei ventenni, ossia di quanti, intraprendendo la loro attività con qualche incarico di responsabilità, dovrebbero andare a rafforzare e vitalizzare le fila dell'imprenditoria cinematografica.

Ma cresce la componente femminile. In valori assoluti anche la componente femminile si sta assottigliando, ma a causa della contrazione complessiva continua ad accrescere in misura sufficientemente percepibile la sua incidenza percentuale, in particolare fra le fgure che rappresentano la leadership della comunità professionale e di diretta operatvità, ossia in corrispondenza delle qualifiche di "titolari" e "amministratori".

Quanti sono gli azionisti italiani e stranieri. Per quanto concerne la proprietà delle società, il database del Registro delle Imprese fornisce nel 2013 alcuni riferimenti supplementari, relativi alle sole imprese che contano almeno tre addetti (tavola 11), a riguardo della tipologia del socio principale, cui è attribuita la proprietà e il controllo della gestione, e della nazionalità dell'azionista di maggioranza (o di quella prevalente se figurano più azionisti).

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Stante la netta prevalenza delle aziende di piccole dimensioni, la larga parte delle società (78,95%) fa capo a una persona fisica e fra queste compaiono anche 19 imprese con un numero di addetti compreso fra 50 e 249. Quelle controllate da enti pubblici sono solamente 3, mentre in un'azienda su cinque proprietà e controllo di gestione risalgono ad altri soggetti – istituti creditizi, gruppi finanziari o industriali – che ne detengono la maggioranza. Fra le 294 società partecipate direttamente da una holding 255 contano meno di 50 addetti, mentre nei cluster maggiori a porzioni molto più ristrette (in totale sono 39) corrispondono quote crescenti, pari al 62,96% nella classe 50-249 e al 100% nella fascia di oltre 250 dipendenti. A questa composizione corrisponde quasi fedelmente la distrbuzione secondo la nazionalità del socio principale in capo alle 51 imprese con azionisti di riferimento stranieri. Le percentuali salgono con l'aumento della tipologia dimensionale, quantunque il novero delle aziende con soci di maggioranza esteri resti contenuto: 51, pari al 3,51%.

 

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