cineconomy.com http://www.cineconomy.com/feed/ Cineconomy | Feed it-it Copyright 2017 Schermi spenti e buio in sala. Quei Cinema vuoti in cerca di futuro http://www.cineconomy.com/2010/eng/news.php?news=8403 Thu, 20 Apr 2017 17:14:21 +0200 cineconomy.com Da tre anni non ci sono fondi per riaprire le sale e non c'è una normativa. Nella nuova legge sono previsti soldi a disposizione per chi le riallestirà: ma finché non ci saranno i decreti attuativi, non si sa quanti siano e con quali modalità. Chi ha visto giocare Antognoni, chi ha visto in tv lo sbarco sulla Luna, ricorda anche tante sale cinematografiche a Firenze. Ma anche chi è più giovane, anche chi «Il ciclone» l'ha visto al cinema, se le ricorda. Le sale di Firenze. Vive, morte o soltanto svenute? Erano tante. E molte adesso, sono degli scatoloni vuoti in attesa di un futuro. Sono diventate, un po', le cantine - o le soffitte - della nostra vita di spettatori cinematografici. Ciak, Manzoni, Fulgor, Colonna, Supercinema, Nazionale, Goldoni. Andiamo a memoria, in una specie di mappa di Firenze, segnando idealmente con un pallino rosso le sale che sono vuote da anni. Non soltanto l'Eolo o l'Astra 2, o l'Ariston. Lo sono anche, e ognuna ha una sua storia, ognuna una situazione differente, il Ciak di via Faenza, il Manzoni di via Mariti, il Fulgor all'angolo di via Palazzuolo, il Colonna nella zona di Firenze sud, il Supercinema e il Nazionale nel cuore di Firenze. E lo è, da anni, il Goldoni di via de' Serragli. E rinato, invece, il Teatro della Compagnia di via Cavour, che ospita adesso le proiezioni dei festival fiorentini, sotto l'ala della Regione Toscana. E invece diventato un supermercato il cinema Variety, che per molti anni ha funzionato da multisala popolare e d'essai - tante le anteprime che vi abbiamo visto. Cerchiamo di capire che cosa è successo, che cosa potrebbe succedere a queste sale. Una di quelle con il futuro più «cinematografico» sembra il Fulgor. Cinque schermi, posizione centrale, vicino alla stazione: per molti anni il Fulgor è stata la più importante multisala di città a Firenze. Acquistata da Massimo Ferrero, il bizzarro e vulcanico presidente della Sampdoria, dovrebbe ritornare in attività. Mancano arredi e apparati di proiezione: non dovrebbe essere però un'impresa impossibile. Da anni non si sa niente di che cosa accade al Goldoni, ce un tempo ospitò anche anteprime di prestigio - Wenders con «Fino alla fine del mondo». E non si sa nulla del Supercinema in via de' Cimatori, di pro,rietà di Aurelio De Laurentüs. L'ultima volta che lo vedemmo aperto, ospitava le comparse del film «Inferno» con Tom Hanks. Era 2015; c'erano ancora tutte le poltroncine. Tutto intatto. Mistero sul destino del cinema Manzoni, enorme punto di riferimento per la zona di Rifredi, che ospitò la prima proiezione del «Ciclone» di Pieraccioni. Probabilmente è in attesa del cambio di destinazione d'uso. ll Ciak di via Faenza sembra sia finito nella sfera di influenza della scuola per stranieri «Lorenzo de' Medici», di cui potrebbe diventare un'aula supplementare. L'Aurora di Scandicci non è più cinema, ma svolge ancora attività teatrale. Per le sale che dovrebbero rinascere, tutti aspettano i decreti attuativi della nuova legge sul cinema. Da tre anni non ci sono fondi per la riapertura delle sale, e non c'è una normativa. Nella nuova legge sono previsti soldi a disposizione per chi riallestirà sale cinematografiche: ma finché non ci saranno i decreti attuativi, non si sa quanti siano, e con quali modalità. Teoricamente, si parla un piano quinquennale di 100 milioni di euro per tutta l'Italia, sotto forma di crediti d'imposta, per la riapertura e il riallestimento delle sale. E sempre in via teorica, questa dovrebbe essere una grande boccata d'ossigeno per tutte le sale. Anche per quelle di Firenze. La mappa Supercinema. Lo spazio di via de' Cimatori, di proprietà di Aurelio De Laurentiis, nel 2015 ha ospitato le comparse del film «Inferno» di Ron Howard con Tom Hanks. Il Fulgor riapre. La multisala acquistata da Massimo Ferrero, presidente della Samp, dovrebbe ritornare in attività. Mancano solo arredi e apparati di proiezione.Ciak come aula. Il Ciak di via Faenza sembra finito nella sfera di influenza della scuola per stranieri «Lorenzo de' Medici», di cui potrebbe diventare un'auta supplementare.Il punto: Apollo.Ci sono voluti quasi 30 anni per ridare una collocazione ali'Apolio di via Nazionale: nel 2015 è stato inaugurato il Mercure Hotel, dopa il tramonto del progetto di riqualificazione che prevedeva appartamenti. Capitol. La sala di piazza del Grano, acquistata dal gruppo Benetton dopo 10 anni di abbandono, dopo una breve stagione da Uffizi center, è passata alla Camera di commercio che l'ha messa nuovamente in vendita.Variety. Il cinema teatro di via del Madonnone chiuso nel 2011 ha riaperto La scorsa estate come supermercato della Coop. Negli anni precedenti era stata ventilata anche un'ipotesi di lottizzazione immobiliare.Gambrinus. Da lussuoso «prima visione» a sede dell'Hard Rock Café: chiuso nel 2007, nel 2010 fu chiusa la trattativa per riqualificare le cambiare destinazione d'usa) a uno spazio nobile del centro storico.Piazza Ottaviani. Nel vecchio Ariston il museo del treninoIl cinema è quasi una passione per Andrea Duranti, giovane imprenditore fiorentino che sta "riaprendo" ben due cinema, anche se al posto dei film si proietteranno altri spettacoli. È sua infatti anche l'operazione sull'ex Ariston di piazza Ottaviani. E mentre l'Eolo si appresta a diventare supermercato, l'ex Ariston si trasformerà in uno straordinario museo del trenino. Dopo aver acquisito alcuni anni fa i circa 900 metri quadrati della vecchia sala cinematografica, Duranti ha ristrutturato l'immobile a due passi da piazza Santa Maria Novella. Fosizione e dimensioni del locale hanno attirato l'attenzione della famiglia del marchese Giuseppe di San Gallo, imprenditore e vedovo di Fiamma Ferragamo, che qualche tempo addietro ha acquistato lo stabile, con l'intendo di dedicarlo alla sua passione: la collezione di trenini. Così l'Ariston cambia ancora pelle. Finita la carriera da cinema, lo spazio era stato acquistato da Cecchi Gori negli anni Novanta e riconvertito in una sala bingo. Chiuso da anni, il locale sarà ora riaperto con la nuova destinazione di museo del treno, partendo proprio dall'enorme plastico ferroviario di proprietà del marchese.]]> Cinema, accordo a Brindisi con il gruppo Lucisano http://www.cineconomy.com/2010/eng/news.php?news=8402 Thu, 20 Apr 2017 12:45:04 +0200 cineconomy.com Trasformare il cinema in un vero e proprio polo di aggregazione culturale e sociale per tutta la città. È l'obiettivo della convenzione firmata dal Comune di Brindisi e da Italian International Movieplex, controllata da Lucisano Media Group, società a capo del noto gruppo di produzione, distribuzione nel settore audiovisivo e gestione multiplex. L'accordo della durata di sette anni è stato siglato dal sindaco di Brindisi, Angela Carluccio, e dal presidente di Lucisano Media Group, Fulvio Lucisano, e mira a valorizzare il Cinema Andromeda di via Bozzano con l'organizzazione di mostre, incontri e convention, ma anche proiezioni video promozionali delle bellezze naturali e artistiche del territorio pugliese. L'accordo è stato reso possibile grazie al bando della Regione Puglia per la valorizzazione delle sale cinematografiche identificabili come attrattori culturali del territorio regionale. La sala cinematografica Andromeda di Brindisi è frequentata in media da circa 270mila spettatori ogni anno. Un pubblico ampio che in futuro potrà godere di un'offerta culturale e sociale ancor più variegata, non limitata alla programmazione cinematografica che resterà comunque l'attività principale della sala. ]]> Fininvest mette l'Odeon all'asta. Ma il prezzo non è quello giusto http://www.cineconomy.com/2010/eng/news.php?news=8401 Thu, 20 Apr 2017 12:37:46 +0200 cineconomy.com Che questa sia la volta buona per concludere la vendita è tutto da vedere ma ieri, alla gara bandita da Fininvest per cedere i muri del cinema Odeon The Space, hanno risposto diversi investitori italiani e stranieri. Secondo fonti finanziarie entro la scadenza fissata hanno presentato manifestazioni di interesse Generali, Coima di Manfredi Catella, Prelios. E ancora Kryalos di Paolo Bottelli (che con Blackstone sta ristrutturando il palazzo delle ex Poste in Cordusio), Fortress e la stessa Starwood, il colosso alberghiero che fino all'anno scorso era in trattativa esclusiva con Fininvest, poi arenatasi sul prezzo. Avrebbe invece rinunciato Hines di Mario Abbadessa, che si sta concentrando su altri edifici storici del centro. La quotazione dell'immobile di via Santa Radegonda, tre piani su diecimila metri quadrati (ma solo 4 mila realmente sfruttabili come superficie commerciale), è uno dei nodi che l'asta competitiva dovrà sciogliere. Tre anni fa, quando il palazzo fu messo sul mercato, il gruppo che fa capo ai Berlusconi puntava ad ottenere quasi cento milioni ma i pretendenti, a quanto pare, finora non sono saliti oltre i 75. E in effetti l'edificio, che pure vanta una posizione invidiabile in pieno centro, presenta alcune criticità. Prima cosa, non ha una struttura interna molto flessibile. Inoltre, ci sono vincoli stringenti della Sovrintendenza. Per preservare i portoni, ad esempio, le vetrine dei negozi dovranno essere arretrate rispetto alla facciata (dunque meno evidenti per chi guarda da corso Vittorio Emanuele). E per un negozio, il tema della visibilità è critico: fa scuola il caso dell'ex cinema Excelsior, verso San Babila, da tempo riconvertito in chiave commerciale con risultati deludenti e un passaggio di clienti meno fortunato del previsto. Per via Santa Radegonda però, fanno notare alcuni urbanisti, si potrebbe immaginare un benefico passante che colleghi a via Agnello e all'area che in futuro si vivacizzerà con l'Apple store. Altro aspetto critico, la presenza del cinema risulta «ingombrante» per catene che puntano a vendere sulla superficie più estesa possibile e non sono interessate a formule tipo centro commerciale, dove lo shopping è trainato dall'intrattenimento. Secondo la bozza di autorizzazioni preliminari, l'Odeon The Space finirebbe tutto sottoterra, con otto sale piccole (invece delle attuali undici). In particolare quella grande e bella, la «i», diventerebbe negozio, ma la sua caratteristica forma ovale dovrebbe essere preservata. Infine, qualcuno cita «intralci» ancora non risolti con gli affittuari (nell'immobile non c'è solo il cinema, ma anche quattro studi professionali, e i contratti hanno scadenze diverse). A fronte di queste difficoltà, il futuro affittuario retail (unico, perché lo spazio non è frazionabile) potrebbe pagare un canone annuo d'affitto superiore ai sei milioni. Da oggi le manifestazioni d'interesse, ancora non vincolanti, verranno selezionate. Tra giugno e luglio una rosa ristretta di interlocutori presenterà quelle definitive e nei desideri di Fininvest dopo l'estate potrebbe esserci il rogito, dopo tre anni di tentativi vani. Nel tempo, sull'edificio hanno fatto un pensiero in tanti. In lizza c'è stato un fondo kazako e ad un certo punto alcuni dicevano La Rinascente (anche se la società ha sempre smentito). Di certo la trattativa più concreta, approdata anche in Comune con un preliminare di progetto, è stata quella con Starwood, la più grande catena alberghiera al mondo, che a Milano ha ceduto l'Excelsior Hotel Gallia alla Katara Hospitality dello sceicco Nawaf Al Thani e possiede anche lo Sheraton Diana Majestic. Arenatisi i colloqui privati, un mese fa è stato lanciato il bando di gara. Intanto, sul fronte cinema, ha chiuso i battenti l'Apollo e alcuni fondi immobiliari hanno messo gli occhi sull'Arlecchino di via San Pietro all'Orto. Resistono solo, in via Torino, l'Eliseo e il Centrale. Per trovare un progetto cinematografico vigoroso bisogna spostarsi all'Anteo gestito da Lionello Cerri che si ingrandirà fino a diventare, dopo l'estate, un palazzo del cinema con undici sale su quattro piani. Possibile calamita serale per la zona verso Gae Aulenti: mentre il centro rischia di svuotarsi ancora di più. ]]> Benigni premio Oscar anche per i debiti «Glieli paga lo Stato» http://www.cineconomy.com/2010/eng/news.php?news=8399 Wed, 19 Apr 2017 12:21:54 +0200 cineconomy.com La vita è bella, ma gli affari sono affari. Anche per Roberto Benigni, premio Oscar nonché testimonial di punta di Matteo Renzi nel referendum costituzionale sepolto da una valanga di No. La frase del paladino della «Costituzione più bella del mondo» resta scolpita sulla lapide della débacle: «Se vince il No sarà peggio della Brexit. Possiamo stare sereni se vince il Si. Bisogna pensare al bene degli italiani». Come la pensassero gli italiani, lo abbiamo visto. Non sempre a Benigni le cose vanno per il verso giusto e non soltanto per quanto riguarda le sponsorizzazioni politiche. Anche negli affari al comico toscano non è andata meglio, stando a quando ha raccontato ieri sera la trasmissione «Report» su Raitre. Nonostante la diffida ai vertici della Rai dell'avvocato di Benigni, che si chiama Michele Gentiloni Silveri e già annuncia una richiesta per danni. Il cognome del legale ricorda qualcuno? Trattasi del cugino del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ma questo ovviamente non c'entra nulla. In sintesi questa la vicenda, per come l'ha spiegata Report: dopo il successone de La vita è bella, Benigni decide di aprire a Terni, all'interno di una fabbrica abbandonata di proprietà del Comune a Papigno, i suoi studi cinematografici. L'esperimento però va male. La sua società di gestione dei teatri di posa umbri accumula perdite per oltre i milione e mezzo di euro e il regista rischia di rimettercene 5. A salvarlo arriva Cinecittà Studios, l'impresa di proprietà di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Diego Della Valle che nel 1997 ha acquisito la gestione dei leggendari teatri di posa romani. Compra parte delle quote di Benigni - stando alla ricostruzione di Report - e si fa carico dei 5 milioni di euro, iscritti a bilancio come debiti verso controllanti. Nell'occasione il comico toscano dichiarò, con una certa dose d'ottimismo: «Spero che Cinecittà diventi addirittura una filiale di Papigno, è giusto? Diventerà Umbria studios, Cinecittà sotto». Tuttavia, nonostante lo sbarco di Cinecittà nella compagine societaria, le cose a Terni non vanno meglio. Dal 2005 a oggi i ricavi dell'azienda del premio Oscar dipenderebbero infatti esclusivamente dal canone che la stessa Cinecittà ha versato ogni anno per l'utilizzo esclusivo degli studi ternani, sebbene le riprese di film si siano interrotte da tempo. I teatri di posa di Terni, per i quali il Comune e la Comunità europea hanno investito un patrimonio in bonifiche e ristrutturazioni (quantificato in 16 milioni di euro dalla trasmissione Rai, cifra contestata da Benigni), sono oggi completamente abbandonati. Ci vanno solo i ladri a rubare cavi elettrici e rame. Inoltre circa 200 lavoratori hanno perso il posto. E adesso Cinecittà sta per tornare in mani pubbliche. In mano a quello Stato che si troverà, dunque, a fronteggiare il maxi debito accumulato da Benigni. Perché il salvataggio della società del comico s'innesta nella strana vicenda di Cinecittà: prima venduta dallo Stato per poi riprendersela. Nel 1997 sotto la spinta delle privatizzazioni fu avviato, infatti, l'affitto di un ramo d'azienda, con il governo Prodi. Nel 2008 fu perfezionata la cessione sotto il ministero di Francesco Rutelli. Ora la stiamo per ricomprare, si dice per 20 milioni di euro, ma in quali condizioni? Si chiede Report. Cinecittà avrebbe infatti debiti per 32 milioni oltre a ingenti contenziosi per affitti non pagati. La storia, raccontata dal giornalista Giorgio Mottola, s'intitola non a caso Si salva chi può. «Dopo aver girato a Terni La vita è Bella, Benigni e Nicoletta Braschi», spiega Mottola, «propongono all'amministrazione locale di aprire i loro studi cinematografici nella frazione di Papigno, all'interno di una fabbrica abbandonata di proprietà del Comune. Benigni ha da poco vinto l'Oscar e vengono avviati subito i lavori di bonifica e di ristrutturazione. Quanti soldi pubblici sono stati messi nell'ex fabbrica?». Una prima risposta viene dal sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo: «Ci sono soldi provenienti dall'Europa, ci sono soldi messi sia dallo Stato, che dalla Regione, che dal Comune, che sono stati invece destinati specificamente a recuperare gli immobili per poterne fare un uso come teatri di posa. Complessivamente un po' di più di 10 milioni di euro». Una cifra corretta al rialzo da Enrico Melasecche, vicesindaco della città tra il 1997 e il 1998: «Molti di più se consideriamo che nel parallelo centro multimediale ne abbiamo investiti altrettanti, perché un polo e l'altro dovevano essere il fulcro dello sviluppo cinematografico di Terni». Infatti l'entusiasmo suscitato dall'arrivo di Benigni fu tale che l'Università di Perugia aprì a Terni una succursale, un corso di laurea in Scienze della produzione artistica, con oltre 500 iscritti. Oggi anche l'ateneo ha chiuso i battenti. Ma cosa è successo precisamente? Spiega Report: nel 2005, dopo il mancato successo di Pinocchio e La tigre e la neve, Benigni ci ripensa. E, a sorpresa, avvia la cessione di quote della società di gestione dei teatri di Papigno a Cinecitta Studios. «Ha fatto due conti, evidentemente, han trovato molto più comodo andarsene», denuncia ancora Enrico Melasecche», e lasciare la patata bollente in mano ad altri. Agli amici anche, che in qualche modo, diciamo, in consonanza politica, in qualche modo si sono assunti la responsabilità di farlo andar via, lasciando poi la città in braghe di tela».Quanti erano i debiti? Sempre secondo Report, la società era messa molto male, tant'è che negli ultimi 3 anni aveva accumulato perdite per oltre i milione e mezzo. E se le cose fossero continuate così, Benigni rischiava di rimetterci ben 5 milioni di euro, iscritti a bilancio come debito verso controllante. Ma Cinecittà Studios compra le quote della società, accollandosi i 5 milioni di euro del premio Oscar. Dopodiché a Terni non è stato girato più nulla: non un film, neppure uno spot pubblicitario. Nel servizio si dice anche che sono rimaste senza lavoro 200 persone che avevano il posto fisso, inoltre ci sono anche le cosiddette maestranze: comparse, truccatori, parrucchieri, macchinisti, elettricisti, aiuto scenografi. Che con Benigni, nonostante le richieste, non sono mai riusciti a parlare. Ci sono perd riusciti i giornalisti della trasmissione di Sigfrido Ranucci, che hanno chiesto al comico: «Come ha fatto a non rimetterci neanche un euro nella vicenda dei teatri di posa di Terni?». La risposta è stata uno sconsolante e sfuggente «se ti racconto quanto ci ho rimesso...». La vicenda privatizzazioneNel 1997 il governo Prodi privatizzò Cinecittà. Ente Cinema, proprietaria di Cinecittà, di cui era amministratore Luigi Abete (già allora nel cda di BnI), cedette la gestione degli studi alla società Cinecittà Studios, il cui presidente era lo stesso Abete. Tra i soci c'è Aurelio De Laurentiis e poco dopo entrano Diego Della Valle e Bnl. Successivamente anche Abete ne diviene azionista. PapignoRoberto Benigni sognava di trasformare gli studi di Papigno (a Terni) negli Umbria Studios, un polo all'altezza di Cinecittà. Nonostante 16 milioni di euro di investimenti pubblici, come raccontato da Report, il passivo sarebbe di circa 5 milioni di euro. In soccorso di Benigni è intervenuta nel 2005 Cinecittà Studios, che ha rilevato gli studi umbri, facendosi carico dei debiti. Ma il rilancio non è mai avvenuto: oggi i teatri di scena di Terni sono completamente abbandonati e 200 persone sono rimaste senza lavoro. SalvataggioOggi Cinecittà Studios, 32 milioni di debiti e ingenti contenziosi per affitti non pagati, sta per tornare in mani pubbliche. E con essa anche i debiti di Benigni. ]]> Leggere con Morandini http://www.cineconomy.com/2010/eng/news.php?news=8400 Tue, 18 Apr 2017 17:16:09 +0200 cineconomy.com Sabato 22 aprile 2017 dalle ore 10 alle ore 17 Fondazione Cineteca Italiana inaugura LA BIBLIOTECA DI MORANDO, uno spazio speciale dove immergersi nella lettura e nello studio del cinema dedicato al grande critico cinematografico Morando Morandini, la cui vasta biblioteca (composta da oltre tredicimila volumi, lettere, fotografie, faldoni di appunti a partire dal 1952) è stata donata dalla famiglia alla Cineteca di Milano.La biblioteca sorge nel luogo che ha ospitato per tanti anni lo storico archivio cinematografico di via Sammartini lungo il percorso pedonale e ciclabile del Naviglio Martesana, un luogo particolare totalmente ristrutturato ed alimentato ad energia solare, ma dove si respira ancora cinema.Dalle ore 10 sarà possibile assistere al genio creativo di Danis (Ascanio), pittore, muralista e serigrafo cubano, che si cimenterà nell’Action Painting di un Murales dedicato alle passioni di Morando Morandini. Alle ore 12 a tutti i presenti sarà offerto un rinfresco per festeggiare insieme l’inaugurazione di questo nuovo spazio.Dall’8 maggio 2017 è in programma il workshop di critica cinematografica Match Point, l’evento che inaugurerà la biblioteca di Morando.Un luogo della Cineteca da sempre inaccessibile ai non addetti ai lavori (l’entrata pedonale di via Tofane costeggia piacevolmente il canale Martesana) diventa teatro di una sorta di pubblico “ring”, dove esperti, cinefili, o semplici curiosi possono incontrarsi affilando le armi della critica, e in particolare di quella professionale, accademica, per lo più esercitata sulla carta stampata, verso la critica più giovane, diffusa attraverso i siti e i blog.A turno, rappresentanti della prima categoria come Luisa Morandini, figlia di Morando, giornalista e critica a sua volta, e della seconda, come Andrea Chimento, direttore del sito di critica online LongTake, porteranno valide ragioni a difesa delle rispettive professionalità, caratteristiche, gusti e inclinazioni.Il match finale sarà decisivo non tanto per decretare la superiorità (presunta) di una delle due categorie, ma per cercare di dare risposta ai molti interrogativi che sorgono quando si pensa alla funzione e ai modi della critica cinematografica odierna.APPROFONDIMENTIIl progetto di catalogazione è tuttora in corso, ma la Biblioteca è già pronta ad accogliere studiosi e ricercatori. Negli ex cellari occupati un tempo dalle pellicole sono stati collocati i fondi librari di proprietà di Fondazione Cineteca Italiana, accanto a una donazione importante come quella di libri, riviste, fotografie, recensioni, cartelle stampa e documenti vari appartenuti a Morando Morandini, il “decano” dei critici italiani, che ci ha lasciato nell’ottobre 2015. Tra gli obiettivi di questo importantissimo progetto: salvaguardare i documenti del fondo Morandini provvedendo alla loro digitalizzazione; fornire uno strumento di consultazione o studio su un protagonista della storia del cinema e dello spettacolo milanesi; divulgare, più in generale, la cultura cinematografica della seconda parte del ‘900 mediante strumenti di facile accesso, in grado di coinvolgere il grande pubblico degli appassionati.Critico e giornalista cinematografico dalla poliedrica personalità, Morando Morandini è stato essenziale per l’evoluzione linguistica dell’arte cinematografica. Era nato nel 1924 a Milano, e la sua città nel 2014 lo aveva premiato con l’Ambrogino d’oro. Nel mondo del cinema e della cultura in generale Morandini ha rappresentato un esempio unico di competenza, passione e rigore professionale e morale. Critico cinematografico al quotidiano “La Notte” (1952-1961), poi a “Il Giorno” (1965-1998), ha firmato inoltre numerose monografie su celebri registi, è stato coautore con Goffredo Fofi e Gianni Volpi di una importante “Storia del cinema” (1988) e nel 1995 ha pubblicato “Non sono che un critico”, aurea sintesi della sua esperienza e del suo pensiero. Dal 1999 ha curato, insieme alla moglie Laura e alla figlia Luisa, il celebre “Il Morandini. Dizionario dei film”, la cui edizione 2016 (la diciottesima) è appena uscita in libreria.]]> Box office, Fast & Furious 8 mette il turbo http://www.cineconomy.com/2010/eng/news.php?news=8396 Tue, 18 Apr 2017 12:41:09 +0200 cineconomy.com Box office, Fast & Furious 8 mette il turbo. Partenza a razzo, culminata nel primato di Pasqua (6,1 milioni di euro con 7.400 euro di media copia). Zero avversari (Moglie e marito, secondo incasso, racimolava appena 678 mila euro). Gran corsa anche nel Lunedì dell’Angelo, con l’action Universal che ha guadagnato altri 1,2 milioni di euro arrivando a quota 7,4 milioni.Vin Diesel & Co. hanno incassato ad oggi 530 milioni worldwide, l’80% dei quali fuori dagli States.Tornando all’Italia, secondo posto ieri per l’animazione della Fox Baby Boss (570 mila euro), uscito in anteprima rispetto al 20 aprile.Sul podio anche Moglie e marito (Warner) con 223mila euro (totale oltre 1 milione).Quarta posizione per I Puffi: Viaggio nella foresta segreta (Warner) con 185mila euro (2 milioni coplessivi).Quinto per la commedia con Toni Servillo, Lasciati andare (01), 179 mila euro ieri e 700mila in totale.Sesto La bella e la bestia (Disney) con 156 mila euro (20 milioni circa il totale).Settimo L’altro volto della speranza di Kaurismaki (Cinema) con 48 mila euro (422 mila euro totali)Chiudono la top ten di Lunedì dell’Angelo Ghost in the Shell (8° con 43 mila euro, poco più di due milioni complessivi); Power Rangers (9° con 37 mila euro, 744 mila totali); In Between – Libere, disobbedienti, innamorate (27 mila euro, quasi 200 mila totali).]]> Rumors su fusione con Apple spingono Disney ai massimi http://www.cineconomy.com/2010/eng/news.php?news=8398 Fri, 14 Apr 2017 18:41:33 +0200 cineconomy.com Rumors su una possibile acquisizione di Walt Disney da parte di Apple spingono i titoli di Topolino ai massimi degli ultimi i6 mesi. A rilanciare le speculazioni gli analisti di Rbc Capital Markets, secondo i quali Cupertino potrebbe acquistare Disney per 237 miliardi di dollari, creando un colosso da mille miliardi di dollari «senza limiti nelle opportunità per i contenuti e la tecnologia». ]]> Nessun italiano per la Palma d'oro. In gara Netflix http://www.cineconomy.com/2010/eng/news.php?news=8397 Fri, 14 Apr 2017 17:01:09 +0200 cineconomy.com  Preparate lo smoking tappeto rosso a Cannes perla 70esima edizione d'un festival (17-28 maggio) che sarà un momento di spensieratezza, mentre sale la febbre politica sia in Francia, al voto tra una decina di giorni, sia nel mondo, scosso dal terrorismo islamico. «Anche se Cannes non può ignorare la politica», sottolinea il presidente del festival, Pierre Lescure. Leviamoci il dente: appena due italiani, nella sezione Un Certain Regard: Sergio Castellitto con Fortunata, dove Jasmine Trinca fa una tormentata madre divorziata e Annarita Zambrano con Dopo la guerra, coproduzione franco italiana, tra le Landes e Bologna, e affresco del terrorismo italiano sotto la «dottrina Mitterrand», quando militanti di estrema sinistra trovavano rifugio a Parigi. «Fortunata è un aggettivo qualificativo femminile singolare, ma è anche il nome di una donna e, soprattutto un destino», dice Castellitto, in coppia di lavoro con la moglie Margaret Mazzantini: i due, in tandem pure con "Non ti muovere", al festival nel 2004. Quanto alla Zambrano,è italiana soltanto di nascita vive e lavora a Parigi da anni. Diciotto i film in competizione, giudicati dalla giuria guidata da Pedro Almòdovar, e zero titoli tricolore in gara. Però, vari francesi in concorso: da Le Redoutable di Michel Hazanavicius, sul pioniere della Nouvelle Vague, Jean-Luc Godard a L'Amant double di François Own, habitué della Croisette a Rodin di Jacques Doillon, con Vincent lindon nel molo dello scultore. Aprirà il festival Les fantomes d'Ismael di Arnaud Desplechin, con Marion Cotillard. Gioca in casa Michael Haneke, due volte «palmato»,con Happy End sui migranti di Calais ed è attesa Sofia Coppola con The Beguiled. Fanfare per Netflix, che piazza due film in concorso: Okja e The Meyerowitz Stones, visibili sulla piattaforma per abbonamento. Favole in streaming, però al festival. ]]>